Ansia

Sono cresciuto in un ambiente in cui gli sbagli erano considerati un male da evitare

Tommaso

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Caro dottore o cara dottoressa, sono cresciuto in un ambiente in cui i no superavano i sì e gli sbagli erano considerati un male da evitare e non una condizione normale e, anzi, necessaria per l’apprendimento. Da bambino, inoltre, mi è spesso capitato di incontrare persone che, in caso di un errore o di una mera reazione infantile come il pianto, mi hanno umiliato pubblicamente. Il risultato è che, ad oggi, 21enne, vivo proiettato nel futuro: mi muovo e agisco per non sbagliare, per minimizzare la possibilità di errore, il che ovviamente spiega la mia ansia e le mie saltuarie (soprattutto in particolari periodi di stress) manie di controllo. Ogni appuntamento importante è accompagnato da un senso di inquietudine, di cui voglio liberarmi, perché so razionalmente che nella vita le situazioni da dentro o fuori al primo colpo saranno pochissime e che avrò spesso una seconda possibilità di rifarmi. Due eventi, di recente, mi hanno fatto male. Il primo, il non superamento dei test di medicina 3 anni fa, anche se per fortuna dopo due mesi sono stato ripescato. E il secondo, una bocciatura ad un esame molto complesso e per il quale avevo studiato molto. Questi episodi, negativi ma forse anche un po’ positivi, giacché non ho tirato i remi in barca, ma mi sono aperto al confronto, cercando un modo per prendere meglio situazioni difficili come queste, penso mi abbiano fatto crescere molto. Ci sono momenti in cui riesco a vedere la vita con chiarezza, momenti in cui dico “forse siamo fatti per sbagliare e riprovarci”, momenti in cui riesco a liberarmi dal senso di inquietudine di cui le dicevo pocanzi. E altri momenti in cui la paura del fallimento, del rifiuto e l’ansia tornano, impedendomi di godere appieno della vita in ogni sua parte, oltre che di mettercela davvero tutta nelle sfide, poiché, ho imparato anche questo, siamo i principali sabotatori di noi stessi. Penso di essere ad un ottimo punto in questo processo di allontanamento del mio super-Io asfissiante e della paura di provarci, ma come le dicevo non sempre questo senso di inquietudine mi abbandona. Eppure, i risultati finora conseguiti, mi insegnano che ho grandi potenzialità, lo sento, ma sento anche quanto la paura mi impedisca di essere in toto me stesso. Qual è il passo successivo? La ringrazio dell’attenzione.

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Tommaso,

la richiesta che lei espone merita un trattamento psicoterapeutico, anche di poche sedute, ma sempre un percorso terapeutico occorre fare.Il suo problema sembrerebbe essere un caso di conflitto tra io e ideale dell'io ovvero un conflitto tra lei come è nella realtà e un ideale di riferimento troppo alto che si è sviluppato nell'infanzia e quindi irraggiungibile. Proprio da questa irraggiungibilità nascono frustrazioni ed angosce relazionali e di vita. Inutile dire che dobbiamo liberarci di tali difese sintomatiche che limitano la vita anche se "proteggono". Attualmente con la regolamentazione del CNOP è possibile e consentito per legge di effettuare anche sedute tramite skype comodamente da casa sua e con ottimi risultati clinici.  Non abbia paura, talvolta bastano pochissime sedute.

Cordialmente

Gentile utente,

scusi la franchezza, ma lei intuisce già da solo che il passo successivo è recarsi da uno psicoterapeuta. I condizionamenti di cui parla infatti, molto difficilmente scompaiono senza un aiuto professionale. Nella psicoterapia infatti, accanto ai contenuti verbali assume enorme importanza anche l'esistenza e ovviamente la qualità della relazione terapeutica che è fondamentale per risolvere problemi come il suo. Aiutarsi da soli è pura illusione.

Le consiglio di contattare uno psicoterapeuta della Gestalt perchè questo approccio, se ben usato, è ottimo per problematiche come la sua. In ogni caso con ogni probabilità sono da riguardare e correggere le modalità di educazione e di rapporto con le figure significative della sua infanzia.

Cordiali saluti

Gentile ragazzo,

in realtà nel controllo come strategia non c'è niente di male, anzi. E' una delle qualità più sviluppate del genere umano. Il problema inizia quando è l'unica modalità di affrontare i problemi e viene eseguita in modo massiccio e pervasivo. Poiché è impossibile controllare tutto, l'eccessivo desiderio di controllo finisce proprio con il farlo perdere. Forse, se la situazione che sta attraversando mina la qualità della sua vita, dovrebbe prendere in considerazione l'idea di rivolgersi ad uno psicologo di persona.

Restiamo in ascolto

Gentile Tommaso la prima cosa che mi verrebbe da dirle è che il passo successivo, dopo tanta autoanalisi (che mi ha colpito per la sua lucidità e logicità) è quello di connettersi un pò con la sua "pancia". Mi verrebbe da dirle "sia più spontaneo" ma mi rendo conto di come questa raccomandazione abbia un sapore paradossale... Paradossale però è anche la sua situazione: mi scusi, se riconosce l'importanza di fare errori, perchè tramite gli errori si imparano cose nuove (sono completamente d'accordo), perchè è tutto preso dallo sforzo di non commetterli?

