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Training Autogeno |


Il training autogeno di J. H. Schultz


Training Autogeno: ristabilire equilibri funzionali alterati, decondizionare situazioni patologiche, e trasferire dinamismi positivi negli strati più profondi della personalità

Che cos'è il training autogeno

Training significa “allenamento” e Autogeno “che si genera da sé”. Il Training Autogeno è un metodo pratico di psicoterapia che agisce sull’unità psico-somatica e determina modificazioni fisiche e psicologiche apprezzabili nell’individuo, consentendo di intervenire su numerosi disturbi funzionali in tempi relativamente brevi. “Training significa “allenamento”, cioè apprendimento graduale di una serie di esercizi di concentrazione psichica passiva, particolarmente studiati e concatenati, allo scopo di portare progressivamente al realizzarsi di spontanee modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neurovegetativo e dello stato di coscienza.”. (G. Crosa)

La tecnica è stata ideata da J.H.Schultz, neurologo berlinese (1884-1970) e studioso di ipnosi; dopo circa un decennio di ricerche, egli espose nel 1932 questa tecnica di autodistensione psichica e somatica, che ha il fine di ristabilire equilibri funzionali alterati, decondizionare situazioni patologiche, e trasferire dinamismi positivi negli strati più profondi della personalità. Servendosi di tecniche autoipnotiche, si apprende gradualmente una serie di sei esercizi volti a modificare il tono muscolare, la funzionalità vascolare, l’attività cardiaca e polmonare fino all’equilibrio neurovegetativo e lo stato di coscienza. (Galimberti, Dizionario di Psicologia).

Il fine è raggiungere una condizione di cosciente passività, che si realizza quando il soggetto si lascia andare ad un atteggiamento d’indifferente contemplazione di quanto spontaneamente accade nel proprio organismo e nella propria mente. In seguito all’apprendimento di questa tecnica ed all’allenamento quotidiano del paziente, si sviluppano spontaneamente modificazioni psichiche e somatiche di senso opposto a quelle provocate nella nostra mente da uno stato di tensione, di ansia e stress.

Il fondamentale principio autogeno è l’ autogenicità: affinché questa si realizzi è importante che il paziente svolga gli esercizi in modo costante e autonomo; il compito del terapeuta è dunque quello di illustrare progressivamente il metodo, supervisionare il lavoro individuale del paziente e favorire l’elaborazione del vissuto che emerge durante l’apprendimento degli esercizi. Diversamente dunque dall’ipnosi, il Training Autogeno cerca di ridurre gli effetti suggestivi e di fornire al paziente uno strumento che possa poi essere utilizzato in modo autonomo. I sei esercizi somatici- detti anche “di base” o “standard” consentono il raggiungimento della distensione concentrativi in modo progressivo in questi settori:

  1. Muscoli
  2. Vasi sanguigni
  3. Cuore
  4. Respirazione
  5. Organi addominali
  6. Capo


Gli effetti diretti del T.A. sull’individuo si possono così riassumere: un più profondo e rapido recupero di energie, autoinduzione alla calma tramite il rilassamento interiore, autoregolazione di funzioni corporee involontarie (apparato cardiocircolatorio, respiratorio, viscerale) miglioramento della capacità di concentrazione e delle prestazioni mnemoniche, diminuzione della percezione del dolore (attraverso la modificazione del vissuto di sofferenza) autodeterminazione per mezzo di proponimenti che permettono di superare specifiche difficoltà, introspezione e autocontrollo attraverso l’ascolto del proprio corpo, quel “tuffo in se stessi” (Schultz) che permette una miglior coscienza di sé.


Il T.A. fa riferimento al concetto bionomico dell’individuo in cui le componenti fisico-biologiche e psichiche sono interdipendenti; tale teoria si basa sulla considerazione che un cambiamento a livello fisico comporta modificazioni a livello psicologico, così come uno stato di tensione emotiva può presentarsi anche con sintomi di tipo prevalentemente fisico. Gli interventi sono dunque rivolti all’individuo nella sua totalità ed interezza, all’unità mente-corpo. Il Training Autogeno fu inizialmente ideato come parte integrante della psicoterapia bionomica, e comprendeva anche gli esercizi del ciclo superiore -non più orientati sul soma ma sulla psiche. E’ stato successivamente sviluppato come pura tecnica psico-corporea soprattutto dagli allievi di Schultz, che ne hanno intuito la larga applicabilità non solo in patologia, anche in ambiente non-clinico, come tecnica di prevenzione (nelle partorienti, nella psicologia del lavoro, dello sport e scolastica).

