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Dott. Marco Ventola >Esplorare il nuovo, per vivere pienamente
 
Esplorare il nuovo, per vivere pienamente

In ogni momento si può uscire dalla logica di pensiero che ci porta a stare dentro l’idea di crogiolarsi nel dolore di non avere alternative, e di non poterne creare.

Molte persone sono letteralmente terrorizzate dalle alternative; rimangono impigliate nei modi abituali di pensiero, finiscono per incontrare sempre le stesse persone, frequentare gli stessi ambienti, guardare la vita con gli stessi occhi.

Contemporaneamente esse avvertono la vita come terribilmente noiosa, ripetitiva: sono le persone che si lamentano spesso del fatto che si fanno sempre gli stessi discorsi, che si vedono sempre le stesse facce, che la vita è una serie di ripetizioni senza alternative.

Bisogna invece poter valorizzare le proprie emozioni, poterne capire il senso all’interno delle relazioni che affrontiamo.

Dobbiamo iniziare a pensare in termini di sviluppo di potenzialità seguendo criteri di eccellenza, e questo vale per tutti quanti; non è necessario occupare posti lavorativi prestigiosi, o avere capacità artistiche ed intellettuali eccezionali, ma è indispensabile porsi come obiettivo lo sviluppo di se stessi, capire che ognuno può spostare più in là il proprio orizzonte, smettendo di accontentarsi di arrivare in un porto sicuro.

Perché questo atteggiamento diventa il successo maggiore che si può ottenere, la sfida più grande che si può affrontare, dove il vero fallimento non esiste se non si rimane accecati dalla paura di rischiare.

La domanda da porci in questi casi è se si sta procedendo coraggiosamente nella propria vita, o se ci ritroviamo ad effettuare bilanci di convenienza rispetto alle proprie scelte.

Non è certamente un interrogativo semplice: solitamente i bilanci il più delle volte sono menzogneri, e raramente descrivono la verità dell’individuo; talvolta si pensa di affrontare certi problemi mentre in realtà si sta svicolando da tematiche più scottanti.

Ragionare per “entrate ed uscite” ci impedisce di esprimere se stessi, di  essere presenti con il proprio corpo e la propria mente, riflettendo sul rapporto con l’altro.

Se provate a riflettere sull’etimologia della parola alternativa scoprite qualcosa di straordinario: deriva dal termine latino alter, che significa altro e diverso.

L’alternativa è, quindi, qualcosa di altro rispetto ad una realtà data. Da un lato abbiamo ciò che è stato determinato, assegnato e conosciuto in quel contesto, dall’altro lato c’è qualcosa di nuovo, e ignoto; che deve essere osservato e capito.

In altre parole l’esistenza di un’altro ci pone di fronte al problema della paura delle novità, di ciò che è sconosciuto, che richiede impegno e coraggio per essere compreso.

Potremmo affermare che ogni volta che l’individuo inizia a prendere il considerazione l’altro, diverso da sé, entrano in campo delle forze che scuotono inevitabilmente delle dimensioni interne, delle corde importanti per entrare in relazione con ciò che ci circonda.

Ogni volta che ci permettiamo di essere scossi da realtà diverse riusciamo in realtà ad alimentare la nostra anima e ad emozionarci rispetto al nuovo.

Quando incontriamo una persona che evita “i turbamenti” causati dalle novità, possiamo essere certi che siamo di fronte ad una persona impaurita che cerca di proteggersi da ciò che non conosce.

Le strategie utilizzate possono consistere nel rimanere ancorati ad una specie di confronto continuo con le vecchie esperienze: e’ il caso di quelle persone che quando compiono un viaggio non riescono a fare a meno di paragonare quei posti con il luogo da cui provengono e che conoscono bene; oppure di quelli che nel campo delle relazioni sono tentate continuamente di cercare similitudini tra le persone che rientrano nel loro mondo. In altri termini tentano di riportare lo sconosciuto alla dimensione conosciuta, di sintetizzare la nuova esperienza tramite vecchi linguaggi.

Recita un vecchio proverbio che chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa quello che lascia ma non sa quello che trova, ed in parte è realmente così.

Questo non dice nulla sul fatto che la vita dell’individuo che compie strade nuove sia in maggior pericolo rispetto all’individuo prudente: se è vero che cambiare strada significa iniziare percorsi sconosciuti, tuttavia non vuol dire affatto che la via conosciuta sia più sicura.

Sentite cosa afferma Pablo Neruda  in questi versi:

“ Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colori dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,  proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomento che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccoli dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.”

Possiamo dire che quando la prudenza diviene un tratto nevrotico vi è l’impossibilità di sperimentarsi poiché si sente l’accortezza come unica ancora di salvezza rispetto ad un mondo pericoloso e spietato.

 
Articolo inviato il 07/04/2008 dal Dott. Marco Ventola

 
 
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