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Le donne e i contesti del disagio


Lo stalking come violenza sulle donne

LE DONNE E I CONTESTI DEL DISAGIO

 

Quando parliamo di stalking, facciamo riferimento a una disparità di percezione tra il molestatore e il molestato sul significato della relazione, ovvero un malinteso relazionale che porta il primo a non comprendere l’illeicità dei suoi comportamenti e che lo conduce a mettere in atto azioni che vengono sia percepite dalla vittima come intrusive, ma allo stesso tempo si rinforzano dai suoi tentativi di difendersi. 

È verso la fine degli anni Ottanta, a seguito degli eventi che videro protagonisti personaggi come Andy Warhol e John Lennon, che il fenomeno dello stalking iniziò a suscitare parecchio interesse, al punto che nel 1990 gli Stati Uniti d’America adottano in California la prima legislazione anti-stalking al mondo, a cui poi fecero seguito anche Inghilterra, Canada e Australia. Ad oggi, lo stalking è un reato penalmente perseguibile: il 23 febbraio 2009 in Italia, il Governo costituì l’art. 612 bis del codice penale, che introdusse una nuova fattispecie di reato, ovvero le “Misure contro gli atti persecutori”.

Nella lingua inglese, il verbo To stalk ha radici nel linguaggio che si adotta nella caccia, indicando l’accerchiamento di una preda, in modo tale da non poterle dare più una via d’uscita. In Italia questo termine è strato letteralmente tradotto con “Sindrome del molestare assillante”, che implica una “…serie di comportamenti ripetuti ed intrusivi di sorveglianza, alla ricerca di un contatto e di comunicazione nei confronti di una persona, conosciuta o sconosciuta, che risulta infastidita e/o preoccupata da tali attenzioni o comportamenti.” (cit. Galeazzi G.M. & Curci P., Sindrome del molestatore assillante (stalking): una rassegna, Journal of Psychopathology, 2001). La peculiarità di questa descrizione, sta nel dipingere il contesto emotivo e relazionale tra vittima e persecutore che, leggendo la comunicazione in modo distorta, trasforma la risposta della preda in un assenso.

Per poter parlare di “Sindrome del molestatore assillante” è quindi necessario che oltre allo Stalker – che investe un individuo-bersaglio di una fissazione ideo-affettiva assai intensa – e alla vittima o stalking victim – che subisce le azioni dello stalker e le vive come una minaccia – è necessario che siano presente anche dei comportamenti ossessivi, controllanti e che ricercano un costante contatto e che devono essere percepiti soggettivamente dalla vittima come comportamenti che vanno oltre l’inappropriato, sulla base della sua tolleranza, del carattere e della sua reattività. È importante ricordare che non sono le singole azioni a essere valutate come persecutorie, ma la pervasività e la loro reiterazione nel tempo, al punto da indurre nella vittima un senso di ansia e di pericolo e un grave stress emotivo.

Vediamo ora i comportamenti tipici messi in atto nei fenomeni di stalking. Ne distinguiamo tre tipologie: le Comunicazioni indesiderate: sms, lettere o email inviate alla vittima o ai suoi cari; i Contatti indesiderati: appostamenti sotto casa, pedinamenti, frequentazioni di luoghi abituali; e infine i Comportamenti associati: sono azioni messe in atto per dimostrare alla vittima il controllo che lo stalker ha su di lei, quindi possiamo ritrovare utilizzo della carta di credito, ordinazione di prodotti non richiesti, cancellazione di servizi, ecc.

È possibile anche che tra i due soggetti non vi siano dei contatti fisici diretti e/o indiretti, ma che il tutto avvenga nel mero spazio virtuale. Quando avviene ciò è possibile parlare di cyberstalker e di stalking online, che può considerarsi l’unica modalità o la modalità privilegiata dello stalker per controllare la sua vittima. I comportamenti virtuali messi in atto riguardano principalmente minacce, furto d’identità, monitoraggio, false accuse e manipolazione di dati sensibili, che hanno lo scopo di diffamare e danneggiare la reputazione della vittima. In ogni caso, il comune denominatore è che tali azioni siano indesiderate, ripetute, ossessive e talvolta illegali.

 Da quanto detto finora una domanda sorge spontanea: ma chi sono questi stalker? Da dove provengono? Perché lo fanno? E soprattutto, perché quella vittima? Dagli studi finora effettuati, si sono distinte cinque tipologie di stalker e sei di vittime, che si basano sul rapporto intercorso con la vittima:

Ex partner/il respinto: è colui che tenta di ristabilire la relazione affettiva con la vittima una volta terminata. Qui i vissuti abbandonici sono talmente importanti che lo portano a mettere in atto una serie di strategie per vendicarsi e/o riallacciare i rapporti in modo spesso pericoloso, perché egli oscilla tra il polo dell’innamoramento perduto e il polo della vendetta e della rabbia.

Tra le vittime troviamo la categoria degli Ex intimi, ovvero molto intuitivamente coloro che hanno avuto una relazione sentimentale (sessuale o meno) con lo stalker. Sono spesso donne che non denunciano il fatto alle autorità per paura di maggiori ritorsioni o perché credono di avere una qualche colpa nell’interruzione del rapporto. Solitamente, più il legame tra i due era profondo, maggiore è la violenza messa in atto.

Il corteggiatore inadeguato: è un individuo che non è in grado di instaurare una sana relazione sentimentale e neanche di accettare un rifiuto. Si rivolge a più vittime quasi contemporaneamente.

