Una delle
tematiche più importanti nell’animo umano è quella di sentirsi
accettati dagli altri, sentirsi accolti nella propria identità per
poter esprimere se stessi.
Se la paura di
essere isolati diviene una dimensione cronica nella propria
esistenza, una strategia per affrontare questo rifiuto, che possiamo
avvertire da parte del mondo, può prendere la forma di una costante
seduzione da proporre nelle relazioni come fonte di conferma della
propria identità personale.
È come se si
tentasse di confermare la pretesa di piacere a chiunque ricevendo
ovviamente rifiuti che rafforzano la pretesa stessa.
La seduzione
forzata è una seduzione che non ammette disconferme; essa si basa
sulla difficoltà a credere, ad avere fiducia nella propria identità
fisica e psicologica, e se questa mancanza viene avvertita come
intollerabile, allora può capitare che questo tipo di gioco diventi
lo sfondo di tutte le relazioni.
In un antico testo
iraniano del 1200 “Il verbo degli uccelli” attribuito al poeta
‘Attar viene espressa con grande enfasi l’angoscia del sentirsi
insufficienti
“C’è chi desidera
l’antico amore e chi uno nuovo, chi cerca tesori e chi due soldi, e
tutti distolgono il loro cuore da ciò che realmente posseggono.
Hanno il mare dentro di sé e implorano una goccia da altri!”.
Tale condizione è
confermata dallo stesso sistema sociale rispetto soprattutto al
femminile; così scrive in un interessante libro la psicologa Clara
Coira nel “il denaro nella coppia” rispetto all’immagine della
seduzione del femminile
“La concezione
della donna come oggetto è presente negli uomini, nelle donne e nel
sistema sociale. La troviamo, per esempio, in quegli uomini che
esibiscono le donne come trofei……L’idea di donna oggetto è presente
anche in quelle donne che si offrono sul mercato del consumo….Sono
quelle donne che arricchiscono le profumerie con la speranza
illusoria di rispondere al modello di bellezza imposto e preteso
dall’uomo…..Sono le stesse donne che giorno dopo giorno
arricchiscono i chirurghi plastici (stranamente quasi sempre
uomini), che rincorrono il ringiovimento in superficie con l’idea
fissa che esso permetterà loro di conservarsi l’amore di un uomo…”
La visione della
seduzione come potere nasconde spesso dinamiche emozionali legate ad
una insicurezza rispetto a se stessi: in tal caso il corpo viene
utilizzato come strumento per provocare, per condurre a sé, per
essere visti, nella paura eterna di passare lungo la strada della
vita inosservati.
Prendere in
considerazione il corpo come vissuto soggettivo è una operazione
complessa perché riporta ad una dimensione simbolica del proprio
essere che si esprime costantemente nel vivere sociale: basti
pensare a tutte le metafore che vengono utilizzate nel linguaggio
comune e che veicolano il senso dell’esperienza quotidiana nei
contesti più disparati.
La persona che ha
tatto, quella che non guarda in faccia nessuno, o quella che preme
per avere ciò che vuole, sono solo alcuni dei numerosissimi esempi
che si possono fare per indicare il modo in cui il corpo viene
proiettato nella vita di relazione.
Si può capire
allora che ciò che interessa è far luce, all’interno del lavoro
psicologico clinico, sul corpo non come struttura biologica
oggettivabile e misurabile, ma come esso viene esperito e proposto
nel mondo.
Chi si occupa di
psicologia sa bene che è l’immaginario che accende il corpo, che lo
forgia nei suoi molteplici atteggiamenti.
Si può affermare
che il mondo immaginario di un individuo si esplicita nella postura,
ed essa può raccontare il modo di rappresentarsi e di essere
presente a se stesso.
Scoprire questo
mondo ci induce a confrontarci con aspetti più ampi e profondi del
proprio sentire, aspetti talvolta primitivi e regressivi ma che
svelano emozionalità intense.
Se per alcuni
versi non possiamo svincolarci dal nostro essere fisico, riuscire a
darne un senso vuol dire coglierne i confini e comprendere il modo
in cui ci relazioniamo con esso.
Non è
raro incontrare una dimensione di vergogna e di vulnerabilità cui
ci si sente esposti nel pensare al proprio corpo e questo è
comunicato nell’espressione del “sentirsi nudi” o dell’ “essere
stati scoperti”.
Coloro i quali
vivono nel terrore di questa esperienza emotiva si ritrovano ad
evitare tutte quelle condizioni in cui ci si può sentire esposti al
giudizio dell’altro; cosi facendo ergono difese che vietano il
contatto con la vita esterna.
Nell’istante in
cui però si passa attraverso il riconoscimento di questa paura, lì
dove evidentemente vi è un nucleo di frattura rispetto alla propria
identità, allora si può smettere di vivere in maniera scissa
l’esperienza della relazione e di portare avanti un’immagine di sé
in maniera difensiva.
Chi
scopre per la prima volta di non dovere agire in maniera coatta la
propria seduzione ritrova il proprio senso di appartenenza a se
stesso, e ciò che conta di più, restituisce la propria affermazione
esistenziale attraverso l’ unità con la propria verità più profonda.
Ed allora la
conquista del mondo non è più una necessità, poiché non c’è più
nulla che debba essere posseduto; oggetto di interesse diviene lo
scambio reciproco e attraverso questo si sviluppano processi di
trasformazione continua.
Articolo inviato il 14/05/2008 dal
Dott. Marco Ventola