INTRODUZIONE
Il
tema della manipolazione mentale è strettamente
connesso con quello del settarismo criminale che
utilizza il controllo mentale distruttivo.
Parlare di
manipolazione mentale significa fare riferimento a
un particolare tipo di relazione, dove uno o più
individui senza scrupoli, adottando tecniche
raffinate e consolidate di condizionamento mentale e
di suggestione psicologica, cercano di soggiogare
altri individui alla loro volontà strutturando così
delle relazioni patologiche caratterizzate da
dinamiche di potere distruttivo finalizzato
all’annullamento della identità della vittima e alla
sua strumentalizzazione.
Le stesse
dinamiche possono essere ritrovate anche nelle
relazioni di coppia. Molte donne vengono costrette
in uno stato di totale dipendenza, costrette a non
avere più rapporti con nessuno al di fuori del
partner, soprattutto con chi manifesta apertamente
critiche alla relazione. Vengono tenute in uno stato
totale di dipendenza economica e costrette a non
lavorare. Subiscono maltrattamenti se solo provano
ad esprimere i loro desideri, i loro bisogni e sono
ritenute responsabili di tutto ciò che non va nel
matrimonio perché non sono mai abbastanza
compiacenti con il proprio partner. E’ evidente che
in una situazione psicologica di questo tipo la loro
autostima è praticamente inesistente e perciò
arrivano a convincersi di non poter fare a meno dei
loro uomini che puntualmente non esitano a
minacciarle di morte per prevenire qualsiasi
tentativo di fuga.
Infine
vorrei almeno citare quelle situazioni in cui la
manipolazione mentale viene utilizzata per adescare
anziani da truffatori senza scrupoli o minori da
organizzazioni criminali che non esitano a
mercanteggiare sulla pelle dei bambini per il loro
perverso piacere sessuale o per il loro profitto.
La manipolazione mentale con finalità criminali
viene utilizzata anche sulla pelle di persone
disperate che, non avendo più speranza, si rivolgono
alla magia cadendo alla fine anche nelle tele di
ragno dell’usura e purtroppo viene utilizzata anche
in quelle situazioni legate alla presa in cura delle
persone laddove si dovrebbe trovare un reale aiuto e
invece a volte si rimane vittima di relazioni
distruttive che non hanno altra finalità se non
quella del guadagno o del potere indiscriminato
sull’altro.
1.
LE SETTE CRIMINALI E
IL CONTROLLO MENTALE DISTRUTTIVO.
In
questo lavoro mi limiterò a trattare il tema della
manipolazione mentale in relazione alle sette in
generale e al satanismo criminale in particolare. In
genere i gruppi settari si costituiscono intorno
alla figura di un leader mentre nelle sette
sataniche la fedeltà degli adepti non è rivolta al
culto della personalità carismatica , bensì alla
stessa dottrina satanista che promette il
conseguimento del potere, del successo e del
piacere attraverso determinati rituali di
profanazione della liturgia cattolica, le cosiddette
‘messe nere’, che si esplicano molto spesso in
chiese sconsacrate o all’aperto dove si officiano
rituali sacrificali che prevedono l’uccisione di
animali; l’esaltazione satanica criminale può
arrivare a concepire nel nome del maligno anche
sacrifici umani e l’accoppiamento con giovani
vergini che precede rituali orgiastici collettivi. A
mio parere, quindi, quando si investiga sulla
sparizione di un individuo, tra le tante piste
certamente non va trascurata nemmeno l’ipotesi del
satanismo almeno per poterla scartare con certezza
visto il preoccupante proliferare, anche nel
territorio del nostro stato, di gruppi la cui
presenza è stata accertata da organismi ufficiali,
quali il Ministero dell’interno, e nei quali
potrebbero verificarsi nel tempo delle degenerazioni
che potrebbero sfociare anche in crimini violenti.
Ritengo infatti che ci possa essere una sorta di
assuefazione nella ricerca del piacere e del potere,
la cui ombra può contenere in germe futuri sviluppi
distruttivi difficilmente prevedibili quando si
rasenta il confine labile del bene e del male e
quando sono presenti evidenti dinamiche di
onnipotenza che alla fine possono rompere gli argini
e dare il via ad istinti dagli esiti nefasti. Quando
poi, e molto spesso è così, nei rituali satanici è
previsto l’uso di sostanze stupefacenti allucinogene
i rischi si fanno ancora più fondati. E’ storia
recente la drammatica vicenda delle cosiddette
‘Bestie di Satana’ e se possibile l’ancora più
drammatica ed interminabile cronaca giudiziaria del
‘Mostro di Firenze’ che sta angosciando con i suoi
inquietanti risvolti l’opinione pubblica del nostro
paese da molti decenni: anche in questo caso, se le
ipotesi investigative degli inquirenti saranno
verificate e comprovate al di là di ogni ragionevole
dubbio ci si troverebbe di fronte ad una
sconcertante serie di omicidi rituali a sfondo
satanico. Queste organizzazioni, infatti, possono
attirare o essere addirittura fondate da personalità
connotate da pericolose caratteristiche antisociali
che possono slatentizzarsi nell’ambito di un gruppo
che le cova e le fomenta e sappiamo bene quanto le
dinamiche di gruppi con queste caratteristiche
possano agevolare la formazione di comportamenti
violenti e distruttivi che poi fagocitano in sé la
volontà individuale che viene annullata dalla
volontà del gruppo soprattutto se, appunto, guidato
da un leader carismatico profondamente disturbato.
E’ nota a tutti la
vicenda di Charles
Manson e della sua cosiddetta ’Famiglia’, credo.
