
Risulta fondamentale fare una distinzione tra nevrosi e
psicosi, secondo una delimitazione clinica di stampo
psichiatrico, che trova ampio consenso anche nel
pensiero analitico. La differenza è stabilita in base a:
a)
l’eziologia: la nevrosi ha
origine psicogena e ha scarsi riferimenti somatici
b)
la
gravità anche se talvolta si
assiste a manifestazioni nevrotiche di maggior rilievo
clinico rispetto ad alcune forme psicotiche
c)
la
funzione del reale compromessa
in modo più o meno accentuato nelle psicosi e conservata
nelle nevrosi
d)
la
consapevolezza critica che
permette al nevrotico, rispetto a chi soffre di psicosi,
di rendersi conto dell’insensatezza di alcune
manifestazioni del proprio disagio
e)
l’adattamento sociale che
risulta spesso difficile e problematico per i pazienti
psicotici.
Partendo da questi presupposti, risulta evidente come i
disturbi nevrotici possano entrare nella realtà
quotidiana di tutti, organizzandosi dal punto di vista
sintomatologico, intorno ad uno stato d’ansia che
diventa espressione di uno stato conflittuale.
Attualmente il pensiero psicologico tende a leggere le
nevrosi come l’espressione di un conflitto che si
estende oltre all’ambito familiare e alle questioni
sessuali, come nel pensiero freudiano. La nevrosi viene
considerata come “contrasto tra un’istanza repressiva,
di origine individuale, familiare o sociale, e
un’istanza di libertà che non riguarda solo la
sessualità, ma il concetto di sé, le proprie
aspirazioni”. Siccome il conflitto è insito nella
contraddizione esistente tra la propria individualità,
tra i propri desideri , tra la propria tendenza ed
aspirazione alla libertà e le regole sociali e di
convivenza vissute come repressive, l’unico percorso
possibile risulta la presa di consapevolezza e il
conseguente lavoro di scioglimento dei nodi esistenziali
che impediscono di compiere le scelte più adatte alla
propria serenità ed autenticità interiore e profonda.
La
psicoterapia, in quanto processo e percorso di
elaborazione e consapevolizzazione di conflitti e disagi
profondi, risulta senza dubbio una reale e concreta
possibilità di “ridefinizione della situazione” (Jervis,
1975).
Può
risultare interessante, e a tratti divertente, la
lettura del celeberrimo trattato di Freud del 1904
“Psicopatologia della vita quotidiana”, in cui lo
psicoanalista passa in rassegna, facendone una
esauriente lettura, tutte le espressioni di
comunicazione non verbale dell’inconscio nella vita di
tutti i giorni. Lapsus, sviste, dimenticanze, errori,
sbadataggini come segnali di un disagio o semplicemente
di un bisogno di riorganizzazione della propria
esistenza, vissuta intimamente in contraddizione con la
parte più vera di sé, con la propria autentica essenza.
Bibliografia
Enciclopedia della Psicologia
di Umberto Galimberti, Garzanti, 1999
Articolo inviato il 15/10/2008 dalla
Dott.ssa Simona Martini