Caro Pietro, difficile dare pareri, ogni caso è a sè. Di solito non si
seguono persone vicine affettivamente o per lavoro al cliente iniziale.
La durata della psicoterapia è soggettiva ma normalmente va da 2 anni
a 5 con frequenza settimanale. Se trattasi di analisi, invece, con
frequenza 4 volte a settimana, può durare anche 8 anni.
Le consiglio
di parlare direttamente e apertamente di queste cose con la sua
psicoterapeuta.
Cordialità
(01/09/2008)
Dott.ssa Daniela Benedetto
Gentile Pietro, avere in terapia individuale persone che appartengono alla stessa famiglia o alla stessa cerchia di amici, in caso di rapporti molto vicini, può in effetti dare problemi. Se come scrive, sente che se ne sono creati nella relazione con la sua psicoterapeuta, è fondamentale che gliene parli, in modo da risolvere la situazione, rendendo più chiare le cose, soprattutto in relazione a lei e sua moglie, la quale potrà farsi indicare un collega per essere a sua volta seguita con maggiore serenità e chiarezza.
Saluti.
(01/09/2008)
Dott.ssa Claudia Galli
In genere non si fa, ma poi dipende dalla sensibilità di ogni terapeuta. Le consiglio di parlarne in terapia per vedere se è un problema che rimanda ad altre problematiche sottostanti (come ad esempio il sentirsi esclusi, messi da parte, poco valorizzati e simili, che in tal caso riguarderebbero una carente autostima).
Distinti saluti
(01/09/2008)
Dott. Roberto Ruga
Buongiorno. La sua domanda è legittima e purtroppo non c'è una risposta unica e giusta. Diciamo che in linea di massima dipende dall'orientamento teorico della sua psicoterapeuta; certamente l'aver preso in cura anche sua moglie, se non si fa una terapia di coppia (prevedendo colloqui individuali divisi ed insieme) è una scelta un pò rischiosa e di solito evitabile. Lo stesso dicasi per la coppia dei vostri amici, se come lei sostiene, la frequentazione è piuttosto intensa.
Rispetto alla fiducia, sono certa che la sua psicoterapeuta in 7 anni avrà costruito con lei un ottimo rapporto e mi sento di rassicurarla totalmente sul rispetto del segreto professionale a cui è tenuto ogni professionista serio.
Diciamo che in una situazione del genere, le difficoltà di "gestione" sono tante per il terapeuta in primis.
Cordiali saluti
(01/09/2008)
Dott.ssa Manuela Chiocchetti
Se è una terapeuta di coppia come me, può farlo. Le consiglio di espremere con franchezza queste impressioni alla sua terapeuta, meglio affrontare la cosa e risolverla tra di voi....buona seduta!
(01/09/2008)
Dott.ssa Lisa Asirelli
Caro Pietro,
qualsiasi psicoterapia, a prescindere dalla scuola psicologica di riferimento, può aspirare ad una risolozione del disagio del paziente solo se questo si ritiene accolto, ascoltato, rispettato e se il contratto terapeutico, quali obiettivi ci poniamo, in quali tempi, con quali strategie, è condiviso. Quindi il problema non è tanto se la sua psicoterapeuta può seguire persone a lei vicine ma se il contratto terapeutico tra voi concordato sia
oggi da rivedere. Se non si trova a suo agio con l'attuale percorso vedo difficile un lavoro terapeutico efficace. Ne parli con la psicoterapeuta.
Cordialmente
(01/09/2008)
Dott. Stefano Angelini
Gentile Pietro, non mi stupisce il fatto che se una coppia di suoi
amici e addirittura sua moglie sono in terapia con la sua stessa
terapeuta ciò stia creando problemi di fiducia nella relazione
terapeutica. In genere, infatti, non si prendono nello stesso periodo
in terapia individuale persone che hanno un coinvolgimento affettivo
tra loro. Altra cosa è, ovviamente, se si tratta di una terapia di
coppia durante la quale i partners vengono visti simultaneamente,
sebbene ci possano essere sedute condotte singolarmente con i coniugi
separati.
Pertanto, la invito a parlarne chiaramente con la sua
terapeuta, esprimendo il suo disagio, in modo da gestire all'interno
della terapia questa difficoltà di relazione che si è venuta a creare
e, quindi, eventualmente, a riparare precocemente le "rotture" con la
sua terapeuta.
(01/09/2008)
Dott.ssa Irina Boscagli
Gentile Pietro,
quella che descrive si configura come una "relazione triangolare": lei, terapeuta, altri. Anche se non vietata esplicitamente dal Codice Deontologico, viene considerata in generale come una situazione "a rischio", cioè non necessariamente, ma potenzialmente pericolosa per la possibilità di insorgenza di un conflitto d'interesse fra i soggetti coinvolti (lei, la moglie, amici..). Viene perciò generalmente evitata, a meno che non si tratti di un contesto specifico che la prevede, come la terapia di coppia, familiare,o di gruppo. E' una situazione difficile da gestire per un professionista, la sua terapeuta se ne rende conto e senz'altro sarà consapevole dei rischi, perciò la cosa migliore e, direi urgente, è affrontare apertamente questo problema in seduta, chiedere le spiegazioni ed esplicitare i suoi sentimenti di sfiducia. E' un passo indispensabile per evitare che i dubbi possano rovinare quello che avete fatto finora. La fiducia è una componente essenziale della relazione psicoterapeutica.
Tanti auguri
(01/09/2008)
Dott.ssa Jolanta Burzynska
Gentil.mo, purtroppo eticamente non sarebbe possibile tenere in terapia contemporaneamente lei e sua moglie se fate terapia individuale, se invece è una terapia di coppia con anche sedute individuali il progetto terapeutico è attuabile. Inoltre sarebbe più corretto che gli amici fossero seguiti da qualche altro professionista, a meno che la terapia con lei non sia conclusa; ciò permette maggiore obbiettività professionale alla terapeuta. Il tutto però andrebbe meglio chiarito con la sua psicologa per capire la sua scelta.
In bocca al lupo.
(02/09/2008)
Dott.ssa Maria Mirabelli
Gentile Pietro in effetti non è consigliato seguire persone in terapia individuale facenti parte della stessa famiglia e/o amici e colleghi con i quali ci si vede o sente con una certa frequenza. Qualora si tratti, invece, di una terapia di coppia o familiare ciò naturalmente è possibile ed in diversi casi opportuno. Sarebbe consigliato quindi parlarne con la sua psicologa per chiarire tale situazione che sembra stia iniziando a creare dei problemi.
Cordiali saluti
(03/09/2008)
Dott. Danilo D'Adamo
Gentile signore trovo la sua osservazione legittima.
Mi sorprende che ci siano persone che si trovano, dopo sette anni
ancora in psicoterapia. Il problema fu affrontato già da Freud in
"Analisi interminabili".
Comunque, se ci sono problemi di fiducia è bene parlarne con il suo
psicoterapeuta in quanto è davvero sorprendente che lei ponga questa
domanda a me che sono un emerito sconosciuto e non al suo analista.
Saluti cordiali
(18/09/2008)
Dott. Paolo Mancino