Comunque, a differenza di altri gruppi settari, al
culto satanista, come scrive Francesco Barresi (1),
gli affiliati si accostano per convinzione personale
e non tanto a causa di fattori persuasivi esterni,
tranne, vorrei aggiungere, i casi in cui sono
coinvolti minori o persone affette da patologie
psichiche tali da offuscare la loro capacità di
intendere e di volere o da profili di personalità
tali da renderli particolarmente suggestionabili o
manipolabili. L’autore, sociologo e criminologo
appartenente alla Polizia di Stato, scrive che un
altro aspetto fondamentale che caratterizza il
satanismo è la segretezza, aspetto questo che rende
particolarmente difficoltose le indagini delle forze
dell’ordine e anche la ricerca sul fenomeno. A tal
proposito, continua, è necessario adottare delle
adeguate metodologie investigative, sia dal punto di
vista preventivo che repressivo, ed è fondamentale
prestare particolare attenzione alla presenza di
segni e simboli esoterici sulla scena di eventuali
crimini per poter eventualmente indirizzare le
indagini verso una pista satanica.(2)
Inoltre
vorrei a questo punto segnalare la suddivisione che
propone lo stesso Barresi delle varie forme in cui
si può manifestare il fenomeno satanico basata sulla
modalità comportamentale-motivazionale del
satanista:
1)
satanismo religioso:
culto satanico in cui l’adepto si dimostra realmente
devoto alla divinità infernale e in questa crede
realmente;
2)
satanismo ludico:
culto satanico a cui l’adepto si accosta più per
gioco che per convinzione fideistica;
3)
satanismo sessuale:
culto satanico a cui il soggetto si rivolge per
estrinsecare le sue pulsioni sessuali;
4)
satanismo acido:
satanismo di tipo adolescenziale a cui l’adepto si
avvicina per consumare droghe di vario genere, fra
le quali rientrano anche gli abusi di alcool;
5)
satanismo
schizofrenico: culto satanico a cui l’adepto si
rivolge spinto da gravi psicopatologie. (3)
Sono
inoltre convinto che la letteratura psicologica
fornisca ,a individui senza scrupoli, degli ottimi
strumenti da utilizzare per manipolare ai loro scopi
altri individui più vulnerabili e suggestionabili:
soprattutto le tecniche ipnotiche e tutto ciò che
concerne le dinamiche e le tecniche di persuasione e
condizionamento ,che se utilizzate con finalità
genuinamente terapeutiche possono ottenere dei
risultati positivi per la salute e la crescita
psicologica delle persone, nelle mani sbagliate,
invece, possono diventare degli strumenti veramente
pericolosi.
E’
necessario, quindi, che la criminologia e la
psicologia giuridica si occupino con particolare
attenzione del fenomeno settario : secondo Marco
Strano (4), quando alcuni crimini vengono progettati
ed eseguiti all’interno di tali organizzazioni, la
rilevanza che questi fatti assumono da un punto di
vista criminologico richiede uno studio accurato del
particolare clima psicologico che si viene
strutturando all’interno della setta, laddove alcuni
leader ingeriscono pesantemente sui processi
decisionali degli adepti, per cercare di
interpretare i crimini che si verificano in questi
ambienti esoterici ed occulti iniziando, a tal
proposito, con lo studiare gli aspetti antropologici
ed organizzativi delle sette per poter comprendere
l’ambito in cui trova origine la condotta
delittuosa, per poter mettere a fuoco gli aspetti
psicosociali che favoriscono l’avvicinamento degli
individui a tali realtà e per cercare di comprendere
la capacità dell’atmosfera esoterica di interferire
nei processi percettivi e di significazione che sono
alla base del comportamento criminale.
Lo stesso
autore (5) delinea le ragioni che spingono un
individuo ad avvicinarsi ad un gruppo
pseudoreligioso suddividendole in variabili sociali
e psicologiche.
Le
variabili sociali segnalate sono le seguenti:
-
processo di
secolarizzazione della Chiesa cattolica e
conseguente apertura di spazio di culto per
movimenti religiosi alternativi;
-
diffusione di
ideologie ecologiste e antitecnologiche nel tessuto
sociale e pronta acquisizione di tali connotazioni
ideali da parte di sette di varia estrazione,
soprattutto di matrice new age;
-
progressivo
slittamento culturale dal collettivismo
all’individualismo, dovuto alla crisi delle grandi
ideologie di matrice socialista, con conseguente
maggiore richiesta di culti e pacchetti valoriali
riferiti alla sfera intima, emotiva e psicologica
dell’individuo;
-
disagio generalizzato
dovuto all’impatto aggressivo del progresso,
talvolta di difficile inserimento nella sfera
antropologica degli individui, con conseguente
nascita di simpatia nei confronti di poteri magici e
segrete conoscenze che permettano di governare la
sovrastimolazione, la frenesia sociale e la generica
incertezza per il futuro;
-
diffusa ricerca di
esclusività in antagonismo schizofrenico alla
ricerca di standardizzazione e conformità.
Le
variabili psicologiche:
-
antagonismo alla
frustrazione di inadeguatezza sociale attraverso
l’appartenenza ad un gruppo (la setta) che
volutamente ingenera negli adepti la convinzione di
essere viceversa importanti, naturalmente solo
all’interno della setta stessa;
-
carisma dei capi e
complementare richiesta di potere carismatico da
parte di soggetti insicuri;
-
riduzione dell’ansia
(es. della morte) attraverso il convincimento
acquisito di esistenze ultraterrene, immortalità,
ecc.;
-
aumento dell’autostima
a seguito dell’apprendimento di poteri magici che
consentono una rinnovata capacità di determinare
eventi e controllare l’ambiente esterno;
-
riduzione
dell’angoscia in situazioni di grande dolore
psicologico (seguente ad esempio ad un lutto
familiare),
-
soddisfazione di
bisogni di dipendenza e sottomissione da parte di
soggetti con particolari profili di personalità;
-
opportunità di
relazioni interpersonali(anche sessuali) per
soggetti con particolari difficoltà relazionali;
-
solitudine e
disgregazione familiare;
-
particolare
sensibilità alle tecniche di suggestione e di
condizionamento operante (rinforzo sistematico di
comportamenti utili da parte del leader
carismatico).
Venendo ora
ad affrontare nello specifico gli aspetti
criminologici delle sette è necessario sottolineare
che la motivazione alla base della fondazione di
molti gruppi pseudoreligiosi non è per niente
religiosa quanto invece basata su interessi ben più
materiali ed utilitaristici.
Sempre
Marco Strano (6), elenca la seguente lista di
‘interessi’ che in alcuni casi possono sconfinare
nell’illegalità:
-
acquisizione di
ricchezze attraverso le quote di adesione degli
adepti o, in alcuni casi, attraverso l’espoliazione
dell’intero patrimonio degli adepti;
-
acquisizione di
ricchezze attraverso la vendita agli adepti di
materiale bibliografico e rituale e l’organizzazione
di corsi e seminari;
-
soddisfazione di
desideri sessuali e perversioni;
-
acquisizione di
vantaggi provenienti dalle singole attività
professionali degli adepti;
-
acquisizione di
informazioni sensibili in campo industriale,
finanziario-mobiliare e politico-istituzionale da
parte degli adepti che ricoprono incarichi
professionali e istituzionali elevati. Tali
informazioni possono essere in seguito utilizzate
dalla setta per speculazioni, ricatti, ecc.
