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Domande di Psicologia

Domanda di Famiglia e bambini

Temo che mio figlio di 5 anni soffra di un disturbo comportamentale

Valeria
Salve, temo che mio figlio di 5 anni soffra di un disturbo comportamentale. Dalla nascita del suo fratellino (2 anni fa) è diventato molto geloso, irascibile, ossessivo. A volte mi guarda di traverso e, se gli sorrido, mi urla che non devo ridere (come se lo stessi prendendo in giro). I suoi amichetti gli si avvicinano e lui sembra non voler/poter ricambiare l'affetto... Soprattutto è molto irascibile, fa capricci per niente (vere crisi isteriche), non credo sia tutto imputabile alla gelosia nei confronti del fratello, verso il quale mostra pertanto affetto (si preoccupa per lui se piange). Le maestre mi hanno solo parlato di "capricci e litigiosità" e nient'altro. A livello linguistico non ci sono grossi problemi, a volte balbetta un pò, e si infuria quando non riesce a esprimersi o ha l'impressione che non lo capiamo. Inoltre provoca continuamente, come se cercasse continue occasioni di scontro, specie con me. Il mio istinto di madre mi consiglia di approfondire, mi appello prima a Voi psicologi per avere suggerimenti ulteriori. Grazie


Le risposte dei medici

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11-12-2007  
Gentile Valeria, le manifestazioni che ci descrive relativamente a suo figlio ci fanno pensare ad una reazione molto chiara ed esclusivamente di gelosia che suo figlio sta manifestando a seguito della nascita del fratellino. Per quanto possa risultarle strano, il fatto che si mostri "scontroso" con lei e non con il fratellino potrebbe essere il risultato di una elaborazione in realtà molto matura e che ha un significato ben preciso: non è arrabbiato col fratellino in quanto non lo ritiene direttamente "colpevole" ma piuttosto con lei, ovvero con la madre, di cui ha paura di perdere in parte o del tutto l'affetto e la considerazione. Accolga le paure di suo figlio, ci parli molto apertamente, ma soprattutto faccia qualcosa in più, ovvero si ritagli dei momenti della giornata dove suo figlio maggiore possa essere solo con lei, andare da soli al parco o a fare qualcos'altro che a lui piace molto, lo faccia sentire "il più grande" senza caricarlo minimamente di responsabilità "genitoriali" (tipo accudire il fratellino), e vedrà che, come in quasi tutti i casi che vedono due figli dell'età dei suoi, con il tempo le cose si sistemeranno. Non si preoccupi troppo di essere una madre impeccabile, anzi, come scriveva D.W. Winnicott, famoso pedagogista e psicoanalista inglese, cerchi di essere piuttosto una "Madre sufficientemente buona" e non perfetta, ovvero senza troppa paura di sbagliare.

Dott. Manuele Matera
11-12-2007  
La nascita di un fratellino provoca sempre la necessità di creare nuovi equilibri all'interno di un nucleo familiare e soprattutto all'interno della relazione diadica tra il bambino e chi si occupa di lui (in genere la madre); non si tratta quindi semplicemente di un nuovo membro familiare che si "aggiunge" al nucleo precedente, ma è necessaria una vera e propria "riorganizzazione" dei rapporti che tenga conto del nuovo arrivo. Talvolta questo processo può risultare difficoltoso a causa di svariati motivi che riguardano le caratteristiche specifiche del nucleo familiare in questione e che vanno indagate caso per caso, nonchè le caratteristiche particolari del bambino. In generale comunque si può dire che è positivo cercare di coinvolgere attivamente e responsabilizzare il piccolo nella cura del nuovo nato, un pò come se la mamma avesse bisogno del suo aiuto per far fronte a questo nuovo impegno, che deve essere considerato non un suo impegno esclusivo, ma un impegno di tutto il nucleo familiare, bambino compreso. Questo dovrebbe servire a farlo sentire meno escluso dal nuovo rapporto madre/fratellino e a ridurre quindi la gelosia e i comportamenti disadattivi ad essa collegati.

11-12-2007  
Ha ragione Valeria, il suo istinto di madre non si sbaglia, da quello che descrive i comportamenti del suo bambino non sono imputabile esclusivamente alla nascita del fratellino, quello può essere l'evento scatenante. La situazione necessita sicuramente di approfondimenti clinici perchè a questa età è difficile giungere a diagnosi certe. E' meglio affidarsi a un centro di neuropsichiatria infantile o ad uno psicologo specializzato in terapia infantile, per iniziare un periodo di osservazione e se necessario sottoporre il bambino a tests specifici per la sua età che serviranno per avere un quadro clinico più chiaro o per escludere eventuali patologie. La cosa importante in questi casi è non far passare troppo tempo e affidarsi a specialisti e/o centri infantili di provata competenza e professionalità. Auguri

Dott.ssa Maria Galantucci
Monza (MB)
Collaboratrice di Psicologi Italia
11-12-2007  
Gentile Signora, da quello che dice mi sembra di capire che il suo rapporto con suo figlio sia abbastanza conflittuale. Fare delle ipotesi a dstanza è abbastanza azzardato, ma se lei sente che ci sono dei problemi nel rapporto con lui sarebbe meglio che lei approfondisca con l'aiuto di uno psicologo. L'unico suggerimento che le posso dare è di non considerare suo figlio come un "bambino con problemi comportamentali". Il problema è un problema di relazione tra lei e suo figlio. Perchè rischia al contrario di scaricare su di lui tutte le incomprensioni del rapporto. Rischia di portare suo figlio dallo psicologo per "raddrizzarlo", per farlo essere meno ossessivo, più gentile, meno capriccioso, etc, etc, etc. Cordiali saluti

