Senza vie di fuga

Mattia

Buonasera, sono ragazzo di ventitré anni residente in nord Italia.
Vi scrivo per “parlarVi” della mia situazione, una situazione che, personalmente, non auguro a nessuno, neanche al mio peggior nemico.
Premetto che, fin da quando ero bambino, non sono mai stato né sicuro, né socievole né tantomeno sfrontato, altezzoso, arrogante od aggressivo nei confronti degli altri. Crescendo, quasi nulla è cambiato.
Nella mia vita non ho mai, per appunto, avuto grandi amicizie, eccezion fatta per le classiche amicizie formatesi nel corso di cinque, lunghi ma fantastici anni alle elementari (salvo poi iniziare, lentamente, a distaccarci durante l’ultimo anno in quanto, da quasi adolescenti, stava venendo fuori il carattere di ognuno di noi e, a me, iniziavano a non andare più a genio come un tempo) - ed anche durante le medie (amicizie mantenute per più tempo con due dei miei ex compagni).
Durante le superiori, invece, scelsi un istituto tecnico in quanto totalmente indeciso circa quello che, un domani, sarebbe stato il mio futuro lavorativo. Scelsi senza riflettere, finii in una classe composta da soli ragazzi ed io - reduce da anni lautamente soddisfacenti ma sempre insicuro, tentennante e restio nei confronti delle novità ed altresì di altre persone - non socializzai con nessuno salvo qualche banale chiacchiera qua e là nel corso delle ore “buche” e degli intervalli.
Professori eccezionali, i quali intuirono, immediatamente, il mio potenziale e cercarono di “favorirmi” nei limiti delle loro possibilità, in quanto avevo iniziato a studiare grossolanamente, a strappare le pagine del libretto delle assenze, a mentire a mia madre circa i compiti assegnatimi. Non volevano venissi bocciato, tuttavia, andò esattamente così per forza di cose.
Ripetei l’anno presso lo stesso istituto ma seguendo un nuovo indirizzo di studi ove mi trovai ancora peggio, tanto che iniziai a marinare la scuola e protrassi il tutto per quasi un mese consecutivamente, girovagando tra menzogne di ogni tipo e videogiochi con un mio ex compagno delle scuole medie, anch’egli totalmente disinteressato nei confronti della scuola ma per altre motivazioni.
Quando venni scoperto ritornai a scuola per circa una settimana - con estrema riluttanza - salvo poi ammalarmi di una polmonite che mi costrinse a rimanere chiuso in casa per oltre un mese.
Fallii il secondo “primo” anno consecutivo.
Abbandonai definitivamente gli studi (scelta di cui mi pento ancora oggi, a distanza di diversi anni) - e mi misi a fare alcunché tutto il giorno, tutti i giorni per anni.
Nel Dicembre dello stesso anno (2014) - mi “ammalai” di ipocondria, improvvisamente - senza che vi fossero sintomatologie pregresse. Iniziai, pertanto, a farmi condizionare da me stesso, dai miei stessi neuroni in quanto avevo costantemente il terrore di subire un qualsiasi intervento chirurgico dettato da arresti cardiaci, piuttosto che banalissime condizioni quali l’appendicite, ecc…
Continuai ad uscire con il sopra citato amico delle medie, con la sua ragazza ed altri due amici d’infanzia, con i quali, per fortuna, ero sempre riuscito a mantenere i contatti.

Sostanzialmente, le mie giornate erano caratterizzate da una perenne monotonia senza che dedicassi nemmeno un secondo del mio tempo in attività utili, sia che fossero remunerazione, sia di crescita personale. Leggevo più riguardo le malattie che di tutto il resto.
Mia madre, nel contempo, aveva avuto la disgrazia di rimanere disoccupata e - con mio padre lontano per problematiche di tutt’altra natura - stava lasciandosi andare, consumata dalla disperazione. I litigi erano regolari nonostante fossi, io stesso, profondamente dispiaciuto per lei e, contemporaneamente, in apprensione circa i nostri problemi finanziari.

