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Domande di Psicologia

Domanda di Bulimia

Mi abbuffo quasi ogni giorno

Julia

16-10-2015

Salve, sono una studentessa di intercambio in america latina. Ho sofferto in passato di questo disturbo ma me ne rendo conto solo ora che si e“ ripresentato con una frequenza che mi spaventa. Mi abbuffo quasi ogni giorno,e dopo cerco sempre un modo per sentirmi meno in colpa, che sia vomitare, esercizio o digiuno.. Non posso parlarne con la mia famiglia perche' mi rimanderebbero a casa, e mancano ancora 7 mesi, ma so che continuando cosi staro' sempre piu male, non riesco a smettere e non so se sia dovuto anche al fatto che non mi trovo bene con la mia famiglia ospitante.. Perfavore se qualcuno puo' darmi qualche consiglio lo faccia, sono disperata



Le risposte dei Professionisti

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19-10-2015  

Gentile Julia, cio' che lei descrive è un disturbo molto diffuso, a vari livelli di gravità. Il suo non trovarsi bene con la famiglia ospitante puo' essere solo la causa scatenante di una problematica piu' ampia. E' già successo, in passato. Bisognerebbe considerare insieme a lei cosa si porta dentro, quali sono le emozioni che la fanno star male. Solitudine, senso di vuoto, abbandono, scarsa fiducia in se stessa? Ha bisogno di "riempire" qualcosa con quelle abbuffate? Le consiglierei, per primo, a) parlarne col suo medico, il vomito prolungato potrebbe arrecare scompensi fisiologici; b) cercare uno psicoterapeuta nella sua zona che l'aiuti a comprendere le emozioni che si porta dentro e a gestirle. Se non lo trova, in queste situazioni potrebbero risultare utili anche colloqui online con uno psicoterapeuta che le ispira fiducia.In questo caso, sono disponibile. Buona giornata.



19-10-2015  

Ciao Julia, posso immaginare come puoi sentirti...lontana da casa e abbattuta per il disturbo che lamenti…tra l'altro le abbuffate e le varie condotte compensatorie come il vomito, i digiuni, l'eccessivo esercizio fisico, ecc... mettono a dura prova tutto il tuo organismo e sono anche fisicamente molto debilitanti.

Probabilmente, se questo disturbo si è ripresentato e la sua frequenza è aumentata, potrebbe esserci qualcosa nel presente che ci sta sotto, che ti fa soffrire e che si esprime scatenandoti tutte queste dinamiche e questi sintomi. Forse qualcosa che non accetti e / o qualche aspetto emotivo non elaborato del quale non hai piena consapevolezza (tu stessa ipotizzi che il fatto che non ti trovi bene con la famiglia ospitante potrebbe essere collegato).

Sembra che tu senta il bisogno di parlarne con la tua famiglia, ma l’ipotesi che poi ciò possa farti allontanare dal tuo obiettivo, per il quale mancano ancora 7 mesi, ti fa desistere e ti fa sentire come intrappolata. Sembra anche che tu abbia una buona consapevolezza che la situazione è piuttosto difficile e che da sola, in questo momento, non puoi farcela a gestirla efficacemente.

Mi si affacciano alla mente diverse domande, alcune sono queste che ti scrivo: Pensi che parlarne con qualcuno, magari con uno psicologo del consultorio, potrebbe essere fattibile per te? Magari, dopo che hai trovato un aiuto, poi ti sentiresti di condividere il problema anche con la tua famiglia senza avere la paura di rischiare di dover tornare a casa e questo ti toglierebbe un peso? Hai qualche amica con cui parlare della situazione e con cui condividere i pasti della giornata?

Mi sento di dirti di continuare a fare quello che hai fatto anche qui: ovvero di proseguire nella tua richiesta d’aiuto e di portarla avanti non solo in rete, ma anche nella vita reale. Una volta che avrai tamponato l’emergenza e la situazione sarà tornata alla normalità, potresti iniziare un percorso volto a capire come mai in certi momenti tendi a ricadere in queste dinamiche e in questi sintomi. Un percorso diverso, non più orientato alla gestione della fase acuta, ma rivolto alle cause, alla prevenzione di eventuali ricadute future.

Un caro saluto.



19-10-2015  

Buongiorno Julia.  

Ci racconta di un disagio di adattamento nel nostro paese in funzione della famiglia ospitante con la quale non si trova bene.

Il suo sintomo "le abbuffate" e le relative conseguenze si è riattivato quale disturbo già inconsapevolmente utilizzato per far fronte alle dinamiche forse familiari o di contesto già vissute in passato e da lei per forza di cose  ( per età o altro) non riconosciute ed elaborate.

