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Dott. Marco Ventola >Compiacere e Sedurre
 
compiacere e sedurre

Una delle tematiche più importanti nell’animo umano è quella di sentirsi accettati dagli altri, sentirsi accolti nella propria identità per poter esprimere se stessi.

Se la paura di essere isolati diviene una dimensione cronica nella propria esistenza, una strategia per affrontare questo rifiuto, che possiamo avvertire da parte del mondo, può prendere la forma di una costante seduzione da proporre nelle relazioni come fonte di conferma della propria identità personale.

È come se si tentasse di confermare la pretesa di piacere a chiunque ricevendo ovviamente rifiuti che rafforzano la pretesa stessa.

La seduzione forzata è una seduzione che non ammette disconferme; essa si basa sulla difficoltà a credere, ad avere fiducia nella propria identità fisica e psicologica, e se questa mancanza viene avvertita come intollerabile, allora può capitare che questo tipo di gioco diventi lo sfondo di tutte le relazioni.

In un antico testo iraniano del 1200 “Il verbo degli uccelli” attribuito al poeta ‘Attar viene espressa con grande enfasi l’angoscia del sentirsi insufficienti

“C’è chi desidera l’antico amore e chi uno nuovo, chi cerca tesori e chi due soldi, e tutti distolgono il loro cuore da ciò che realmente posseggono. Hanno il mare dentro di sé e implorano una goccia da altri!”.

Tale condizione è confermata dallo stesso sistema sociale rispetto soprattutto al femminile; così scrive in un interessante libro la psicologa Clara Coira nel “il denaro nella coppia” rispetto all’immagine della seduzione del femminile

“La concezione della donna come oggetto è presente negli uomini, nelle donne e nel sistema sociale. La troviamo, per esempio, in quegli uomini che esibiscono le donne come trofei……L’idea di donna oggetto è presente anche in quelle donne che si offrono sul mercato del consumo….Sono quelle donne che arricchiscono le profumerie con la speranza illusoria di rispondere al modello di bellezza imposto e preteso dall’uomo…..Sono le stesse donne che giorno dopo giorno arricchiscono i chirurghi plastici (stranamente quasi sempre uomini), che rincorrono il ringiovimento in superficie con l’idea fissa che esso permetterà loro di conservarsi l’amore di un uomo…”

La visione della seduzione come potere nasconde spesso dinamiche emozionali legate ad una insicurezza rispetto a se stessi: in tal caso il corpo viene utilizzato come strumento per provocare, per condurre a sé, per essere visti, nella paura eterna di passare lungo la strada della vita inosservati.

Prendere in considerazione il corpo come vissuto soggettivo è una operazione complessa perché riporta ad una dimensione simbolica del proprio essere che si esprime costantemente nel vivere sociale: basti pensare a tutte le metafore che vengono utilizzate nel linguaggio comune e che veicolano il senso dell’esperienza quotidiana nei contesti più disparati.

La persona che ha tatto, quella che non guarda in faccia nessuno, o quella che preme per avere ciò che vuole, sono solo alcuni dei numerosissimi esempi che si possono fare per indicare il modo in cui il corpo viene proiettato nella vita di relazione.

Si può capire allora che ciò che interessa è far luce, all’interno del lavoro psicologico clinico, sul corpo non come struttura biologica oggettivabile e misurabile, ma come esso viene esperito e proposto nel mondo.

Chi si occupa di psicologia sa bene che è l’immaginario che accende il corpo, che lo forgia nei suoi molteplici atteggiamenti.

Si può affermare che il mondo immaginario di un individuo si esplicita nella postura, ed essa può raccontare il modo di rappresentarsi e di essere presente a se stesso.

Scoprire questo mondo ci induce a confrontarci con aspetti più ampi e profondi del proprio sentire, aspetti talvolta primitivi e regressivi ma che svelano emozionalità intense.

Se per alcuni versi non possiamo svincolarci dal nostro essere fisico, riuscire a darne un senso vuol dire coglierne i confini e comprendere il modo in cui ci relazioniamo con esso.

          Non è raro incontrare una dimensione di vergogna e di vulnerabilità  cui ci si sente esposti nel pensare al proprio corpo e questo è comunicato nell’espressione del “sentirsi nudi” o dell’ “essere stati scoperti”.

Coloro i quali vivono nel terrore di questa esperienza emotiva si ritrovano ad evitare tutte quelle condizioni in cui ci si può sentire esposti al giudizio dell’altro;  cosi facendo ergono difese che  vietano il contatto con la vita esterna.

Nell’istante in cui però si passa attraverso il riconoscimento di questa paura, lì dove evidentemente vi è un nucleo di frattura rispetto alla propria identità, allora si può smettere di vivere in maniera scissa l’esperienza della relazione e di portare avanti un’immagine di sé  in maniera difensiva.

           Chi scopre per la prima volta di non dovere agire in maniera coatta la propria seduzione ritrova il proprio senso di appartenenza a se stesso, e ciò che conta di più,  restituisce la propria affermazione esistenziale attraverso l’ unità con la propria verità più profonda.

Ed allora la conquista del mondo non è più una necessità, poiché non c’è più nulla che debba essere posseduto; oggetto di interesse diviene lo scambio reciproco e attraverso questo si sviluppano processi di trasformazione continua.

Articolo inviato il 14/05/2008 dal Dott. Marco Ventola
 
 

 
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