Gli anni trascorsero ed io iniziai a conoscere persone virtualmente, da ogni parte del mondo, in quanto il fatto di parlare/scrivere in una lingua diversa dall’italiano mi aveva sempre affascinato, così come interfacciarmi a culture più o meno differenti dalla mia. Conseguentemente, iniziai a trascurare la necessità di stringere nuove amicizie altresì nella vita di tutti i giorni, illuso dal fatto che avrei potuto incontrare quelle stesse persone residenti all’estero in qualunque momento e regolarmente.

Nel frattempo iniziavamo a crescere e, come spesso accade, a percorrere altresì strade diverse, a prescindere dal legame di amicizia che da sempre ci manteneva uniti: uno dei miei amici si trasferisce altrove, lontano dalla nostra città; un altro mio amico inizia a frequentare nuove persone dopo essere stato lasciato dalla sua fidanzata, quasi come se avesse progettato di allontanarsi da tutto ciò che gli ricordava di lei, compreso noialtri; ed un altro mio amico iniziò a non farsi quasi mai sentire, affermando di essere impegnato con i suoi studi.
La mia vita, nel frattempo, quasi non accennava a cambiare: presi solo la patente nel 2018 e, un anno fa, complice la pandemia, seguii dei corsi di tedesco ed inglese su Zoom (El Dorado per persone del mio calibro) - ed iniziai altresì a frequentare una palestra, fortemente motivato dalle mie manie di perfezionismo ed altresì la stessa ipocondria che già mi teneva compagnia da anni.
Ora come ora, continuo a constatare un peggioramento evidente della mia lucidità mentale: non sono più lucido come un anno fa, nonostante non sia cambiato poi così molto nella mia quotidianità. La mia memoria a breve termine è null’altro che tentennante, faccio fatica a ricordarmi tutto e ad esprimermi con la medesima lucidità un tempo (sapevo essere brillante e carismatico quando circondato da persone intime e di cui mi fidassi) - a trovare i giusti vocaboli; ho sbalzi d’umore quasi improvvisi più e più volte al giorno; la mia ipocondria, dopo essere passata in secondo piano, è ritornata (con la differenza che temo altresì per la salute dei miei genitori e dei miei nonni, nonostante siano apparentemente sani).
Posso essere estremamente felice e motivato, salvo poi sprofondare in una disperazione difficile da debellare.
Sono diventato estremamente pignolo, meticoloso, preciso, ferreo e perfezionista; altresì minimalista, non tollerando il minimo disordine.
Un’altra mia caratteristica è, mio malgrado, essere sospettoso. Non mi fido praticamente più di nessuno e penso sempre che gli altri ce l’abbiano con me, sia i miei familiari, sia conoscenti ed estranei.
Prendere i mezzi pubblici è un’altra cosa che cerco di evitare, in quanto trovo sempre gente maleducata, molesta, ubriaca o fatta di chissà quasi sostanze (non ho mai ceduto ad alcol, droghe o altri vizi in vita mia) - e camminare è diventato pesante in quanto, avendo i piedi pronati/piatti fin dalla nascita, ho un modo alquanto bizzarro di camminare, indi per cui percepisco gli sguardi di tutti, che siano fondati o meno. Non riesco a stringere nuove amicizie in quanto ripudio la mia generazione, secondo me composta da un branco di tossici senza un minimo d’intelletto, per non parlare del genere femminile: non sono mai piaciuto a nessuna ragazza nonostante io sia, sotto loro stessa ammissione, un bel ragazzo, ben dotato, colto e via discorrendo.
Sarà perché sono una persona introversa, tranquilla e riservata, senza vizio alcuno? I ragazzi come me non piacciono neanche ai miei genitori, è recentemente ho percepito una certa delusione da parte di mio padre e mia madre. Probabilmente mi avrebbero preferito un po’ più estroverso, un po’ più italiano medio. L’ho rinfacciato loro molte volte ma hanno sempre, categoricamente, smentito i miei sospetti.