La vittima accidentale, è spesso Il conoscente occasionale, per cui dopo un casuale incontro o il fallimento di un’amicizia vedono l’instaurarsi di comportamenti persecutori. Spesso sono uomini e la durata delle molestie è più breve rispetto ad altre situazioni.

Un’altra categoria di vittime, possibilmente presente anche tra “i bisognosi d’affetto” e “i molestatori rancorosi” sono le Personalità pubbliche e cioè persone note nel jet set di entrambe i sessi.

Il bisognoso d’affetto: tenta di instaurare una relazione affettiva con chi lo attrae e che (crede) ricambi tale interessamento, soprattutto in ambito professionale e più specificamente all’interno delle relazione d’aiuto (medico, paziente, psicoterapeuta, avvocato,…). Infatti, fraintendendo l’offerta d’aiuto con un interesse affettivo, egli distorce la realtà interpretando il suo rifiuto come una risposta temporanea che muterà all’intensificarsi delle sue insistenze amorose.

Di conseguenza, la categoria in questione non potrà che essere La vittima per professione che rientra all’interno delle “professioni d’aiuto” menzionate pocanzi, che vedono fraintese le proprie attenzioni.

Il molestatore rancoroso: è colui che si sente legittimato a vendicarsi sulla vittima in quanto percepisce di aver subito un torto. Facilmente in questa categoria potremo ritrovare i conoscenti della vittima, come colleghi o vicini di casa.

Spesso a tale categoria è associato tipicamente al fenomeno del mobbing e quindi La vittima per lavoro, che comprende colleghi, clienti ma anche il datore di lavoro. In ogni caso è una categoria di vittime ravvisabile anche tra “i bisognosi d’affetto” e “i corteggiatori inadeguati”.

Il predatore: sono personaggi inusuali, soprattutto uomini, che si preparano in modo ossessivo ad aggredire sessualmente la vittima, spesso sconosciuta; la paura di quest’ultima è un afrodisiaco per lo stalker, che prova il potere del pianificare l’aggressione, fino alla violenza sessuale.

Spesso le vittime del predatore (ma anche dei “bisognosi d’affetto”) sono Sconosciuti e che quindi non hanno mai avuto contatti con lui

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Molte volte succede che a causa di norme giuridiche che limitano gli interventi di prevenzione delle situazioni di emergenza, i comportamenti dello stalker possono protrarsi a lungo, con gravi conseguenze psicologiche per la vittima, per chi lo agisce e, a volte, anche per chi lo osserva.

Le conseguenze dello stalking sono quindi assai varie (anche a seconda della tipologia di comportamenti messi in atto) e spesso, si trascinano per molto tempo cronicizzandosi: ogni persona reagisce in modo peculiare agli eventi stressanti, in base alle proprie capacità resilienti, alla personalità e al temperamento, alla rete sociale, alla singola percezione degli eventi stressanti e alla self-efficacy, alla tolleranza alla frustrazione e così via.

Distinguiamo tre tipologie di conseguenze: le conseguenze psicologiche sono le prime che vengono in mente, a causa del maltrattamento e della pressione appunto psicologica che la vittima subisce, tra cui possiamo annoverare depressione, disturbi d’ansia e disturbi del sonno innanzitutto, ma anche senso di colpa e vergogna, helpnessless e aumento della sospettosità; nei casi più gravi un Disturbo Post-Traumatico da Stress e disturbi della personalità.

Anche a livello economico la vittima subisce un danno, come la sostituzione di serrature o cambio di residenza e varie spese, come l’installazione di impianti di sicurezza, corsi di autodifesa, acquisto di un’arma e spese legali; nonostante alcune risultano più estreme di altre, le conseguenze economiche per la vittima sono reali e sostanziali.

Infine sono presenti conseguenze sullo stile di vita della vittima, come il timore di uscire e la conseguente limitazione della vita sociale, il cambio del posto di lavoro e dei luoghi abitualmente frequentati, trasferimenti, modifica dei propri recapiti, ecc.

Che dire infine delle strategie utili che la vittima può adottare per contrastare le azioni dello stalker? Innanzitutto è indispensabile cercare di evitare qualsiasi contatto con lo stalker, mantenendo un atteggiamento neutro ma deciso circa il desiderio di non avere più contatti con lui ed evitando di manifestare qualsiasi tipo di emozione. Allo stesso tempo dovrete cercare aiuto tra le autorità, informando la polizia locale che si è una vittima di stalking e chiedendo una consulenza legale, informandosi inoltre sui gruppi che forniscono aiuto e supporto psicologico. Sarà poi necessario studiare un piano di sicurezza che consenta di sentirsi sicuri, facendo una lista dei numeri utili, fornendo ad amici, familiari e colleghi informazioni sulla situazione e, ove possibile, una fotografia o una descrizione del molestatore. Infine, ma non meno importante, adottare qualsiasi altra misura preventiva per tutelare la privacy e la propria sicurezza, usando una casella di posta privata, dando il proprio indirizzo solo agli amici più fidati, rendendo sicure porte e finestre, tenendo in macchina una borsa per le emergenze e del denaro, portando con sé un telefono cellulare con attiva la funzione di chiamate rapide o vocali, cambiando spesso le proprie abitudini di vita, parcheggiando in un posto sicuro e ben illuminato e cercando, se possibile, di non viaggiare mai da soli.



Dott.ssa Barbara Pagliari
Milano (MI)

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