L’autore
(7) continua affermando che, soprattutto nei culti
distruttivi, sono configurabili due categorie di
crimini: i crimini commessi ai danni degli adepti e
i crimini commessi dagli adepti ai danni di altri
adepti o di persone esterne alla setta sotto
l’influenza di condizionamenti da parte del gruppo a
cui appartengono.
Per quanto
riguarda i crimini commessi dai leader ai danni
degli adepti che li subiscono con diversi gradi di
consapevolezza elenca questa serie di reati:
1)
truffe e frodi
2)
minacce
3)
estorsioni
4)
sequestri di persona
(di durata variabile)
5)
sfruttamento (del
lavoro e della prostituzione)
6)
lesioni (procurate nel
corso di rituali)
7)
violenze fisiche di
vario tipo
8)
spaccio di
stupefacenti
9)
pedofilia
10)
abusi sessuali
11)
induzione al suicidio
12)
omicidi
Per quanto riguarda
invece i crimini commessi dagli adepti ai danni di
altri adepti o di persone esterne alla setta,
commessi in un generico quadro di alterazione della
coscienza, l’autore (8) segnala i seguenti reati:
1)
reati familiari (es.
mancato sostentamento, abbandono, ecc.)
2)
violenze e lesioni ad
altri adepti nel corso di rituali
3)
detenzione e spaccio
di sostanze stupefacenti
4)
abusi sessuali e
pedofilia
5)
profanazione di
cimiteri
6)
maltrattamento di
animali
7)
furti (es. ostie e
altri oggetti nelle chiese)
8)
concorso in truffe e
frodi
9)
furto di informazioni
10)
danneggiamenti (
chiese e altri locali)
C’è da
aggiungere inoltre che ogni setta presenta dei reati
ricorrenti :
1)
sette transnazionali:
truffe, spoliazione economica degli adepti,
acquisizione di informazioni, ecc.;
2)
sette sataniche:
violenza sessuale, pedofilia, lesioni, detenzione e
spaccio di stupefacenti, maltrattamento di animali,
azioni contro il buon gusto (sanzionate penalmente),
profanazione di cimiteri, minacce, ecc.;
3)
psicosette: esercizio
abusivo della professione di medico/psicologo,
truffe. (9)
Per entrare
nel cuore della manipolazione mentale, il tema
specifico oggetto del presente lavoro, mi sembra
inevitabile fare riferimento a Steven Hassan
autore di due importanti lavori sul controllo
mentale distruttivo: “Mentalmente Liberi” e
“Releasing the Bonds” (non ancora tradotto in
italiano) ai quali mi sono completamente ispirato.
A 19 anni
venne reclutato da adepti della Chiesa
dell’Unificazione di Moon, gruppo settario molto
potente negli Stati Uniti.
In poco
tempo arrivò a ricoprire importati cariche ai
vertici dell’organizzazione fino a quando, in
seguito ad un incidente, causato probabilmente dal
sovraccarico di stress al quale era sottoposto per
poter assolvere ai compiti strenui che gli venivano
continuamente affidati per reperire soldi e
reclutare nuovi adepti, i suoi genitori riuscirono a
riportarlo a casa e a sottoporlo ad un programma di
deprogrammazione che ebbe buon esito.
Nei 14 anni
che seguirono alla sua fuoriuscita dalla setta si è
completamente dedicato alla sensibilizzazione e alla
divulgazione dei problemi legati al fenomeno dei
culti distruttivi facendo una mirabile opera di
prevenzione rispetto al rischio vittimologico che le
persone corrono soprattutto nei momenti di maggiore
vulnerabilità.
Ha
conseguito un Master in Psicologia del Counseling
presso il Cambridge College ed ha aperto la strada
ad un nuovo approccio terapeutico denominato ‘Exit
Counseling non coercitivo’ finalizzato al recupero e
alla riabilitazione di ex adepti, alternativo alla
deprogrammazione alla quale lui stesso venne
sottoposto e che considera eccessivamente violenta.
Il suo
approccio terapeutico (10) , indirizzato alla
vittima di un culto distruttivo, è finalizzato ad
evidenziare questi quattro punti
1.
dimostrargli che è
caduta in una trappola, cioè che si trova in una
situazione nella quale è psicologicamente senza
difese e dalla quale non può uscire;
2.
farle notare che non
ha mai scelto volontariamente di entrare in quella
trappola;
3.
informarla del fatto
che altre persone in altri gruppi si trovano in
trappole analoghe;
4.
comunicarle con
fermezza che può uscire da quella trappola.
Come fa
notare l’autore questi quattro punti così ovvi a chi
non si trova a vivere l’esperienza di un culto
distruttivo sulla sua pelle non lo sono altrettanto
per chi si trova a vivere una condizione di assoluto
controllo mentale.
Il suo
approccio terapeutico si basa su dei convincimenti
di base relativi alla natura umana: (11)
1.
le persone hanno
bisogno e desiderio di crescere e sono orientate
verso direzioni capaci di sviluppare e incoraggiare
la loro crescita;
2.
è importante che le
persone si concentrino sul qui e ora e non rimangano
avvinghiate al passato: che non si concentrino sugli
errori commessi o su ciò che non hanno fatto bensì
su ciò che possono fare adesso per cambiare in
meglio la loro situazione;
3.
le persone
sceglieranno sempre e in qualsiasi momento ciò che
reputano essere per loro la cosa migliore: sono
entrate in una setta perchè credevano o volevano
credere, perché ne avevano bisogno, che la dottrina
divulgata dalla setta poteva rappresentare un
vantaggio;
4.
ogni persona è unica e
ogni situazione è diversa dall’altra, per questo
l’approccio di Hassan è totalmente centrato sul
cliente e si adegua ai bisogni della singola persona
e prevede, inoltre, che il consulente comprenda a
fondo la persona che si trova di fronte: quali sono
i suoi valori, i suoi bisogni, cosa vuole e come
pensa. IL consulente, secondo Hassan, deve essere in
grado di entrare nella mentalità del cliente per
poterlo capire veramente e aiutarlo a fare ciò che
lui e nessun altro vuole. Il suo approccio si basa
sul convincimento che anche il seguace più
indottrinato nel suo intimo in realtà voglia uscire
dalla setta;
5.
l’approccio è basato
sulla famiglia degli adepti; è la famiglia, infatti,
che viene travolta drammaticamente quando un
congiunto, perlopiù i figli, viene reclutato in un
culto distruttivo, ed è la famiglia stessa a
rappresentare una risorsa fondamentale per la
risoluzione positiva del caso. E’ necessario, a tal
fine, insegnargli accuratamente le tecniche della
comunicazione che gli permettano di essere efficaci
nell’approccio con il loro congiunto per indurlo a
collaborare. E’ evidente che tutto questo richiede
da parte della famiglia molto impegno e dedizione:
disponibilità nell’imparare nuovi modi di comunicare
e accettare di elaborare le problematiche inconsce
che in questa fase possono risvegliarsi. E’ infatti
necessario affrontare e possibilmente risolvere
eventuali problemi tra i familiari prima di tentare
qualsiasi intervento. A questo proposito :” Quando
l’attenzione viene centrata sulla famiglia tutti
subiscono un cambiamento: dal canto suo il seguace
del culto si rende conto che fuori dal gruppo stanno
accadendo cose positive, mentre i familiari imparano
a costruire un rapporto di fiducia e a fare in modo
che il loro caro si interroghi sul suo operato.
