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Dott.ssa Paola Liscia > Il comportamento fobico e il suo trattamento
 
Il comportamento fobico e il suo trattamento
Il fenomeno della paura è da sempre oggetto di attenzione da parte dell’uomo, per via delle numerose connotazioni negative che nel tempo le sono state attribuite.
Per imparare a gestire la paura è stato necessario studiarla, poiché se si conosce a fondo un fenomeno diventa più semplice controllarlo.
Gli studiosi hanno cercato di classificare i diversi tipi di paure e di capirne l’origine, poiché non emerge sempre un collegamento diretto tra il comportamento assunto e lo stimolo che lo ha prodotto, è stato necessario fare una distinzione tra quelle che sono le paure e le fobie. La differenza sostanziale riguarda il fatto che la paura ha un’origine concreta e verificabile nella realtà la fobia no, o almeno quasi mai.
 
La paura ha una funzione anticipatoria rispetto a una situazione a noi nota che potrebbe verificarsi, un meccanismo di reazione di fronte ad una situazione di pericolo. Questa reazione è utile alla nostra sopravvivenza, perché ci costringe a stare attenti e ad essere prudenti in situazioni di emergenza. In ogni situazione di paura, è comunque possibile effettuare un confronto con la realtà, e questo ci aiuta a comprendere se veramente ci troviamo di fronte al pericolo, o se stiamo esagerando con le nostre emozioni.

Molto spesso poi, se ragioniamo sul motivo della nostra paura e verifichiamo che non si presenta più la situazione che ci ha fatto timore, la paura tenderà a scomparire.
Nella fobia il meccanismo è completamente diverso, la fobia fa parte di quei disturbi psicologici che non hanno una causa fisica, ma sono invece alterazioni nel modo di funzionare del pensiero.
Per capirne meglio le caratteristiche si può utilizzare l’esempio di una persona che ha la fobia del viaggio in aereo:
 
  • È sproporzionata allo stimolo: ciò che una persona riesce a fare comunemente come prendere un aereo per un fobico è impossibile.
  • Non può essere controllata con un’analisi razionale: spiegare la prima volta che è comparsa la fobia per il volo, i meccanismi che la mantengono, la scarsa pericolosità della situazione temuta, non riduce in alcun modo il problema.
  • Sfugge al controllo volontario: Il solo pensiero di dover salire su un aereo induce risposte automatiche come alterazione del battito cardiaco, della respirazione, della pressione sanguigna, della sudorazione, tensione muscolare, scariche di adrenalina, ecc. Tutte queste risposte fisiologiche danno un effetto talmente potente e rapido da far stare male il soggetto fobico inducendolo alla fuga.
  • Produce l’evitamento della situazione temuta: generalmente il fobico non prende l’aereo e rinuncia a tutte le situazioni in cui sia necessario volare, privandosi di una sfera importante della sua vita.

E’ difficile anche se non impossibile porre fine alle proprie fobie, non c’è una terapia specifica che le accomuni tutte quante, occorre capirne l’origine e modulare il trattamenti in base al tipo di disagio manifestato.
La teoria Comportamentista utilizza il procedimento della desensibilizzazione sistematica: il legame condizionato della fobia viene associato con una serie di controcondizionamenti, che consentono di raggiungere progressivamente un miglior controllo della risposta fobica. Dunque, in presenza dello stimolo ansiogeno, si insegna al paziente come produrre delle risposte non ansiogene, in modo che la reazione indesiderata venga indebolita o eliminata, attenuando il legame errato fra certi stimoli e certe risposte.
Tale procedimento si ripete più volte, al fine di insegnare, alla persona fobica, a produrre delle risposte di calma di fronte al sintomo ansiogeno e aiutando lo stesso a sviluppare delle abilità personali, comportamentali, in grado di fronteggiare le situazioni temute.

Secondo i Cognitivisti le fobie sono il frutto di apprendimenti errati, sono pensieri irrazionali e convinzioni disfunzionali originati, negli individui, sia dai diversi stili educativi ricevuti sin dalla nascita dalle figure di riferimento, sia da una modalità apprendimento errato, sia dal tipo di accudimento ricevuto in età infantile dalla coppia genitoriale. Il trattamento in questo caso, come sostiene Ellis prevede un lavoro sui concetti che hanno condizionato la persona poiché esistono numerose idee o convinzioni che possono generare un disturbo emotivo. Queste idee, derivanti da convinzioni disfunzionali, una volta strutturate nella nostra mente diventano parte integrante di noi stessi e quando la nostra capacità di pensare razionalmente diventa più debole, la mente nel tentativo di capire e fronteggiare un evento critico, fa ricorso alle idee irrazionali, sorvolando la spiegazione razionale che è in grado di vedere ma non di ascoltare.
 
Secondo la teoria Sistemico Relazionale il contesto in cui si nasce e si vive influisce sullo sviluppo di un personalità fobica. Possono essere delle credenze apprese all’interno del proprio contesto familiare che diventano dei dogmi da seguire senza opporsi; oppure delle esperienze fortemente traumatizzanti rispetto all’esterno a indurre un comportamento di sfiducia e chiusura, dove il sintomo fobico diventa un mezzo per evitare di affrontare l’esterno; oppure la presenza di modelli di riferimento tra loro opposti come un genitore ipercoinvolto e uno disimpegnato nella relazione col figlio, a generare confusione rispetto al modello da seguire e indurre un comportamento di evitamento e fuga laddove ha quest’ultimo sperimenta dei legami.

La confusione rispetto ai modelli di riferimento non permette di vivere con sicurezza le relazioni emotive, attraverso la psicoterapia si possono sperimentare nuove modalità di attaccamento e migliorare il proprio modo di vivere i legami. L’intervento terapeutico secondo la terapia Sistemica prevede in intervento sull’intero sistema che ha portato all’apprendimento disfunzionale, cercando di utilizzare laddove è possibile un maggior numero di risorse. L’obiettivo è quello di scoprire l’origine del comportamento fobico e stabilire insieme nuove modalità per reagire davanti alle situazioni che fanno star male.


 

 
Articolo inviato il 18/02/2010 dalla Dott.ssa Paola Liscia
 
 
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