Che un’adolescente si trovi piena di difetti e sogni di avere un aspetto diverso non sorprende.
E’ comprensibile, poi, che data l’età sia è più condizionata dal modello estetico imposto dalla moda o dalla televisione e lo viva come garanzia di auto-affermazione.
Infine, che la ragazza sia in sovrappeso simuli indifferenza per il suo stato è un atteggiamento di autodifesa comune anche a molti adulti con chili da perdere.
Quello che , invece, mi sembra significativo in tante ragazze di oggi è il tipo di sguardo con cui si osservano davanti allo specchio: uno sguardo mirato soprattutto o soltanto a indagare cosa c’è che non va rispetto a un criterio di valutazione inflessibile, pari a quello di una macchina o di un test standardizzato.
Uno sguardo che osserva non per conoscere, ma per giudicare prima e correggere poi un oggetto che oggetto di fatto non è visto che si tratta della propria persona.
Lo sguardo femminile
credo che guardarsi in questo modo crei una frattura profonda tra sé e il proprio corpo e più la distanza si allarga più la correzione auspicata si fa drastica, come testimoniano i dati dell’ultimo rapporto Eurispes, secondo cui il 2.4 % degli adolescenti italiani tra i 12 e i 19 anni si è sottoposto ad interventi di chirurgia estetica.
Raccontano alcuni medici che per dissuadere le sedicenni che richiedono un seno nuovo fanno loro presente che nel corso della vita, visto che il corpo è in continua mutazione, dovranno poi rifarlo sei o sette volte, ma la prospettiva non le spaventa: se allo specchio si guardano in quel modo, finiscono col credere che “ cambiare” per il corpo significa solo “peggiorare” , quindi meglio giocare d’anticipo e fissare sulla carne la forma perfetta, da riaggiornare secondo necessità!
Mi viene in mente un quadro di Balthus, pittore del Novecento: una ragazzina, sdraiata in modo scomposto su una chaise longue si guarda allo specchio; la stanza è chiusa, in un angolo un camino scoppiettante, appoggiato ai suoi piedi un gatto nero.
L’immagine è innocente e indecente allo stesso tempo.
Essa trasmette quel misto di inquietudine, compiacenza, voluttà e fastidio che l’adolescente prova spiando il proprio corpo cambiare.
Ma anche l’intimità che proprio in questa fase evolutiva ogni donna intesse con i desideri, le fantasie, le pulsioni più segrete.
Quante ragazze oggi sanno guardarsi così?
Eppure, se non impari a farlo, perdi il primo contatto con la ricchezza e la potenza di un femminile che merita essere almeno lasciato affiorare, prima di venir castigato in forme non sue, per quanto “perfette” siano.
Se c’è una cosa da fare è, allora, richiamare l’adolescente a quello sguardo, riaccendere in lei la curiosità del “ come sarò tra un po’”, aiutarla a prendere il tempo che serve per familiarizzare con una bellezza in divenire che sia , però, la sua.
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