 

Tempi e modalità del Training Autogeno

L’apprendimento della tecnica, sia individualmente sia in gruppo, prevede circa 10 incontri con cadenza settimanale; particolare attenzione è posta nel colloquio preliminare alla valutazione dell’idoneità psico-fisica del soggetto per evidenziare controindicazioni o particolari situazioni che richiedono una modificazione alla tecnica standard o la supervisione di un medico. Altre tecniche di rilassamento
Il training autogeno prevede l’apprendimento graduale della tecnica in modo che il paziente si renda progressivamente indipendente dal terapeuta, raggiungendo sempre più autonomamente lo stato autogeno; il T.A. rappresenta dunque un percorso di conoscenza, di consapevolezza dei propri vissuti psicologici attraverso il proprio corpo: ciò richiede, oltre alla motivazione, anche una certa costanza nel tempo, in quanto solitamente i dieci incontri che presuppone la tecnica si svolgono settimanalmente, per un periodo totale di circa 3 mesi. Ove non sia possibile applicare il Training Autogeno, per motivazioni di tempo o per alcune controindicazioni cliniche, esistono altre tecniche di rilassamento, che agiscono prevalentemente sull’apparato muscolare e vascolare (dunque con un approccio più centrato sul corpo che sulla psiche) e che permettono di ottenere un buon rilassamento generale.

Rilassamento frazionato di O.Vogt: è una tecnica di rilassamento a cui si è ispirato lo stesso Schultz, collaboratore di O.Vogt, e diretta dal terapista; si acquisisce più velocemente rispetto al T.A., ma contiene ancora alcuni aspetti suggestivi. Interessa l’apparato muscolare, vascolare e respiratorio, e favorisce la visualizzazione di immagini. Vi è una forma “breve” e una forma “completa”.

Rilassamento muscolare progressivo di Jacobson: questa tecnica è stata proposta da Jacobson e attualmente è inserita spesso all’interno di trattamenti psicoterapeutici di ispirazione cognitivo-comportamentale; interessa specificamente l’apparato muscolare e il lavoro con il paziente si basa sulla contrazione di specifici muscoli e l’osservazione della sensazione che accompagna il successivo rilassamento muscolare.


Applicazioni cliniche


APPLICAZIONI IN MEDICINA

Apparato digerente
: il T.A. favorisce la normalizzazione dei fattori stressanti collegati alle patologie dell’apparato digerente, tramite l’autoregolazione delle funzioni motorie, vasomotorie e secretive dell’apparato gastrointestinale. Il T.A. si è dimostrato particolarmente utile per contrastare alcuni Disturbi Dermatologici (Eczemi, Psoriasi, Pruriti) che occorrono abitualmente nel soggetto in situazioni di stress.

Apparato respiratorio
: il T.A. agisce sui meccanismi fisiologici del disturbo (lavorando sulla respirazione diaframmatica) e sulle sue implicazioni psicodinamiche. Nei casi cronici può essere utile associare il T.A. alle abituali terapie farmacologiche.

Apparato circolatorio
: il T.A. diminuendo l’ansia e le preoccupazioni migliora la circolazione periferica, assesta valori pressori, induce uno stato di calma.

Turbe neurologiche
: il T.A. rappresenta in questi casi un affiancamento, non certo una risoluzione del disturbo. Nella malattia di Parkinson e nella sclerosi multipla si è mostrato utile per ridurre l’ipereccitabilità e l’ansia legata alle conseguenze della malattia. Ha dato buoni risultati anche nell’ illusione dell’arto fantasma che insorge talvolta dopo amputazione, in quanto favorisce l’elaborazione della propria immagine corporea. Nei disturbi del sonno il T.A. riduce l’eccessiva eccitazione e, regolarizzando il ciclo sonno-veglia, può essere utile anche nella narcolessia. Inducendo analgesia attraverso la modificazione del vissuto del dolore, si è mostrato utile nel ridurre il dolore nelle cefalee.