Ho imparato due lingue da solo (inglese e spagnolo, ma soprattutto la prima) - ed è l’unica cosa di cui io possa darmi atto, dopo anni ed anni di fancazzismo (vogliate perdonare la volgarità).
Su questo sì, ammetto di essere sfrontato: le lingue straniere sono l’unica cosa per cui io sia minimamente portato (non ho manualità né praticità, a scuola ero bravo solamente nelle lingue e materie letterarie).

Ora come ora non ho amici, una ragazza, un diploma, denaro, lucidità mentale, prospettive per il futuro; un Paese che non offre alcuna opportunità se non apprendistati e stages sottopagati e sfruttati da datori di lavoro privi di scrupoli; e con un costo della vita divenuto ormai proibitivo. Non ho nulla. Dov’è finita la mia dignità, Signori?
Mi sento tradito, messo da parte, deriso, depresso, senza alcun barlume di speranza che possa guidarmi verso un mio eventuale riscatto.
Vorrei semplicemente andarmene, lontano da tutto e da tutti - anche dai miei genitori - e ricominciare da zero, ove nessuno sia in grado di riconoscermi o giudicare come: “malato mentale”, solo perché non cammino bene.
Un luogo dove le idee di tutti vengano rispettate, a prescindere dal conseguimento di diplomi o lauree. I miei curricula valgono meno, ne sono pienamente consapevole, ma non la mia persona, e vorrei che gli esseri umani fossero più altruisti, più riconoscenti e meno tendenti a giudizi negativi per un banale “pezzo di carta”.
Mi sono sempre fatto in quattro per gli altri senza mai ricevere un grazie, ma solo giudizi senza che le mie idee venissero mai considerate perché: “ho la terza media” quindi sono ignorante.
Tutti si divertono, viaggiano, conoscono nuove persone, conducono vite all’insegna dell’allegria e del divertimento.
Io non sorrido più da anni, ormai…

Per altri ancora sono un delinquente in quanto non mi sono ancora vaccinato, ma ormai ci sono abituato.

Mi trovo spesso a pensare al suicidio ma, ironicamente e paradossalmente, la sola idea di farmi del male viene scongiurata dalla mia ipocondria, altrimenti l’avrei fatta finita oltre due anni fa.

Questa vita non ha senso, Signori.

Quand’anche riuscissi a riscattarmi, dove vivrei? Indubbiamente in un monolocale od in una casa popolare con un magrissimo stipendio che a malapena mi permetterà di pagare le bollette e fare la spesa (con tutto il rispetto, sia chiaro).

Mi rivolgo a Voi professionisti in cerca di consigli, soluzioni, perché non ce la faccio più.

Ringrazio anticipatamente chiunque sacrificherà qualche minuto del suo tempo per leggere questo mio papiro.

Cordiali saluti.

2 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Mattia, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo quanto possa essere difficile questo momento.
Ritengo importante che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di approfondire la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili e maggiormente funzionali rispetto all'ideazione suicidari a per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.

Credo che un percorso cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare i pensieri rigidi e disfunzionali che mantengono la sofferenza e le impediscono il cambiamento desiderato.

Cordialmente, dott FDL

Mattia leggendo il tuo papiro ho pensato quasi fosse uno scherzo. Ma perché non ti rivolgi sul serio a dei professionisti che per loro natura e desiderio ti aiutino a uscirne. Se ancora scrivi sei vivo e almeno abbi l onestà di provarci. Lamentarsi o pentirsi non serve a te e non conta per gli altri. Per stare bene si fa tanta fatica ci vuole energia e motivazione ma poi ci si abitua anche a vivere e lo puoi fare anche tu. Fatti aiutare poi deciderai.