L’affetto di una famiglia è molto più forte di
quello condizionato che gli adepti di un culto
ricevono da parte dei loro dirigenti. Mentre la
famiglia appoggia il diritto individuale di crescere
e diventare un adulto autonomo e in grado di
prendere da solo le proprie decisioni, l’affetto che
un affiliato riceve dal culto ha lo scopo di
mantenerlo per sempre in uno stato adolescenziale e
di dipendenza, minacciandolo di far venir meno ogni
forma di affetto nel caso prendesse decisioni che
non collimano con quanto ordinatogli dal capo.
Quando i familiari imparano a interagire in maniera
efficace, l’aiuto che possono fornire è molto
elevato e nel corso di un intervento questo fattore
può diventare cruciale.” (12)
Nel suo
approccio Steven Hassan non cerca mai di far
allontanare l’affiliato dal gruppo o viceversa
perché altrimenti lo stesso si sentirebbe
minacciato; ciò che invece cerca di fare è
presentargli altri modi per crescere sottoponendogli
diverse prospettive e possibilità. Aiuta le persone
a vedere alternative che non sapevano esistessero
poi le incoraggia a fare ciò che pensano sia meglio
per loro e cerca di fare in tutti i modi per fargli
sentire di avere in mano il pieno controllo della
situazione infatti, “ ….il controllo mentale
esercitato dai culti non riesce mai a cancellare del
tutto il vero Io della persona (John-John). E’
certamente vero che impone una identità dominante
fornita dal culto (John-l’adepto) che cerca
continuamente di reprimere il vero Io. Quale seguace
della Chiesa dell’Unificazione pensavo veramente di
essere ‘morto a me stesso’; lo Steve - moonista
pensava che il vecchio Steve Hassan fosse morto. Ma
il mio vero Io si è risvegliato durante la
deprogrammazione: era sempre stato lì. Fui in grado
di ricordare tutte le contraddizioni, i conflitti e
le promesse non mantenute da Moon che nel periodo in
cui ero un adepto avevo sperimentato – ma non
elaborato – e tale presa di coscienza mi permise di
uscirne fuori. Dentro di me l’avevo sempre saputo.
Riuscire a mettersi in contatto con il nucleo
centrale e profondo di un individuo è ciò che mi
permette di aiutare qualcuno a uscire da un culto.
Se quel nucleo centrale è felice e contento del suo
impegno nel gruppo, c'è assai poco da fare. Quella
persona non si trova affatto sotto controllo
mentale. Egli ha scelto di essere là. Ma non sono
questi i casi che mi vengono normalmente sottoposti.
Le famiglie mi chiamano quando si accorgono che sta
succedendo qualcosa di terribile. E ho constatato
che quando un individuo schiavizzato viene messo in
condizione di poter scegliere, si guarda bene dallo
scegliere di fare lo schiavo: perlomeno non quando è
in grado di decidere da solo della propria vita,
avere normali rapporti che non subiscano limitazioni
di sorta e curare i propri sogni e interessi.(13)
Questo
approccio terapeutico presenta altri aspetti molto
ben definiti. Come prima cosa si concentra sul
processo di cambiamento. Ciò significa che il come
una persona arriva a cambiare è ben più importante
di che cosa o perché cambia. Poi, nella convinzione
che le persone siano interessate a crescere e a
imparare persegue finalità educative e cerca di
insegnare nozioni utili di psicologia, la
comunicazione, i problemi del controllo mentale e lo
stile di altri culti distruttivi, come pure la
storia di un particolare gruppo, le contraddizioni
dottrinali operate al suo interno e la sua
dirigenza.
In
‘Releasing the Bonds’, Hassan presenta lo sviluppo
del suo exit counseling. Il nuovo approccio
terapeutico viene definito ‘Strategic Interaction
Approach’ (in italiano Approccio di Interazione
Strategica) finalizzato ad aiutare e a comprendere
meglio l’affiliazione di chi è coinvolto in una
setta distruttiva. Inoltre presenta nuovi strumenti
operativi anche per i familiari e gli amici delle
vittime di manipolazione mentale e introduce inoltre
un intervento in tre parti sulla fobia, elemento
fondamentale che tiene legato l’affiliato alla setta
che gliel’ha inculcata.:” (…..) Il SIA differisce
poi dall’exit counseling per l’enfasi posta sul
processo di cambiamento, piuttosto che sul puro
contenuto informativo. Il modello dell’exit
counseling partiva dal presupposto che l’assistente
possedeva informazioni difficili da ottenere. Tutto
questo è cambiato perché al giorno d’oggi critici ed
ex membri di diversi gruppi stanno pubblicando sul
web informazioni su sette e controllo mentale. Con
l’avvento di internet chiunque abbia un computer e
un modem può mettersi in contatto con altre
famiglie, ottenere l’assistenza di esperti ed ex
membri, trovare informazioni in modi fino a poco
tempo fa impossibili.
Ora che
l’informazione è diventata così accessibile,
possiamo dedicare il nostro tempo a sviluppare
un’accurata comprensione del membro, del gruppo a
cui appartiene, degli amici e familiari che lo
amano. Inoltre nel Strategic Interaction Approach
apprendiamo come identificare i fattori che rendono
più vulnerabili al controllo mentale, come ad
esempio disordini di apprendimento, problemi
sessuali irrisolti, o fobie preesistenti da cui le
sette possono trarre vantaggio. Creiamo un modello
delle varie parti del sè autentico del nostro caro
che sono state coltivate per reclutarlo
nell’identità settaria. Comprendere queste sub –
personalità aiuta ad entrare in relazione con
l’identità settaria, e ci aiuta anche ad
identificare e incoraggiare quegli aspetti
dell’identità settaria che vale la pena preservare
(……) (14)
IL CONTROLLO MENTALE
DISTRUTTIVO.
