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Comunicazione 



Giochi che favoriscono la comunicazione e la relazione

Per riuscire a comunicare con un bambino, soprattutto un bambino con esigenze particolari, occorre entrare nei suoi spazi, nei suoi luoghi, utilizzando dei mediatori. Il gioco costituisce forse uno dei mediatori più importanti.

Tutti i giochi possono essere adattabili a situazioni e contesti diversi in modo da semplificarli o arricchirli secondo l’età, le caratteristiche dei partecipanti, lo spazio che si ha a disposizione.
Se analizziamo i tanti approcci educativi, rieducativi e perfino riabilitativi, troviamo che il gioco è sempre presente.
Dall’attività psicomotoria semplice alla psicomotricità relazionale, dalla stimolazione precoce, alle attività educative e allo sport, dalla ninna nanna alle fiabe e alle narrazioni strutturate.
Gli oggetti, anche i più semplici (bottoni, spille, nastri colorati, sassi, ecc.) diventati giocattoli, stimolano la fantasia e la creatività, suggerendo idee sempre nuove di giochi.
Il gioco non è limitato a un periodo della vita, cioè all’infanzia, ma coinvolge un ampio campo di applicazioni e soprattutto nel rapporto educativo con soggetti minori e adulti con problematicità diverse, si è rilevato uno strumento sempre più utile per la didattica terapeutica, l’apprendimento e la riabilitazione.
Il gioco, quindi è adattabile a tutto e a tutti.
Non esistono giochi per ciechi, sordi o muti, esistono soltanto giochi, che in base all’abilità e alla creatività dell’operatore vengono adeguati ai bisogni dei partecipanti.
In questo processo non è tanto importante il gioco come puro e semplice strumento tecnico di espressione, quanto la disposizione ludica dell’individuo che gioca sul piano dell’illusione “cosciente”, mai del tutto sganciata dalla realtà.
In educazione e riabilitazione, il gioco se accompagnato da narrazioni, aiuta l’individuo a trasformarsi in protagonista di un’azione (come nel teatro) e a trasformare in parte la realtà (come nei sogni).
Freud riteneva che il bambino giocasse non solo per ripetizione piacevole, ma anche per riuscire a elaborare vissuti dolorosi e traumatici.
Giocando i bambini esteriorizzano tutte le situazioni eccessive per il loro Io debole e quindi elaborano diverse possibilità di adattamento alla realtà.
Quello che interessa è fare in modo che il bambino o ragazzo, in situazione di handicap o no, si appropri di nuovi vissuti, di nuove esperienze sul piano fisico e emotivo e possa rielaborale come e quando vuole, garantendogli “rischio” e “sicurezza”.
Spesso si tende a focalizzare l’attenzione solo sull’handicap, rare volte si considera l’originalità dei bambini diversamente abili.
Vorrei sottolineare che l’idea che sta dietro a “Questo gioco non si fa perché Marco è cieco”, di fatto, rende Marco doppiamente cieco… e il cammino verso la vera conoscenza di Marco diventa molto più difficile.
La prospettiva cambia completamente se la presenza di Marco fa ipotizzare : “Come possiamo fare questo gioco includendo Marco?”
Dare dei ruoli passivi a bambini con disabilità non significa integrazione. Il miglior adattamento possibile è quello che non si percepisce, ma quello che prevede che tutti i bambini più fragili possano assumere qualsiasi ruolo.
Sta quindi all’operatore/adulto di riferimento sensibilizzare il gruppo in modo che gli adattamenti vengano accettati come parte della comprensione di una realtà sociale.
Cercare soluzioni per la partecipazione collettiva presuppone una grande sfida, che coinvolge più attori come, per esempio, nella realtà scolastica.
Giocare significa gioire, ridere, discutere, comunicare, accordarsi, stabilire strategie e molto altro. Un’esperienza di vita che fa parte dell’educazione dell’individuo.
Quando si escludono i bambini diversamente abili da un gioco, a causa del loro handicap, della loro differenza, si privano di una fonte di relazione e di formazione di cui hanno diritto, con ripercussioni negative sul loro sviluppo emotivo, psicologico e processo maturativo.
Ciò avviene, purtroppo molto spesso. Si è rilevato che molti adolescenti in situazione di handicap non sanno giocare, non hanno mai condiviso i giochi abituali con i coetanei e quindi le loro risposte motorie e soprattutto emotive e relazionali sono molto lontane dalle loro potenzialità, con effetti importanti rispetto alla loro integrazione sociale.
E’ quindi necessario, lavorare sulla convivenza nelle diversità, di educare con le diversità, come base di futuri atteggiamenti di rispetto reciproco.
Spesso un bambino disabile, presenta una ridotta capacità di esplorazione e/o di gioco spontaneo, che a volte gli impedisce l’uso delle sue originali facoltà.
I bambini con deficit gravi, difficilmente riusciranno a giocare con giochi molto strutturati, mentre trarranno grande piacere da elementi semplici, come l’acqua o la sabbia, piacere tra l’altro condiviso dai coetanei “normali”, quando ancora non sono stati inquinati dal gioco “oggetto”.
I giochi simbolici e le fiabe svilupperanno nei bambini diversamente abili l’immaginazione , aiutandoli a superare le frustrazioni e le paure.
I bambini con importanti disturbi del linguaggio, possono comunque esprimere i loro sentimenti e le loro sensazioni attraverso attività che non dipendano dalle parole.
Sta quindi, alla sensibilità e all’ abilità dell’adulto la responsabilità di trovare le risorse e i mezzi più appropriati per sviluppare nei minori in carico le potenzialità presenti, ma soprattutto metterli nella condizione di vivere situazioni ludiche e relazionali emotivamente importanti per la loro vita futura.

Quando si lavora con dei minori che devono essere “formati”, la responsabilità del ruolo educativo deve essere sempre presente, così come l’attenzione e l’osservazione nei confronti del singolo e del gruppo non possono “calare” di intensità e impegno.
L’educatore è un motore di cambiamento, questo può spaventare, ma rappresenta anche una grande ricchezza a livello professionale e soprattutto umano.





Bibliografia


• AA.VV. “Cosa Costruisco”, Edizioni Usborne
• AA.VV. “Giocare con le mani” Editrice La Coccinella
• Bermole A., Dal Porto M.G., Moretto L. “Verso una pedagogia olistica - Tecniche partecipative attive” Bulzoni Editore
• Dario Ianes “Didattica speciale per l’integrazione” Ed. Erickson
• Dario Ianes, Mario Tortello “La qualità dell’integrazione scolastica” , Ed. Erickson
• Marconi L. “ Giochiamo - Cento idee per le feste dei bambini” Edizioni Sipiel
• Piantoni C. “ Espressione Creativa per i più piccoli” Editrice La Scuola
• Reali F. G., Barbiero N. “Il giardino dei giochi dimeneticati” Salani Editore
• Schmidtchen S., Erb A. “ Il fenomeno del gioco” Il puntoemme/Emme Edizioni
• Sigrid Loos, Ute Hoinkis “Handicap? Anche noi giochiamo!” Ed. Gruppo Abele
• Zavalloni G., Papetti R. “I giocattoli dei popoli” Macro Edizioni



Dott.ssa Eva Lucchesi Tagliabue
Sesto San Giovanni (MI)

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