Ora è per lo meno consapevole del disagio psichico e fisico e questo già è positivo al fine di poter correttamente affrontare il problema che probabilmente ha una origine nel passato.

Il cibo viene utilizzato a volte per riempire un "vuoto" interiore altrimenti sentito come incolmabile salvo poi sentirsi in colpa e quindi subirne il tornaconto negativo.

In questa sede non possiamo indicarle una "ricetta" che magicamente le risolva, ora, il disagio che andrebbe invece affrontato in una giusta sede psicologica e psicoterapeutica nella quale lei possa affrontare le dinamiche psichiche ed il loro sviluppo all'interno della sua storia e della sua persona.

Considerato però che ha potuto osservare quanto il contesto della famiglia ospitante non sia per lei adeguato perchè non riflette sulla possibilità di cambiare qualcosa, anche se per pochi mesi?

E' anche importante che lei possa condividere al meglio il suo tempo libero  con gli amici e renderlo gratificante  in risposta ai suoi desideri. 

Un caro saluto



21-10-2015  

Ciao Julia ho letto con attenzione quello che mi hai scritto. Tra le righe hai già dato risposta al tuo disagio, ma forse c'e' bisogno di una certa elaborazione da parte  di una persona esterna. Le esperienze di interscambio e quindi anche quelle famose di Erasmus , sono delle esperienze sicuramente arricchendo , ma , come ogni cosa, c' è il rovescio della medaglia.

Spesso capita anche di non mangiare quando si è in " casa d'altri " . Quello che vorrei  chiederti è quello di non perdere di vista l'obiettivo per cui sei andata in America latina. Guardare al momento , a a volte ci fa perdere di vista l'obiettivo è quindi la modalità per raggiungerlo , ma anche il punto di partenza, per cui abbiamo intrapreso questo cammino. Si parla di " sabbie mobili" quando ci arenato e non mandiamo oltre.

Quello che ti consiglio è di pensare che 7 mesi finiscono presto e quindi concentrati su quello che puoi imparare perché ogni cultura ha un suo patrimonio , che non sempre coincide col nostro. Non perdere tempo a farti del male , ma salta l'ostacolo con tanta buona volontà e soprattutto cambia gli " occhali" con i quali vedi quella famiglia , in fondo e' solo una famiglia ospitante e la tua ti spetta a braccia aperte .

Un abbraccio



22-10-2015  

Salve Julia, 

lei descrive i sintomi di un disturbo del comportamento alimentare, riferisce di provare disagio e di aver già notato in passato questa tendenza a ricorrere massicciamente al cibo. Visto che dice di non trovarsi bene con la famiglia che la ospita in America Latina è plausibile che stia rispondendo ad uno stress particolarmente forte attraverso quello che in prima istanza sembrava essere un antidoto alla sofferenza. Da queste considerazioni mi sento di consigliarle di richiedere assistenza psicologica nel luogo in cui si trova, molti professionisti Italiani poi offrono consulenza a distanza. La disperazione in cui lei dice di essere è un segnale che porta nella direzione di trovare un confronto con un professionista, che al di la della gestione dello stress del momento potrà aiutarla a chiarire le radici del suo disagio.

Distinti saluti.



26-10-2015  

Gentile Julia,

disturbi come il suo sono spesso brillantemente risolti dagli psicologi che utilizzano la Terapia Strategica Breve per cui le consiglio di consultarli. E' possibile che come lei ha ipotizzato possano influire i rapporti con la famiglia ospitante, ma anche questo aspetto è migliorabile attraverso il contatto con uno psicoterapeuta. Inoltre le terapie brevi sono spesso molto veloci e pertanto economiche.

Cordiali saluti  



26-10-2015  

Gentilissima,

essere consapevole di avere una difficoltà e poter chiedere aiuto, anche se solo online, è certamente l'inizio di un percorso di guarigione, ma da soli non sono sufficienti...Ti suggerisco di rivolgerti appena possibile ad uno psicoterapeuta della città in cui vivi adesso, eventualmente presso un consultorio o anche una scuola. Quando tornerai in Italia, ne parlerai con la tua famiglia e insieme deciderete come intervenire e quale specialista contattare.

Resto a disposizione



26-11-2015  

Salve Julia

nella sua città può cercare un centro per disturbi alimentari e le posso suggerire anche un'equipe che fa consulenze via skype (coachindipendenze.it). Mi dispiace che lei stia male adesso e capisco che è molto lontana dalla sua famiglia quindi può essere difficile. 

Potrebbe provare a fare la pratica del pasto consapevole. Se desidera ne possiamo parlare. Occorre cmq anche una psicoterapia perchè lei ha una problematica di questo genere già nella sua anamnesi quindi evidentemente è una modalità a cui ricorre nei momenti più difficili o di passaggio. 

Sono a sua disposizione



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