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Dott.ssa Paola Liscia > L’importanza della famiglia d’origine nel trattamento della depressione
 
L’importanza della famiglia d’origine nel trattamento della depressione
Nella società moderna il tema della depressione ricorre continuamente, è raro non aver mai avuto a che fare con questo disagio sia direttamente che indirettamente, e la sensazione più comune che accomuna chi ne ha avuto esperienza è il senso di impotenza vissuto sia da chi attraversa questo stato, che da chi gli sta vicino. Sono state fatte diverse ricerche e ipotesi rispetto all’origine della depressione e proposti differenti tipi di intervento: gli studi in medicina hanno riscontrato delle cause organiche attribuibili alla componente genetica curabili attraverso la farmacoterapia; gli studi psicologici hanno parlato di una funzione determinante dei disagi psichici vissuti sin dalla prima infanzia sino all’età adulta curabili attraverso la psicoterapia, gli studi etologici hanno attribuito al contesto ambientale il peso determinante nel suo sviluppo e alla psico-educazione lo strumento di cura.

Queste molteplici letture ci fanno capire quanto possa esser utile poter analizzare questo complesso disagio in modo più ampio così da poter prendere in considerazione contemporaneamente le diverse ipotesi. La terapia sistemica negli ultimi tempi, sta acquistando sempre più importanza rispetto al trattamento della depressione, perché è capace di mantenere una visione circolare e complessa del fenomeno.

Gli studi condotti non sono numerosi, ma permettono di trarre l’indicazione di un crescente aumento di interesse e di una applicazione sempre più diffusa dell'approccio relazionale nella terapia dei disturbi depressivi (C. Loriedo 2004). L’intervento terapeutico, monitorato nel tempo, ha permesso di far emergere delle caratteristiche comuni presenti nella famiglia del paziente depresso, permettendo di osservare quelli che sono i nodi disfunzionali e trovare delle strategie utili per poterli modificare. Una caratteristica fondamentale della persona depressa è la qualità di rapporti con l'esterno, sono molto scarsi e si riducono quasi esclusivamente al ricevere o offrire aiuto. Il depresso nonostante i suoi mali, viene spesso considerato dagli amici e dai conoscenti una persona che sa comprendere e dare consigli giusti, anche perché conosce bene il malessere ed è capace di immedesimarsi nell’altro. Il tipo di relazione che riesce a instaurare la persona depressa col sistema che gli sta intorno è basata esclusivamente sul reciproco bisogno di cure e di sostegno.
L’aspetto interessante in questo fenomeno si verifica quando il depresso si attiva per dare sostegno o cure all’esterno, questo porta a una notevole riduzione dei sintomi, tanto da farlo sembrare un’altra persona. La possibilità di sentirsi utile in una relazione permette di non concentrarsi solo sul proprio malessere, di sentirsi importanti per l’altro e di far crescere la propria autostima.

Una caratteristica tipica delle famiglie con un componente depresso è la presenza di relazioni spesso superficiali e cordiali, una forte attenzione per le apparenze e per il rispetto delle regole, dando l’immagine all’esterno di una famiglia rispettabile; questa forte attenzione per le apparenze nasconde un clima emotivo freddo, dove il sintomo depressivo diventa un mezzo per poter attirare l’attenzione e chiedere aiuto. Una caratteristica del rapporto terapeutico durante la terapia familiare è la qualità della relazione, essa si instaura con rapidità e si mantiene nel tempo, proprio perché si tratta di una relazione d’aiuto con cui il sistema ha familiarità. Tuttavia, questa fedeltà alla terapia del depresso e della sua famiglia non esclude la presenza di difficoltà nel corso del processo terapeutico. Occorre cercare di limitare le aspettative. Questo principio risulta tanto più vero quanto più gravi sono le condizioni del paziente identificato, può essere indicato definire la terapia come un sostegno, poiché un’aspettativa bassa determina un possibilità di raggiungimento degli obiettivi, mentre il contrario può creare un blocco. In relazione a ciò è utile limitarsi a proporre piccoli cambiamenti.

Il piccolo cambiamento non risulta faticoso e squilibrante per il sistema, può essere amplificato poco per volta in relazione agli adattamenti che la famiglia riesce a compiere. Lo stesso principio va seguito anche rispetto al cambiamento dei ruoli, poiché una delle particolarità della famiglia depressa è la presenza di uno sbilanciamento di potere, dove il depresso sta in una posizione down e chi gli da aiuto in una posizione up, in un ottica di cambiamento è auspicabile farlo pian piano e con la collaborazione dell’intera famiglia. Un altro aspetto da tenere in considerazione durante la terapia è quello di evitare le rassicurazioni, poiché è necessario correggere l'istintivo atteggiamento che il depresso tende a suscitare, che non farebbe che rinforzare la sua sintomatologia. Queste sono solo alcune delle strategie che con la terapia familiare possono essere adottate per intervenire sul paziente depresso.

Assumere una prospettiva circolare è importante perché permette di capire l’origine della sintomatologia in un’ottica più complessa, e di non far sentire la persona depressa come l’unica responsabile del proprio malessere.

 
 
Articolo inviato il 17/05/2010 dalla Dott.ssa Paola Liscia
 
 
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