
In
ogni momento si può uscire dalla logica di pensiero che
ci porta a stare dentro l’idea di crogiolarsi nel dolore
di non avere alternative, e di non poterne creare.
Molte
persone sono letteralmente terrorizzate dalle
alternative; rimangono impigliate nei modi abituali di
pensiero, finiscono per incontrare sempre le stesse
persone, frequentare gli stessi ambienti, guardare la
vita con gli stessi occhi.
Contemporaneamente esse avvertono la vita come
terribilmente noiosa, ripetitiva: sono le persone che si
lamentano spesso del fatto che si fanno sempre gli
stessi discorsi, che si vedono sempre le stesse facce,
che la vita è una serie di ripetizioni senza
alternative.
Bisogna invece poter valorizzare le proprie emozioni,
poterne capire il senso all’interno delle relazioni che
affrontiamo.
Dobbiamo iniziare a pensare in termini di sviluppo di
potenzialità seguendo criteri di eccellenza, e questo
vale per tutti quanti; non è necessario occupare posti
lavorativi prestigiosi, o avere capacità artistiche ed
intellettuali eccezionali, ma è indispensabile porsi
come obiettivo lo sviluppo di se stessi, capire che
ognuno può spostare più in là il proprio orizzonte,
smettendo di accontentarsi di arrivare in un porto
sicuro.
Perché
questo atteggiamento diventa il successo maggiore che si
può ottenere, la sfida più grande che si può affrontare,
dove il vero fallimento non esiste se non si rimane
accecati dalla paura di rischiare.
La
domanda da porci in questi casi è se si sta procedendo
coraggiosamente nella propria vita, o se ci ritroviamo
ad effettuare bilanci di convenienza rispetto alle
proprie scelte.
Non è
certamente un interrogativo semplice: solitamente i
bilanci il più delle volte sono menzogneri, e raramente
descrivono la verità dell’individuo; talvolta si pensa
di affrontare certi problemi mentre in realtà si sta
svicolando da tematiche più scottanti.
Ragionare per “entrate ed uscite” ci impedisce di
esprimere se stessi, di essere presenti con il proprio
corpo e la propria mente, riflettendo sul rapporto con
l’altro.
Se
provate a riflettere sull’etimologia della parola
alternativa scoprite qualcosa di straordinario: deriva
dal termine latino alter, che significa altro e diverso.
L’alternativa è, quindi, qualcosa di altro rispetto ad
una realtà data. Da un lato abbiamo ciò che è stato
determinato, assegnato e conosciuto in quel contesto,
dall’altro lato c’è qualcosa di nuovo, e ignoto; che
deve essere osservato e capito.
In
altre parole l’esistenza di un’altro ci pone di fronte
al problema della paura delle novità, di ciò che è
sconosciuto, che richiede impegno e coraggio per essere
compreso.
Potremmo affermare che ogni volta che l’individuo inizia
a prendere il considerazione l’altro, diverso da sé,
entrano in campo delle forze che scuotono
inevitabilmente delle dimensioni interne, delle corde
importanti per entrare in relazione con ciò che ci
circonda.
Ogni
volta che ci permettiamo di essere scossi da realtà
diverse riusciamo in realtà ad alimentare la nostra
anima e ad emozionarci rispetto al nuovo.
Quando
incontriamo una persona che evita “i turbamenti” causati
dalle novità, possiamo essere certi che siamo di fronte
ad una persona impaurita che cerca di proteggersi da ciò
che non conosce.
Le
strategie utilizzate possono consistere nel rimanere
ancorati ad una specie di confronto continuo con le
vecchie esperienze: e’ il caso di quelle persone che
quando compiono un viaggio non riescono a fare a meno di
paragonare quei posti con il luogo da cui provengono e
che conoscono bene; oppure di quelli che nel campo delle
relazioni sono tentate continuamente di cercare
similitudini tra le persone che rientrano nel loro
mondo. In altri termini tentano di riportare lo
sconosciuto alla dimensione conosciuta, di sintetizzare
la nuova esperienza tramite vecchi linguaggi.
Recita
un vecchio proverbio che chi lascia la strada vecchia
per quella nuova sa quello che lascia ma non sa quello
che trova, ed in parte è realmente così.
Questo
non dice nulla sul fatto che la vita dell’individuo che
compie strade nuove sia in maggior pericolo rispetto
all’individuo prudente: se è vero che cambiare strada
significa iniziare percorsi sconosciuti, tuttavia non
vuol dire affatto che la via conosciuta sia più sicura.
Sentite cosa afferma Pablo Neruda in questi versi:
“
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non
cambia la marcia, chi non rischia e cambia colori dei
vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore
lentamente chi evita una passione, chi preferisce il
nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un
insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare
gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e
ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è
infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per
l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si
permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non
ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore
lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si
lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della
propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di
iniziarlo, chi non fa domande sugli argomento che non
conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa
che conosce.
Evitiamo la morte a piccoli dosi, ricordando sempre che
essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di
una splendida felicità.”
Possiamo dire che quando la prudenza diviene un tratto
nevrotico vi è l’impossibilità di sperimentarsi poiché
si sente l’accortezza come unica ancora di salvezza
rispetto ad un mondo pericoloso e spietato.