Sembra proprio che lei sia bloccato in questo dialogo tra la parte più fedele ai rigidi dettami del suo ambiente d'origine e quella che ha voglia di osare e di liberarsi da quello che lei chiama il suo "super io asfissiante". Forse ha paura, osando troppo, di perdere se stesso, la propria appartenenza? Forse ha paura di avere nostalgia del suo tanto bistrattato super io, che in fondo l'ha guidata, l'ha spronata e le ha fatto fare tante cose belle e importanti in questi suoi primi 21 anni? Sinceramente le sue titubanze nel liquidare così il suo super io mi sembrano non solo comprensibili ma doverose...

Io al suo posto farei proprio come sta facendo lei, tituberei un altro pò.

Un caro saluto

Buongiorno Tommaso,

leggendo le sue parole apprendo che, nel raccontare le difficoltà incontrate durante la crescita, ha posto l’accento sulla volontà di continuare a confrontarsi con i difficili compiti della vita, soprattutto dopo la valutazione di una sconfitta come può essere stata per lei la bocciatura ad un esame.  A questo proposito mi sono venute alla mente le parole dell’analista Marina Valcarenghi, scritte nel paragrafo “Solo gli umani sono coraggiosi” del suo ultimo libro “Il coraggio della felicità”, di cui le consiglio la lettura:

Non conosco altro antidoto alla paura che il coraggio. Il coraggio non è un istinto, ma costituisce il risultato di un faticoso addestramento ad affrontare di volta in volta gli ostacoli che la vita ci pone e anche ad accettare l’idea che per inseguire i nostri obiettivi è necessario rischiare di non poterli raggiungere e di farci male lungo la strada. […] Il coraggio non esclude affatto la paura, anzi la prevede e la contrasta. […] Nel nostro tempo e nel nostro mondo il coraggio è prevalentemente nella capacità di pensare e di agire in armonia con le proprie convinzioni anche quando queste ci possono impoverire, esporre alla disapprovazione, alla solitudine o persino al rifiuto. (pp. 74-76).

Se vorrà, potrà scrivermi al mio indirizzo di posta elettronica.

Un caro saluto,

Buonasera Tommaso,

all’età di 21 anni ha acquisito una buona consapevolezza di sé e dell’origine di ciò che attualmente sta limitando la sua efficacia nella vita. Nonostante l’ambiente in cui è cresciuto abbia stigmatizzato gli errori, esaltato il “no” e mortificato ogni reazione infantile, ora lei riconosce in sé tutte le risorse e le possibilità per poter confortare il suo “bambino interiore” nei momenti di inevitabile fallimento che, come lei sottolinea, sono così necessari all’apprendimento. Nonostante tutta l’ansia, l’autocritica e l’autosabotaggio che un “genitore persecutore” interiorizzato comporta, lei mostra di avere la consapevolezza necessaria per gestire l’ansia, le manie di controllo e per cogliere il positivo e l’occasione di crescita nella situazione apparentemente negativa, come un fallimento.

Lei ha 21 anni e si sta liberando da solo da tutti i condizionamenti della sua infanzia. Deve considerare anche che, in questo lavoro su sé stesso, è contemplato il fare due passi avanti e uno indietro, alternare momenti di chiarezza a momenti di inquietudine. Da quello che scrive sembra davvero che lei abbia grandi pontenzialità e, dalla lucidità che mostra nel suo scrivere di sé, sembra che non le manchi molto per superare anche la paura. Le propongo di continuare così, sta andando bene. Sostenendo il suo sforzo in questa direzione presto i momenti di lucidità e chiarezza saranno maggiori in frequenza e durata a quelli di ansia e inquietudine. Invece, se vuole andare più in profondità nella comprensione delle dinamiche che lei sta fronteggiando così bene, potrebbe chiedere la consulenza di uno psicoterapeuta esperto in analisi transazionale che potrebbe aiutarla a rivelare il suo copione di vita e indicarle come nutrire l’”adulto” al di là del “bambino” e del “genitore interiore”.

Un caro saluto, 

Penso che le possa essere utile partire, ad esempio, dai due eventi che le hanno fatto male, nel senso che le potrebbe essere utile parlare di questi con uno psicologo esplorando cosa ha provato, cosa ha sentito quando questi eventi si sono verificati e come li ha vissuti. Quindi, partire nell'esplorazione delle sue emozioni in un contesto che diventi per lei sicuro, come magari potrebbe essere quello dello psicoterapia, con un professionista con il quale vedere insieme quelli che da altri erano stati considerati errori e imparare ad osservarli in un'ottica diversa e che procuri meno inquietudine, scoprendo che magari non possono essere definiti solo come errori, come in parte lei già sa e scrive.

Nello scrivere è partito da lontano nel parlare del suo senso di inquietudine e della sua paura di fallire, è partito dall'ambiente in cui è cresciuto e in cui era bambino, allo stesso tempo, oggi, si riconosce delle risorse, non è più bambino e da come scrive, da cosa scrive si intuisce che queste risorse sono presenti in lei, questi sono buoni presupposti per affrontare un percorso in un “ambiente” più sicuro che la porti ad esplorare il senso di inquietudine di cui parla.

Cordiali saluti

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