APPLICAZIONI IN PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA


Disturbi d’Ansia, Attacchi di Panico, Fobie: il T.A. esercita un’influenza sui sintomi proprio in quanto lavora sull’attesa della paura, che solitamente genera il circolo vizioso dell’attacco di ansia. Nella fase acuta del disturbo, può essere utile accostare il T.A. a terapie farmacologiche.

Dipendenze da Sostanze: nei soggetti con buona motivazione all’interruzione, e buona collaborazione, il T.A. riduce la tensione, ripristina il ciclo sonno-veglia, rinforza la sicurezza in sé e la motivazione. In questi casi può essere utile il T.A. in situazioni di gruppo; controindicati sono i casi in cui la dipendenza da sostanze si accompagna a un disturbo di personalità strutturato.

Disturbi della Sessualità: il T.A. effettua uno smorzamento della risonanza emotiva predisponendo alla calma e agendo sull’ansia di attesa, favorendo il lavoro sulle implicazioni psicodinamiche che predispongono al disturbo.


Indicazioni e controindicazioni

INDICAZIONI

Medicina Psicosomatica
  • Gastrite
  • Colon Irritabile
  • Stipsi
  • Colecistopatie
  • Tachicardia sinusale
  • Bradicardia
  • Angina Pectoris
  • Cefalea Vasomotoria
  • Dismenorrea
  • Spasmofilia
  • Tic
  • Eczemi
  • Asma
  • Turbe del sonno
  • Balbuzie
  • Tossicomanie
  • Broxismo

Psichiatria

  • Disturbi d’ansia
  • Ereutofobia, Fobia Sociale
  • Disturbi della sessualità

Ostetricia

  • Preparazione psicofisica al parto

Medicina dello Sport

  • Trattamento dell’ansia preagonistica

CONTROINDICAZIONI

Fisiche
  • Minaccia di Infarto
  • Infarto recente al miocardio
  • Ipertensione (non di tipo essenziale)
  • Diabete

Psichiche

  • Psicosi
  • Disturbi Ossessivi
  • Debolezza mentale

 

Il Training Autogeno come preparazione psicofisica al parto

Il Training Autogeno ideato da J.H.Schultz è un metodo di rilassamento psicofisico rivolto alla persona nella sua interezza ed unità mente-corpo. Indicato nei disturbi dell'apparato digerente, respiratorio e circolatorio collegati ad una situazione di stress e nelle turbe del sonno, il T.A. si è mostrato molto utile nella preparazione psicofisica al parto in quanto rappresenta un utile strumento che, in seguito all' allenamento sistematico, permette un più profondo e rapido recupero di energie, la capacità di indursi alla calma, una migliore regolazione delle funzioni corporee involontarie (apparato cardiocircolatorio, viscerale, respiratorio) ed una modificazione del vissuto di dolore che ne diminuzione la percezione. Inoltre l’ascolto del proprio corpo porta ad una migliore coscienza di Sé ed il lavoro con il gruppo fornisce la possibilità di condividere ed affrontare specifiche difficoltà legate a questo importantissimo momento della vita di una donna.

Il Training Autogeno come preparazione al parto fa riferimento al lavoro di Piscicelli (Training Autogeno Respiratorio RAT) e si è dimostrata una tecnica particolarmente utile in quanto il rilassamento “autogeno” non ha bisogno di alcun supporto esterno e determina una maggiore fiducia e senso di autoefficacia nella partoriente; inoltre l’allenamento sistematico permette di riprodurre spontaneamente il respiro diaframmatico. Con il rilassamento si impara a concentrarsi su alcune sensazioni ed a lasciarsi andare con la mente evocando sensazioni piacevoli, ma anche eventuali ansie e paure, che vengono poi discusse in modo da sciogliere possibili blocchi emotivi. Il dolore viene ridotto grazie all' allenamento che permette di liberare la tensione fisica ed emotiva, che amplifica la percezione dolorosa.

Applicando questo metodo si recupera energia tra una contrazione e l'altra, con la possibilità di giungere più riposate alla fase espulsiva, riducendo il dolore del parto ed i tempi del travaglio. L’apprendimento richiede un certo impegno personale ed un costante allenamento; il Training Autogeno è una metodica essenzialmente mentale e non allena la muscolatura che viene impegnata nel parto, per questo è consigliabile integrarlo con tecniche ginniche.