Il
controllo mentale distruttivo è quella
caratteristica che differenzia le sette criminali
dalle organizzazioni con finalità che non nuocciono
all’integrità e alla libertà individuale.
“Quando ero
nel culto di Moon i miei amici e familiari mi
dicevano spesso che ero stato “plagiato”, o che mi
trovavo sotto “controllo mentale”.
All’epoca
pensavo che “controllo mentale” significasse essere
ammanettato, torturato e interrogato sotto luci
violente, e sapevo che a me non era accaduto. Così
quando mi chiamavano ‘robot plagiato’ pensavo che mi
stessero semplicemente perseguitando per le mie
convinzioni e credenze. E i loro commenti negativi
finivano per rafforzare la mia dedizione al gruppo.
Come qualsiasi altro membro di un gruppo
distruttivo, prima di riuscire a capire che vi ero
stato sottoposto avevo bisogno di capire che cos’è
davvero il controllo mentale e come viene usato.
Nel corso
della mia deprogrammazione il libro del 1961 di
Robert Jay Lifton,” Thought Reform and the
Psychology of Totalism”, mi fornì il primo sistema
di riferimento per comprendere il controllo
mentale.(….) Nel capitolo 22 del suo libro Lifton
identifica otto criteri che contraddistinguono l’uso
della ‘riforma del pensiero’ o controllo mentale:
controllo di milieu, manipolazione mistica,
richiesta di purezza, culto della confessione,
scienza sacra, linguaggio caricato, dottrina contro
persona e dispensazione dell’esistenza. Lifton
scrive che mentre molti gruppi mostrano alcuni di
questi punti, il gruppo che mostri tutti e otto
questi criteri sta usando controllo mentale
distruttivo.
Gli otto
criteri di Lifton.
1.
Controllo del milieu:
controllo dell’ambiente e della comunicazione
all’interno dell’ambiente. Comprende non solo la
comunicazione tra le persone, ma anche come il
gruppo si inserisce nella mente dell’individuo e
controlla il suo dialogo interno.
2.
Manipolazione mistica:
costruzione artificiosa di esperienze per inscenare
eventi apparentemente spontanei e “sovrannaturali”.
Tutti manipolano tutti per uno scopo più elevato.
3.
Richiesta di purezza:
stabilire standard di prestazioni impossibili da
raggiungere, creando perciò un ambiente di colpa e
vergogna. Indipendentemente da quanto duramente una
persona ci provi, non vi giunge mai, sta male e
lavora ancora più sodo.
4.
Culto
della confessione:
distruzione dei confini personali e attendersi che
ogni pensiero, sentimento o azione – passati o
presenti – non conformi alle regole del gruppo
vengano condivisi o confessati. Queste informazioni
non vengono dimenticate o perdonate, ma usate
piuttosto per controllare.
5.
Scienza sacra:
la convinzione che il dogma del gruppo sia
assolutamente scientifico e moralmente vero, senza
spazio per domande o punti di vista alternativi.
6.
Linguaggio caricato:
uso di un vocabolario che limita i pensieri del
membro verso un assoluto, un bianco – e nero, verso
“clichè blocca pensiero” capiti unicamente dagli
interni.
7.
Dottrina contro persona:
imposizione delle credenze del gruppo su esperienza,
coscienza e integrità individuali.
8.
Dispensazione dell’esistenza:
convinzione che i membri del gruppo abbiano diritto
di esistere mentre tutti gli ex membri, i critici o
i dissidenti non l’abbiano.” (15)
Gli studi
di Psicologia Sociale, inoltre, sono fondamentali
per comprendere come i culti utilizzano i processi
di influenza sociale, ad esempio la pressione da
parte del gruppo e l’obbedienza all’autorità, per
controllare i propri membri.
Nell’ambito
della Psicologia Sociale un nome d’eccellenza è
sicuramente quello di Kurt Lewin: la sua teoria del
campo, i suoi studi sulla coesione, sui processi
decisionali nei gruppi, sulle differenze tra
autoritarismo e democrazia, sulle tecniche di
modificazione dell’atteggiamento e sulla risoluzione
dei conflitti sono fondamentali per approcciarsi al
tema del controllo mentale settario e hanno
influenzato la formazione di Steven Hassan così come
gli studi del Dott. Philip Zimbardo sul potere dei
processi di influenza sociale che condusse un
esperimento, diventato famoso, sulla psicologia
sociale dell’imprigionamento, nel quale,
riproducendo con estrema cura e verosimiglianza
l’esperienza della prigionia riuscì a dimostrare
quanto l’identità della persona dipenda dal ruolo
che sta recitando, dal modo in cui gli altri la
trattano, da quale uniforme o abbigliamento indossi.
Hassan scrive che Zimbardo gli ha insegnato la più
importante regola della psicologia sociale, cioè
“l’errore fondamentale di attribuzione”. Soprattutto
nelle culture, come quella statunitense dove viene
ampiamente valorizzata l’individualità, le persone
in genere presumono di agire sempre in base alla
propria idea piuttosto che in base all’influenza
esercitata da forze esterne. Invece la psicologia
sociale ha dimostrato che tutti siamo profondamente
influenzati dal nostro ambiente e che è naturale per
l’essere umano adattarsi a ciò che viene percepito
come un comportamento corretto. (16)
Secondo Hassan il controllo mentale non è un
processo ambiguo, mistico, bensì è un concetto
riferibile a una specifica serie di metodi e
tecniche come l’ipnosi o il blocco del pensiero che
influenzano il modo in cui una persona pensa, sente
ed agisce.
In sé non è
buono né cattivo: a determinare la sua qualità in un
senso o nell’altro è l’utilizzo che se ne fa e le
finalità che si prefigge. Diventa distruttivo,
infatti, quando viene utilizzato per minare la
capacità di pensare e di agire autonomamente.
Scrive
l’autore:
“Il
controllo mentale, come viene utilizzato dalla
maggior parte dei culti distruttivi, non cerca di
fare altro che intralciare l’identità vera
dell’individuo – comportamento, pensieri, emozioni –
e ricostruirla ad immagine del leader. Lo si fa
controllando rigidamente la vita fisica,
intellettuale, emotiva e spirituale del membro.
Unicità e creatività della persona vengono
soppresse. Il controllo mentale settario è un
processo sociale che incoraggia obbedienza,
dipendenza e conformità. Scoraggia autonomia e
individualità immergendo i principianti in un
ambiente che reprime la libera scelta. I dogmi del
gruppo diventano l’unica preoccupazione della
persona. Qualsiasi cosa o chiunque non rientri in
questa realtà rimodellata diventa irrilevante.” (17)
In questo
suo lavoro Hassan cita un’altra autorevole studiosa
del fenomeno settario, Margareth Singer, che negli
anni ’50 studiò gli effetti della riforma del
pensiero sui prigionieri di guerra coreani. Le sei
condizioni che la Singer ritiene indispensabili
perché si possa parlare di riforma del pensiero sono
le seguenti: (18)
1.
