E' quella reazione alla frustrazione che si attua quando l'individuo tende ad allentare la tensione prodotta dalla frustrazione identificandosi con la causa della frustrazione stessa, e cioè con l'oggetto o con la persona frustrante.
Esempio
Il bambino di 4-5 anni di età è frustrato dalla figura del
padre, in quanto questa è vissuta dal bambino come un limite, un
ostacolo alla sua tensione di possesso affettivo completo della
madre (vedi regressione
e complesso edipico). Il bambino reagisce a tale frustrazione
identificandosi col padre e quindi incorporando i valori in cui
questi crede, le caratteristiche che il padre possiede, che
divengono le regole e le norme morali avvertite come interne.
Così in certi casi l'identificazione, quando favorisce
l'incorporazione dei valori socialmente negativi, può creare una
predisposizione alla delinquenza.
Non solo per il bambino, ma
anche per l'adulto, esistono altre situazioni particolari in cui
si realizza comunemente la reazione di identificazioni. Una di
queste situazioni molto comuni è il film. Nell'assistere ad un
film, lo spettatore si trova immerso in una situazione
particolare, data dal buio, dalle grandi immagini in movimento,
dai suoni, dalla posizione rilassata, tutti fattori che
favoriscono lo slittamento dal pensiero critico e logico della
veglia ad una forma di pesniero, detto pensiero oniroide, in cui
larga parte ha l'affettività, l'emotività del soggetto. Il film
somministra frustrazioni: ad esempio facendo vedere ambienti che
l'individuo vorrebbe frequentare; attori che impersonano tipi
fisici e psicologici che l'individuo vorrebbe essere.
L'individuo supera questa frustrazione identificandosi
nell'attore. Tale identificazione con l'oggetto che frustra
permette all'individuo di divertirsi. Specialmente in certi
strati sociali, l'identificazione continua anche dopo lo
spettacolo: così alcune caratteristiche degli attori vengono
copiate dagli spettatori. Il giovane si veste con giacconi di
cuoio e si pettina come Marlon Brando. |