Nella mia pratica clinica pongo particolare attenzione al colloquio preliminare per la valutazione dell’idoneità psico-fisica del soggetto al fine di evidenziare controindicazioni o situazioni che richiedono una modificazione alla tecnica standard o la supervisione di un medico. La mia presentazione del Training Autogeno prevede una breve storia del metodo, per poi illustrare gli effetti fisiologici dello stress e come il TA si proponga di regolarizzare le funzioni corporee interrompendo quel circolo vizioso e permettendo di recuperare una condizione di benessere, intesa come assenza di stress.

Enfatizzo l’importanza dell’allenamento, in quanto il Training Autogeno deve diventare uno “strumento del e per il paziente”. Sono date informazioni sulla postura sull’abbigliamento e sull’ambiente, e caldamente sconsiglio l’ascolto di musica, anche se rilassante, al momento dell’esercizio, in quanto credo sia importante allenarsi senza l’ausilio di strumenti per poter poi utilizzare la tecnica ‘liberamente’ in qualsiasi circostanza il nostro corpo ne necessiti. Per quanto riguarda il protocollo, lascio libero spazio alla fantasia: annotare sensazioni fisiche ed emotive nel modo in cui si preferisce, a parole come in un diario, con disegni, oppure attraverso una musica, una canzone, o una scultura.

Il corso di Training Autogeno come preparazione al parto prevede dai 7 ai 10 incontri in gruppo; ogni incontro inizia con l’elaborazione dei vissuti sull’allenamento eseguito a casa e la presentazione del nuovo esercizio che comprende la discussione dei significati psicologici legati ad esso e l’esecuzione stessa. Alla ripresa è dato spazio per la verbalizzazione dei vissuti suscitati dal rilassamento e la discussione di eventuali difficoltà, oltre alla condivisione tra le partecipanti delle eventuali immagini spontanee ed emozioni legate al particolare momento della gravidanza.

Questo felice e delicato momento della vita di una donna comporta importanti modificazioni nel suo corpo che richiedono alcune modifiche alla tecnica standard; in particolare, mentre l’esercizio della pesantezza è svolto in due parti (‘braccio destro pesante’ e poi la generalizzazione ‘corpo pesante’) faccio svolgere l’esercizio del calore in un’unica soluzione (‘corpo caldo’) in quanto è facile avere, durante la gravidanza, iperidrosi e fastidiose sensazioni di calore e preferisco non incrementare questi vissuti, come indicato nel Maternity Psycho Training di R.L. Carrozzini (Carrozzini, Nascere Oggi).

Inoltre elimino l’esercizio del plesso solare, in quanto la zona della pancia è sentita dalle partorienti come “già abitata” dal bambino, e la sensazione di calore che suscita è spesso vissuta come fastidiosa.

Sono date informazioni aggiuntive rispetto alla tecnica ortodossa di Schultz sul respiro diaframmatico, indicando la differenza tra “respiro di petto” e “respiro diaframmatico” e facendo esercitare le partecipanti; sono date inoltre indicazioni anche su esercizi attivi di tonificazione del pavimento pelvico che risultano importanti nel momento del parto.

Oltre alle usuali posture - supina, in poltrona, a cocchiere (quest’ultima presentata ma sconsigliata) per le donne in gravidanza è indicata anche una posizione supina, su un fianco, appoggiando la pancia su di un cuscino, in special modo a gravidanza avanzata. I primi gruppi hanno permesso di osservare che molte partecipanti, durante l’allenamento a casa, richiamavano la voce della psicologa nel “recitare” mentalmente le formule, oppure sentivano l’esigenza di una voce esterna (anche registrata) diversa dalla propria; incoraggiate a prendere contatto con la propria vocalità (percepita come elemento molto intimo e quindi delicato, vulnerabile e da proteggere), anche attraverso la lettura ad alta voce, incontravano difficoltà per lo più legata ad imbarazzo.

Si è così deciso di proporre alcuni incontri, da affiancare al Training Autogeno, in cui le gestanti potessero lavorare sulla propria vocalità ed approfondire gli esercizi di respirazione attraverso il canto, considerato da molti il migliore veicolo del respiro. Questi seminari, tenuti da una insegnante di canto, hanno attinto, in parte, dal lavoro di F. Leboyer. Si è mostrato utile, infatti, praticare questo tipo di esercizi vocali sin dai primi mesi di gravidanza, per affinare la respirazione addominale, per distendere la gola, per liberare le tensioni attraverso la voce e per un maggior contatto col proprio corpo, in preparazione di un momento, quello del parto, che spesso costringe ad un drammatico ricorso alla propria voce (attraverso le grida) ed un grande dispendio di energie psico-fisiche.