Acquisire il controllo
sul tempo personale individuale, in particolare sul
tempo dedicato alla riflessione e all’ambiente
fisico
2.
Creare senso di
impotenza, paura e dipendenza, fornendo
contemporaneamente modelli che dimostrino il nuovo
comportamento che la leadership vuole produrre.
3.
Manipolazione di
premi, punizioni ed esperienze al fine di sopprimere
precedenti comportamenti e atteggiamenti sociali,
compreso l’utilizzo di stati alterati di coscienza
per manipolare l’esperienza.
4.
Manipolazione di
premi, punizioni ed esperienze per provocare
comportamenti e atteggiamenti voluti dalla
leadership.
5.
Creazione di un
sistema fortemente controllato, con un sistema
logico molto ristretto in cui chi dissente viene
fatto sentire come se i suoi interrogativi
indicassero che esiste qualcosa di intrinsecamente
sbagliato in lui.
6.
Mantenere i membri
inconsapevoli e non informati sul fatto che esiste
un’agenda tesa a controllarli e modificarli. La
leadership non potrebbe portare avanti un programma
di riforma del pensiero se il membro fosse al pieno
delle sue capacità e avesse dato il suo consenso
informato.
Per Steven
Hassan Lavaggio del Cervello (Brainwashing in
inglese) e controllo mentale non sono
sovrapponibili:
“(…..) il
termine lavaggio del cervello viene spesso associato
a comportamenti apertamente coercitivi,
esemplificati dall’immagine di un prigioniero nelle
mani di carcerieri che abusano di lui. All’inizio
del processo di “lavaggio del cervello” il soggetto
considera gli “agenti di influenza” come “nemici”, e
viene costretto ad obbedire.
Nel caso
del controllo mentale gli “agenti di influenza”
vengono visti come amici o mentori, il che porta
all’abbassamento delle difese rendendo le persone
più vulnerabili alla manipolazione. La chiave del
successo del controllo mentale risiede nella sua
sottigliezza, astuzia, nel modo in cui promuove la
“illusione di controllo”. L’individuo crede di
“prendere decisioni autonome” quando in realtà è
stato socialmente influenzato a disinserire la mente
critica e la capacità di prendere decisioni
indipendenti. (….) Quando l’individuo fa un passo
indietro e valuta oggettivamente la grande quantità
di influenza sociale esercitata per portarlo alla
resa, il grado di manipolazione diventa molto
evidente.” (19)
Un altro
studioso che ha contribuito alla comprensione dei
processi di controllo mentale è lo psicologo Leon
Festinger con la sua teoria della dissonanza
cognitiva il cui principio base è il seguente: “Se
cambiate il comportamento di una persona, i suoi
pensieri e sentimenti cambieranno per minimizzare la
dissonanza.” (20)
Hassan
riprende nel suo lavoro questa teoria e spiega che
per Festinger “(….) la ‘dissonanza’ è la tensione
psicologica che si crea quando il comportamento
entra in conflitto con le convinzioni. Così come la
fame, questa tensione è uno stato di disagio che
porta a prendere misure tese a ridurla. Si
preferisce avere comportamento, pensieri ed emozioni
reciprocamente coerenti, e si possono tollerare solo
piccole discrepanze tra queste tre componenti della
nostra identità. La ricerca psicologica ha
dimostrato che se una qualsiasi di queste tre
componenti cambia, le altre due si modificheranno
per ridurre la dissonanza cognitiva.”(21)
Quindi il
controllo del comportamento, il controllo dei
pensieri e il controllo delle emozioni sono gli
strumenti che le sette distruttive utilizzano per
manipolare mentalmente i loro adepti .
A queste
tre componenti Hassan aggiunge il controllo delle
informazioni finalizzato a limitare le capacità di
pensiero indipendente dell’individuo. Riporto di
seguito e integralmente gli schemi esemplificativi
con cui Hassan illustra le modalità di controllo del
comportamento, controllo dell’informazione,
controllo del pensiero e controllo delle emozioni
utilizzate dai culti distruttivi: (22)
Il
controllo del comportamento
1.
Regolazione della
realtà fisica dell’individuo
a.
dove, come e chi il
membro vive o frequenta
b.
che tipo di
abbigliamento, colori, acconciatura indossa
c.
che cibo mangia, beve,
adotta e rifiuta
d.
quanto tempo per
dormire riesce ad avere
e.
dipendenza finanziaria
f.
poco o inesistente
tempo libero per i piaceri, il divertimento, le
vacanze
2.
Dedicare molto del
proprio tempo a sedute di indottrinamento e rituali
del gruppo
3.
Deve chiedere
l’autorizzazione per decisioni importanti
4.
Deve riferire ai
superiori pensieri, sentimenti e attività
5.
Premi e punizioni
(tecniche di modificazione comportamentale –
positivo e negativo)
6.
Individualismo
scoraggiato: prevale il pensiero di gruppo
7.
Regole e regolamento
rigidi
Il
controllo delle informazioni:
1.
Uso dell’inganno
a.
trattenere
deliberatamente informazioni
b.
distorcere le
informazioni per renderle più accettabili
c.
palesi menzogne
2.
Scoraggiare o
minimizzare fonti informative esterne al gruppo
a.
libri, articoli,
giornali, riviste, TV, radio
b.
informazioni critiche
c.
ex membri
d.
mantenere i membri
così occupati da non avere il tempo per pensare o
per controllare personalmente
3.
Compartimentazione dell’informazione: dottrine per
esterni, dottrine per interni
a.
l’informazione non è
liberamente accessibile
b.
l’informazione varia a
missioni e livelli diversi in un ambito piramidale
4. Incoraggiare lo
spiarsi a vicenda
a.
appaiamento con un
sistema di “amici” per osservare e controllare
b.
riferire alla
leadership pensieri, sentimenti e azioni devianti
c.
comportamento
individuale osservato dall’intero gruppo
d.
la leadership decide
chi “ha bisogno di sapere” cosa e quando
5.
Uso estensivo di
informazioni e propaganda auto – generate
a.
bollettini, riviste,
pubblicazioni, audiocassette, videocassette ed altri
mezzi
b.
citazioni erronee,
affermazioni di fonti esterne presentate fuori
contesto
6.
