Reazione che si ha quando un impulso affettivo, di qualsiasi genere esso sia, disturba l’individuo, che preferirebbe non averlo. In questo caso tale impulso può venire rimosso dall’individuo stesso. Ad esempio, se l’individuo avverte di avere spontaneamente dell’aggressività, degli impulsi aggressivi, dei sentimenti ostili e ciò urta contro un suo eventuale desiderio di essere socialmente irreprensibile, amorevole, egli può scegliere due strade. Una è quella di mantenere dentro di sé la coscienza di tali impulsi aggressivi, accettando di averli senza però fare in modo che passino nel comportamento. In questo caso la coscienza del soggetto mantiene il contatto con la realtà. La seconda strada è che l’individuo, per evitare quel senso di fastidio e di disturbo, cerchi non solo di agire ma anche di pensare e di sentire come se l’aggressività non ci fosse, cioè non tenendone alcun conto, cercando di ignorare, di dimenticare questa parte di sé, reprimendo questi impulsi e rifiutando di riconoscere di fronte a se stesso di albergarli. In questo caso la coscienza del soggetto perde il contatto con la realtà. L’impulso nell’un caso e nell’altro caso, accettato o rifiutato, permane; infatti gli impulsi istintivi non possono venire distrutti, aboliti. Verso il terzo-quarto anno, la rimozione è una reazione d’obbligo nei bambini. I genitori sono persone che il bambino gradisce come fonti di gratificazione, ma in altri momenti li avverte come causa di frustrazione, quando lo limitano. Ciò costituisce una situazione sotto certi aspetti drammatica: dover amare e dover odiare, avere sentimenti di attaccamento e sentimenti di ostilità verso le stesse persone. Visto che nella nostra società l’ostilità verso i genitori è una delle cose meno permesse, riconoscere di avere sentimenti ostili verso i genitori diviene una cosa che il bambino difficilmente accetta ed è facile che egli reagisca con la rimozione. Nel triangolo familiare costituito dal bambino, dalla madre e dal padre, si è osservato che il bambino presenta una tendenza molto viva al possesso affettivo della madre, trovando in ciò un limite nella presenza del padre. Questa limitazione genera correnti di ostilità verso il padre. Poiché questa ostilità verso il padre, che è anche l’essere più ammirevole per il bambino perché da lui considerato onnipotente, forte, sapiente, è un’ostilità che da fastidio, essa viene in genere rimossa, occultata nell’inconscio. (vedi complesso edipico). E’ tale reazione di rimozione a permettere la successiva reazione di identificazione con la quale il bambino si identifica col padre accettando e facendo suoi tutti i valori e le caratteristiche del genitore. In tal modo scompare la competizione col padre, presente nei primi anni di vita, ed il bambino si prepara alla socializzazione.
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