Dott. Marco Ventola
Roma (RM)
Collaboratore di Psicologi Italia
11-12-2007  
Gentilissima Valeria, senza voler sottovalutare l'utilità di una diagnosi precoce di un "disturbo comportamentale", la inviterei prima a riflettere sulla "normalità" del comportamento del suo bambino. La gelosia scatenata da una nascita non solo è comprensibile, direi quasi che la competizione per l'amore dei genitori è per i bambini "funzionale". A volte questa gelosia può prendere la forma di rabbia nei confronti del nuovo nato, altre può provocare "regressioni" a fasi di sviluppo precedente (per esempio molti bambini ricominciano a fare la pipì a letto). Di solito il comportamento "modificato" rappresenta un tentativo disperato e goffo di ottenere maggiore attenzione e rassicurazione. Mi sembra importante considerare che dietro la rabbia di solito c'è dolore o paura. in questo caso potrebbe essere paura di perdere l'amore dei genitori o dolore per la sensazione di non poter competere con un bimbo così piccolo, indifeso e sicuramente affascinante per mamma e papà. Ovviamente sono solo ipotesi, le scrivo perchè mi sembra pericoloso etichettare un comportamento come "disturbo" senza prima chiedere un parere a degli esperti. Non che non possa esserlo, ovviamente, mi chiedo però se a volte non sia più semplice immaginare un disturbo in un comportamento difficile da gestire come l'aggressività o la gelosia. Tanto più quando il bersaglio principale di tale aggressività siamo noi stessi. Spero di esserle stata utile. Cordiali saluti

Dott.ssa Laura Bongiorno
11-12-2007  
Cara Valeria, i bambini spesso fanno "sintomi" per dire ciò che non riescono a dire con le parole. A volte esprimendo dietro a quei comportamenti il proprio disagio o quello dei genitori per qualcosa che ha diritto di essere approfondito. Il suo istinto di madre le dice una cosa importante. Le dice di trovare un modo per ascoltare e tradurre ciò che suo figlio prova a modo suo a dire. Senza allarmarsi, poichè questo è proprio il modo di comunicare dei bambini, sarebbe utile trovare uno psicoterapeuta familiare esperto con cui fare una consulenza familiare per poter dar voce a ciò che suo figlio sta tentando di comunicare. Sicuramente sarà un'esperienza importante per tutta la sua famiglia. Buon cammino a lei a ai suoi cuccioli d'uomo.

Dott.ssa Silvia Garozzo
11-12-2007  
Salve Valeria, la nascita di un fratellino/sorellina ed il naturale conseguente "allontanamento" fisico ed emotivo da parte della madre costutuiscono una delle prove più dure per ogni bambino. Da "centro del mondo materno", ci si trova di colpo relegati in una posizione più marginale e tale nuova situazione, oltre a causare grande rabbia e sofferenza, costringe ad un faticoso riadattamento ed allo sviluppo di nuove abilità. Parlare di "disturbo" mi sembra eccessivo se non addirittura pericoloso ed il particolare momento va considerato come una normale fase di crescita, senza nulla togliere alle difficoltà che ne derivano. Probabilmente il bambino è arrabbiato con lei, Valeria, per le cure che dedica al fratellino e ciò mi sembra assolutamente normale. Non sa ancora gestire le forti emozioni ed i sentimenti e a 5 anni non è affatto strano. A questa età è fondamentale la figura del padre (o di un altro adulto cui il bambino è legato), che aiuti nella separazione psicologica dalla madre e nel controllo delle emozioni, senza che venga a mancargli l'affetto di cui ha bisogno ("la mamma ora ha da fare, ma c'è il papà (o chi per lui). Quando avrà finito giocherete un po' insieme"). Lei, insieme a suo marito, dovrebbe cercare di non vivere questo momento come un problema del bambino, ma come un momento di transizione e riadattamento di tutto il vostro sistema familiare. Fategli sentire il vostro affetto e coinvolgetelo nel prestare cure e coccole al fratellino. Coinvolgetelo anche nei giochi con il piccolo; lo aiuterete a ridimensionare il sentimento di esclusione e di deprivazione da cui deriva la sua rabbia. Attraverso questi comportamenti (e non con parole e discorsi) il bambino potrà accettare più facilmente la sua nuova posizione all'interno del nucleo familiare.

Dott. Giannantonio Cassisi
11-12-2007  
Cara Valeria, l'istinto e la sensibilità di una madre difficilmente ingannano. Sono trascorsi due anni dalla nascita del fratellino e ritengo che addebitare a questo fatto i comportamenti ancora in atto di suo figlio sia un po' pericoloso.Generalmente la gelosia nei confronti dei nuovi arrivati ha una sua evoluzione fisiologica che si risolve nel giro di mesi, non di anni. L'irascibilità e la ricerca di occasioni di scontro, soprattutto nei suoi confronti, e la difficoltà a ricambiare l'affetto dei suoi amichetti mi suggerisce un disagio psicologico di suo figlio che ha bisogno di essere accolto e aiutato. Pertanto ritengo utile che lei e suo marito vi rivolgiate a operatori specializzati per avere una valutazione e un consiglio competenti. Auguri

Dott.ssa Marina Ferzetti
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