Uso immorale della
confessione
a.
“peccati” usati per
abolire i confini dell’identità
b.
il passato usato per
manipolare e controllare; nessun perdono o
assoluzione
7.
Bisogno di obbedienza
e dipendenza
Controllo del
Pensiero
1.
Si deve interiorizzare
la dottrina del gruppo come “Verità”
a.
adottare la mappa
della realtà del gruppo come “Realtà” (mappa =
realtà)
b.
pensiero in bianco – e
–nero
c.
bene contro male
d.
noi contro loro
(interni contro esterni
2.
Utilizzo di un
linguaggio caricato (ad esempio, “clichè blocca –
pensiero”). Le parole sono gli strumenti che usiamo
per pensare. Questo “linguaggio” speciale limita
invece che espandere la comprensione e può
addirittura bloccare il pensiero in generale. Serve
s ridurre la complessità dell’esperienza in poche
parole banali e piatte
3.
Vengono incoraggiati
soltanto pensieri “buoni” e “appropriati”
4.
Utilizzo di tecniche
ipnotiche per indurre stati mentali alterati
5.
Manipolazione dei
ricordi, si inculcano falsi ricordi
6.
Uso di tecniche blocca
– pensiero per impedire il “test della realtà”
bloccando i pensieri “negativi”, e permettendo
soltanto pensieri “positivi”
a.
negazione,
razionalizzazione, giustificazione, illusione (pii
desideri)
b.
litanie
c.
preghiere
d.
parlare in gergo
e.
cantare o mormorare
7.
rifiuto dell’analisi
razionale, del pensiero critico, della critica
costruttiva. Nessuna domanda critica su Leader,
dottrina o politica sembra essere legittima
8.
nessun sistema di
credenze alternativo è considerato legittimo, buono
o utile
Controllo
emotivo
1.
manipolare e
restringere la portata dei sentimenti personali
2.
fare in modo che la
persona pensi che se esistono problemi è sempre
colpa sua, mai del leader o del gruppo
3.
uso eccessivo del
senso di colpa
a.
colpa per l’identità
I.
chi sei (non stai
vivendo secondo il tuo potenziale)
II.
il vostro passato
III.
le persone che
frequentate
IV.
i vostri pensieri,
sentimenti, azioni
b.
colpa sociale
c.
colpa storica
4.
uso eccessivo della
paura
a.
paura di pensare in
modo indipendente
b.
paura del mondo
esterno
c.
paura dei nemici
d.
paura di perdere la
propria salvezza
e.
paura di lasciare il
gruppo o di essere cacciato dal gruppo
f.
paura della
disapprovazione
5.
picchi emotivi
eccessivi verso l’alto o il basso
6.
rituali e frequenti
confessioni pubbliche dei “peccati”
7.
indottrinamento alla
fobia: inculcare paure irrazionali sull’uscita dal
gruppo, o addirittura sulla critica all’autorità del
leader. La persona soggetta a controllo mentale non
riesce a visualizzare un futuro positivo e
soddisfacente fuori dal gruppo.
a.
nessuna felicità o
appagamento fuori dal gruppo
b.
se ve ne andate
subirete conseguenze terribili: suicidio, pazzia,
10.000 reincarnazioni, ecc.
c.
evitare chi se n’è
andato; paura di essere rifiutato da amici, pari,
famiglia
d.
non esiste mai una
ragione legittima per andarsene. Secondo il punto di
vista del gruppo chi se ne va è “debole”,
“indisciplinato”, “non spirituale”, “terreno”,
“plagiato da famiglia o assistenti” o “sedotto da
denaro, sesso, rock and roll”.
CREAZIONE DELL’IDENTITA’
SETTARIA.
Il
controllo del comportamento, dell’informazione, del
pensiero e delle emozioni, scrive Hassan, hanno
ciascuno in sé il potenziale per alterare in modo
significativo l’identità della persona ma quando
queste quattro forme di controllo vengono utilizzate
insieme l’effetto è molto più estremo.
Le sette,
continua Hassan, manipolano in modo consistente gli
elementi che formano l’identità individuale e il
controllo mentale settario dissocia la persona dalla
sua identità autentica, e rende la sua nuova
identità settaria dipendente dal gruppo. Dal punto
di vista della salute mentale, il controllo mentale
settario scompone gli elementi della psiche
individuale in un’altra personalità distinta e
l’adepto arriva a mostrare la sintomatologia
classico di un “disordine dissociativo” come
definito nel DSM IV e il suo comportamento può anche
far pensare ad un disordine da personalità
dipendente.
E’ per
questo che le famiglie dell’adepto e i suoi amici
rimangono colpiti e preoccupati dal cambiamento
radicale della personalità del loro caro tanto da
stentare a riconoscerlo: per diventare un buon
adepto è stato indottrinato a manipolare e
sopprimere il vecchio sé. Per facilitare questo
processo gli è stato affidato un nome nuovo,
abbigliamento nuovo, nuova acconciatura, un nuovo
modo di parlare, una nuova “famiglia”, nuovi
“amici”, nuovi pensieri, nuove emozioni e una nuova
relazione con Dio.
L’adepto,
spiega Hassan, perde così completamente qualsiasi
punto di contatto con la sua realtà familiare e
sociale e comincia ad operare con i criteri della
nuova identità settaria con cui sarà difficile
entrare in contatto con gli usuali punti di vista
validi per la maggior parte delle persone perché
l’uso di tecniche di controllo mentale distruttivo
lede la possibilità di qualunque condivisione con
chi non appartiene all’universo circoscritto della
setta.
Per entrare
ancora più nello specifico della creazione
dell’identità settaria Hassan ci fa sapere che il
metodo più comune per modellare l’identità settaria
è accoppiare un nuovo membro con uno anziano. Il
nuovo membro, definito “bambino spirituale”, viene
istruito a imitare in tutto e per tutto il “genitore
spirituale” fino ad arrivare ad imitarlo anche nella
voce. La finalità di questa manipolazione, ci spiega
Hassan, è quella di creare tanti cloni del leader.
In pratica,
possiamo dire che l’adepto sottoposto a
manipolazione mentale cade in un profondo stato
regressivo ed inizia ad attivare, come il bambino
piccolo con i genitori dai quali è in tutto e per
tutto dipendente, meccanismi imitativi che lo
portano a voler pensare come il leader, ad agire
come lui, a sentire come lui, a parlare come lui, a
camminare come lui.
Steven
Hassan nella sua analisi dei processi di
manipolazione mentale riprende il lavoro di Edgan
Schein “,Coercive Persuasion”. Tutti e due,
comunque, si rifanno al modello di riforma del
pensiero di Kurt Lewin che descrive il processo di
controllo mentale suddividendolo in tre fasi:
1.