L’esperienza del Training Autogeno come preparazione al parto si è rivelata molto positiva per le partorienti, che oltre ad intraprendere un percorso di consapevolezza del proprio vissuto corporeo, hanno avuto l’opportunità di soffermarsi e riflettere sui cambiamenti specifici che nel loro corpo si stavano compiendo, raggiungendo una migliore comprensione del delicato momento della gravidanza e del suo significato per la donna, oltre che per il bambino.


Visualizzazione spontanea di immagini anatomiche nel Training Autogeno (esercizio del cuore)


Durante la mia breve esperienza con il Training Autogeno, ho potuto rendermi conto di come questa tecnica ottenga i suoi migliori risultati quando riesce ad essere “fatta propria” dai pazienti, che gradualmente imparano il proprio ritmo nello svolgere l’esercizio e si abbandonano o si guidano alle proprie immagini che favoriscono la calma e la serenità. Ho potuto così notare che alcuni pazienti alla formulazione “chiudo tra parentesi i pensieri, le preoccupazioni della vita quotidiane e le lascio scivolare via, come acqua sui tetti quando piove” provavano un senso di tristezza (la pioggia) che interferiva con il rilassamento, e già dal secondo incontro limito la formulazione a “chiudo tra parentesi i pensieri, le preoccupazioni della vita quotidiane e le lascio scivolare via”.

Ad eccezione di alcuni percorsi di gruppo specificamente indirizzati alla preparazione al parto, in cui inserisco una visualizzazione guidata all’inizio ed una alla fine, come “cartina tornasole” del percorso fatto, preferisco dunque non sollecitare alcuna immagine, se non richiamare genericamente “un’immagine di calma e serenità”, in modo da limitare al massimo effetti suggestivi, chiedendo ai pazienti semplicemente di osservare il proprio vissuto interiore e di riportare poi verbalmente le sensazioni fisiche, il vissuto emotivo ed eventuali immagini o pensieri che sono emersi durante l’esercizio. Le visualizzazioni emerse durante l’esercizio del cuore mi hanno dunque incuriosito proprio per la loro spontaneità e per il fatto che i pazienti che le hanno riportate, presentano disturbi d’ansia in anamnesi o tratti ansiosi del carattere.

Sara (tutti i nomi sono- ovviamente- di fantasia) è una donna sulla quarantina, che si rivolge a me per intraprendere un percorso con il Training Autogeno in quanto desidera reagire ed avere uno strumento in più contro l’ansia. Al colloquio psicodiagnostico riporta disturbo depressivo con occasionali attacchi di panico per cui la paziente è in cura farmacologica da diversi anni. L’esercizio del cuore, come altre volte riscontrato in persone con episodi di ansia, è vissuto in termini negativi ed è piuttosto difficile per la paziente; nella settimana successiva alla presentazione si verifica una reazione psicosomatica con fortissimi mal di testa che porta ad un ricovero ospedaliero, in cui è sottoposta a diversi accertamenti clinici tra cui TAC, che non riscontrano anomalie. Alla seduta in cui è presentato l’esercizio del plesso solare la paziente trova molto piacevole l’idea di “avere un sole in pancia” e ciò porta alla visualizzazione di un fascio giallo che dalla pancia irradia tutto il corpo; ella riporta in questa occasione come visualizzazione anche un’immagine anatomica del cuore: “rosso, con tutto il sangue intorno e le sue venature.. come un torace aperto, però non si muove, è immobile”.

L’immagine anatomica riporta per associazioni ad un libro di biologia studiato a scuola, ma l’interpretazione che questa immagine possa servire per difendersi dall’affettività e l’ansia collegati al suo particolare vissuto del cuore è accolta solo parzialmente e non è realmente “sentita” dalla paziente, che pur conviene che “sì, è possibile”.

