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Mi gioco la vita: profilo del giocatore d'azzardo patologico


Caratteristiche peculiari del gioco d'azzardo patologico e possibilità di cura

 “Se oggi vinco non gioco più”. Ma la vincita tanto bramata non arriva mai, e se arriva, non placa il desiderio di giocare e ri-giocare nuovamente. I soldi e le vincite sono utilizzati sempre e solo sul tavolto da gioco, nelle macchinette, su internet o nelle varie schedine.

Spesso ci chiediamo cosa spinge una persona a giocarsi stipendio, casa, oggetti di valore (economico ed emotivo) e soprattutto, relazioni sociali.

Perchè alcuni sviluppano una vera e propria dipendenza dal gioco d'azzardo (esattamente come la droga e l'alcol) e altri no? Quali sono i confini esistenti tra il gioco d'azzardo inteso come divertimento e quello patologico?

Tutti noi abbiamo delle caratteristiche assolutamente uniche e differenti. Ciò che concorre a definire ciò che siamo sono dei fattori certamente genetici, che possediamo fin dalla nascita, familiari e sociali. Sono elementi determinati geneticamente la ricerca di sensazioni forti, l'atteggiamento verso il rischio per citarne alcune. Oltre a questi caratteri con cui “veniamo al mondo” la nostra personalità e le nostre inclinazioni si sviluppano e vengono anche influenzate dal continuo scambio con il mondo esterno, inteso dapprima come la famiglia e man mano che si cresce e si hanno contatti più estesi la società in generale. Le dinamiche e la storia della famiglia ci coinvolgono direttamente: dunque avere genitori o parenti che giocano o che attribuiscono eccessivo valore ai simboli materiali piuttosto che agli affetti per esempio, possono costituire degli elementi predisponenti al gioco. Anche il tipo di società che ci circonda può contribuire allo sviluppo di una dipendenza come il gioco d'azzardo patologico. Pertanto avere ad un facile accesso slot machines, gratta e vinci, schedine, sale da gioco, nonché internet con una vasta scelta di giochi d'azzardo, sicuramente non aiuta le persone che già possiedono inclinazioni di questo tipo.

Un altro punto importante è capire quando “allarmarsi”. Come si diceva poco fa bisogna distinguere il gioco attuato come divertimento, dal gioco che si mette in atto come “compulsione” e dunque che costituisce una vera e propria patologia.

Il gioco non è più un divertimento quando diventa un bisogno imprescindibile e la sua assenza provoca stati di malessere. Dunque non c'è più il “vado a giocare per rilassarmi o passare del tempo” ma c'è il “vado a giocare perchè devo, non posso più farne a meno”. La frequenza con cui si gioca cresce inevitabilmente sino a occupare tutta la giornata del giocatore, che si assenta da scuola o dal lavoro preso dalla morsa del gioco e trascura vita sociale ed affetti. Il gioco inizia a rappresentare l'unica fonte di interesse e di apparente piacere e prevale su tutti gli altri interessi. La persona è talmente assorbita dal gioco e dalla dipendenza da questo che non vede più passare le ore, e spesso, si assenta da casa per giorni, abitando bische clandestine e sale da gioco senza freni. Le relazioni che prima animavano la vita del giocatore, ora vengono completamente trascurate e hanno senso solo nella misura in cui servono a rimediare altro denaro da impiegare nel gioco d'azzardo. A volte le persone possono persino commettere piccoli furti, anche nella loro stessa casa, rubando per esempio dal portafogli di un familiare, oppure indebitarsi con amici, conoscenti e banche.

Nei casi più gravi pur di continuare a giocare (e talvolta a causa dei debiti accumulati) la persona può arrivare persino a mettere la propria casa sul tavolo da gioco, a scommettere la fede nuziale, perdendo così ogni limite e contatto con la realtà.

La patologia si configura dunque come un crescendo: si inizia giocando sporadicamente, per arrivare più o meno rapidamente ad una frequenza ed intensità di gioco che si estendono a tutte le ore del giorno e della notte. E allora davvero la posta in gioco non sono più solo i soldi e i beni materiali, ma la stessa vita del giocatore, che è messa a repentaglio. Non esistono più contatti con l'esterno, scambi relazionali (che non abbiano lo scopo del gioco), non esistono più scuola o lavoro, si arriva a perdere tutto. Sino ad arrivare nei casi più gravi a tentativi di suicidio.

Cosa si può fare quando una persona vicino a noi manifesta questa patologia?

E' molto arduo convincere un giocatore in “fase attiva” (ovvero che si trova ancora addentro alla patologia e al gioco d'azzardo) a farsi aiutare. Solitamente è il giocatore stesso che ad un certo punto decide che vuole uscirne, perchè “ha toccato il fondo”.

Naturalmente questa espressione acquista per ognuno un significato diverso. Si può sentire di aver toccato il fondo quando la moglie o il marito ti abbandonano a causa del gioco, quando ci si dimentica di un appuntamento o di un'occasione importante con i propri familiari (capita di non arrivare in tempo alla nascita di un figlio a causa del gioco), quando si perde il lavoro. In ogni caso se e quando arriva quel momento si inizia a mettere a fuoco di aver bisogno di un aiuto esterno per poter spezzare il circolo vizioso del gioco.

E allora si apre un spiraglio. Attraverso cui le persone che stanno vicino al giocatore possono “entrare” cercando di riportare la persona alla relatà. Innanzitutto prendendo contatto con delle strutture o associazioni specializzate in questo campo.

Ormai da tempo il gioco d'azzardo compulsivo è riconosciuto come una dipendenza ed una vera e propria patologia. Perciò esistono enti in grado di aiutare sia le persone affette da tale patologia che i familiari.

Spesso infatti anche i familiari necessitano di un supporto emotivo-psicologico e per capire come comportarsi con il proprio congiunto durante il percorso di cura, per agevolare la sua “astinenza” dal gioco (per esempio sulla gestione del denaro in famiglia).

Inoltre alcune associazioni prevedono a fianco del percorso psicoterapico anche un sostegno legale nei casi in cui i debiti di gioco hanno raggiunto cifre elevati e preoccupanti.

Il gioco d'azzardo compulsivo è una patologia molto severa. E se ci si rende conto che qualcuno vicino a noi ne è affetto è necessario entrare in contattato con strutture e persone che lavorano in questo ambito per capire come poter iniziare ad avvicinare il giocatore al percorso di cura.



Dott.ssa Caterina Laini
Rho (MI)
Milano (MI)

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