Scongelamento: il
processo di scomposizione della persona;
2.
Cambiamento: il
processo di indottrinamento
3.
Ricongelamento: il
processo di consolidamento della nuova identità
Steven
Hassan adatta ed espande questo modello. Vorrei
quindi concludere questo mio lavoro con la
descrizione schematica dell’autore dei tre stadi
dell’acquisizione del controllo della mente : (23)
1.
Scongelamento
a.
disorientamento/confusione
b.
privazione sensoriale
e/o sovraccarico sensoriale
c.
manipolazione
fisiologica
I.
privazione del sonno
II.
privazione della
privacy
III.
cambiamento di dieta
d.
ipnosi
I.
regressione
II.
visualizzazioni
III.
raccontare leggende e
metafore
IV.
doppi sensi
linguistici, uso della suggestione
V.
meditazione, litanie,
preghiere, canti
e.
portare la persona a
criticare la propria identità
f.
ridefinizione del
passato individuale (inculcare falsi ricordi,
dimenticare i ricordi positivi del passato)
2.
Cambiamento.
a.
creazione ed
imposizione graduale di una nuova “identità”
I.
formalmente con sedute
di indottrinamento
II.
informalmente da
membri, nastri, libri, ecc.
b.
uso di tecniche di
modificazione comportamentale
I.
premi e punizioni
II.
uso di tecniche blocca
– pensiero
III.
controllo
dell’ambiente
c.
manipolazione mistica
d.
uso di tecniche
ipnotiche o che alterano la mente in altro modo
I.
ripetizione,
monotonia, ritmo
II.
uso eccessivo di
salmodie, litanie, preghiere, ordini,
visualizzazioni
e.
uso di confessioni e
testimonianze, studi individuali, attività di gruppo
3.
Ricongelamento
a.
consolidamento della
nuova identità, abbandono della vecchia
I.
separazione dal
passato; diminuizione o eliminazione dei contatti
con famiglia e amici
II.
rinuncia a beni
importanti e donazione del patrimonio
III.
inizio di attività
della setta: reclutamento, raccolta fondi,
trasferimento e convivenza con altri membri
b.
nuovo nome, nuovo
abbigliamento, nuova acconciatura, nuovo linguaggio,
nuova “famiglia”
c.
appaiamento con nuovi
modelli guida, sistema del compagno
d.
l’indottrinamento
continua: seminari, corsi, ritiri
Nella
fase dello scongelamento, quindi, la propria
identità inizia a sciogliersi, a liquefarsi. Questo
accade nella fase del reclutamento. Durante il
cosiddetto indottrinamento inizia ad avvenire il
cambiamento che poi porta al ricongelamento nella
nuova identità settaria.
Aiutare una
persona che è stata manipolata mentalmente significa
quindi dover sciogliere il falso sé strutturatosi
attraverso la manipolazione e lavorare attraverso un
viaggio nella memoria alla riscoperta del sé più
autentico che nessun culto distruttivo, per quanto
potente, può cancellare del tutto.
NOTE BIBLIOGRAFICHE.
(1)
Francesco Barresi,
Aspetti Criminologici ed Investigativi del Satanismo
Criminale, in Manuale di Criminologia Clinica a cura
di Marco Strano, Firenze, SEE, 2003, 472
(2)
Op. cit., 472
(3)
Op. cit., 472
(4)
Marco Strano,
Criminologia, Sette Sataniche e Controllo della
Mente, in Manuale di Criminologia Clinica a cura di
Marco Strano, Firenze, SEE, 2003, 455
(5)
Op. cit., 455 – 456
(6)
Op. cit., 457
(7)
Op. cit., 457
(8)
Op. cit., 458
(9)
Op. cit., 458
(10)
Steven Hassan,
Mentalmente Liberi – Come uscire da una setta, Roma,
Avverbi Ed., 1999, 173
(11)
Op. cit., 173 – 174
(12)
Op. cit. 175
(13)
Steven Hassan, Che
cos’è il Controllo Mentale Distruttivo?, tratto dal
volume Releasing the Bonds, Freedom of Mind Press,
Somerville, MA, traduzione a cura di Martini nel
sito internet
www.xenu.com
dove tra l’altro ho trovato e consultato molti altri
documenti inerenti l’argomento.
BIBLIOGRAFIA.
Marco Strano,
Manuale di Criminologia Clinica, Firenze, SEE, 2003
Steven Hassan,
Mentalmente Liberi – Come uscire da una setta, Roma,
Avverbi, 1999
Steven
Hassan, Releasing the Bonds, Freedom of Mind Press,
Somerville, MA
BIBLIOGRAFIA
CONSULTATA.
Adolf
Guggenbuhl-Craig,
Al
di sopra del malato e della malattia, Milano,
Raffaello Cortina Editore, 1987
Angelo Zappalà,
Delitti rituali, Torino, Centro Scientifico Editore,
2004
Carlo
Serra, Proposte di Criminologia Applicata 2000,
Milano, Giuffrè Editore, 2000
Chiara Bini, Patrizia
Santovecchi, Figli di un Dio Tiranno, Roma, Avverbi,
2002
Ed Sander, La
Famiglia di Charles Manson – Gli assassini di Sharon
Tate, Milano, Feltrinelli, 1972
Francesco Barresi,
Sette religiose criminali – Dal Satanismo Criminale
ai Culti distruttivi, Roma, EdUP, 2000
Jean Vernette, La
Stregoneria oggi, Carnago (Varese), Sugarco
Edizioni, 1992
Marc Galanter,
Culti, Carnago (Varese), Sugarco Edizioni, 1989
Margareth Thaler
Singer, Le Sette tra noi, Jossey-Bass Publisher,
1995 – in sito internet
www.xenu.com
– tradotto da Martini
Mario Spezi, Le
Sette di Satana – Cronache dall’Inferno, Milano,
Sonzogno Editore, 2004
Massimo Introvigne,
Il lavaggio del Cervello: realtà o mito?, Torino,
Editrice Elledici, 2002
Robert I. Simon, I
Buoni lo sognano -I cattivi lo fanno, Milano,
Raffaello Cortina Editore, 1997
Verena Kast,
Abbandonare il ruolo di vittima – Vivere la propria
vita, Koinè – Centro Interdisciplinare di Psicologia
e Scienze dell’Educazione, Roma, 2002
William Sims
Bainbridge, Setta Satanica, Carnago (Varese),
Sugarco Edizioni, 1987