Immagini anatomiche analoghe nell’esercizio del cuore le ho rilevate in altre due pazienti, che hanno intrapreso la tecnica del training autogeno in preparazione al parto. Enrica ha circa 30 anni, è in attesa del primo figlio e ha una storia di attacchi di panico, curata con psicofarmaci e psicoterapia circa tre anni prima, associati a forte insonnia. All’inizio del percorso con il TA è presente un disturbo del sonno con risvegli durante la notte. Con il TA l’insonnia migliora in quanto la tecnica le permette di riaddormentarsi dopo essersi svegliata ed aver sentito il bambino che si muove nella pancia; dal colloquio emerge che Enrica ha subito un grave incidente automobilistico con rottura dei denti e cicatrici nel viso ad oggi non più visibili, ma che le causarono vergogna ed imbarazzo al tempo dell’incidente, in un periodo- quello dell’adolescenza- in cui il rapporto con il proprio corpo è già di per sé conflittuale.

Enrica durante l’esercizio del plesso solare riporta un’immagine del cuore che pulsa, come se si trovasse davanti a sé, (esterno). All’esercizio in cui è presentato il cuore non è presente, ma avvertiva già chiaramente le pulsazioni sulle tempie e ciò determina probabilmente l’assenza dal gruppo. A fine percorso, Enrica ammette che è stato molto difficile tornare nel gruppo perché viveva gli esercizi con grande difficoltà e stanchezza.

Rebecca è coetanea di Enrica ed anch’ella alla prima gravidanza (non frequentano però lo stesso corso): si presenta come una persona decisamente estroversa e la sua ammissione, dopo qualche seduta, di essere molto timida e di agitarsi moltissimo quando deve incontrare persone sconosciute sorprende il gruppo. Afferma di essere lunatica, ma non presenta disagio rilevante a livello clinico, ma tratti ossessivi che la portano a disinfettare tutta la casa ed a coprire i mobili della stanza del nascituro con il cellophane al fine di evitare il posarsi della polvere. A fine corso emerge che il vissuto nell’esercizio del cuore e del respiro è piuttosto negativo perché associato ad un episodio in cui Rebecca aveva rischiato di annegare durante una prova di immersione subacquea.

Anche Rebecca riporta immagini spontanee di tipo anatomico del cuore, ma, come Enrica, con il solo soggetto del cuore-organo (differentemente dunque da Sara, che riportava anche l’immagine cruenta del torace aperto).

Tali immagini anatomiche credo trovino risposta e ragione nel vissuto soggettivo, legato alla storia personale delle pazienti, ma mi ha spinto a fare ugualmente alcune considerazioni di tipo generale, dato che in due delle tre pazienti vi è storia di disturbo d’ansia ed in una evidenti tratti ossessivi che sembrano essere la risposta ad ansia fobica.
Le risposte anatomiche sono nel test di Rorschach spesso interpretate come preoccupazioni dell’individuo circa il proprio corpo, oppure come il tentativo di nascondere le proprie sensazioni utilizzando un linguaggio tecnico “come a darsi arie da intellettuale” (Klopfer, 1998).

Altri autori considerano le risposte anatomiche come indicatori di un più generale distanziamento dagli affetti, al pari delle risposte geografiche o di arte. Si potrebbe ipotizzare che la visualizzazione spontanea di immagine anatomiche per queste pazienti, in cui il cuore rappresenta l’organo associato alle proprie precedenti esperienze di ansia, abbia la stessa funzione difensiva, col fine di allontanare ed oggettivare un’esperienza potenzialmente ansiogena come il percepire il proprio battito cardiaco.

Allo stesso tempo questa visualizzazione spontanea potrebbe però avere la funzione adattiva di avvicinare le pazienti all’esperienza del cuore, seppure cogliendolo nei suoi aspetti più fisiologici e meno affettivi, favorendo la rappresentazione mentale, rendendola nel tempo più “familiare”, sempre meno sconosciuta e dunque meno angosciante.

Bibliografia

a cura di A. Deganello e R. Baruzzo Training Autogeno Dispensa lezioni Ed. CISSPAT
L. Peresson Trattato di Psicoterapia Autogena Ed. Piovan
U, Galimberti Dizionario di Psicologia UTET
J.H. Schultz Training Autogeno Feltrinelli
M. Farnè Training Autogeno: ricerche e teorie Ed. Piovan



Dott.ssa Laura Ravaioli
Forli (FC)

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