Disturbi dell'alimentazione

Quadro clinico della bulimia nervosa: abbuffate e restrizione alimentare

Dott.ssa Nazaria Palmerone contattami

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La caratteristica principale della Bulimia Nervosa (BN) è rappresentata dal verificarsi di episodi di ingestione compulsiva di grandi quantità di cibo, che sono accompagnati da una sensazione di perdita di controllo e a cui, poi, seguono una serie di comportamenti che hanno lo scopo di neutralizzare l’aumento del peso. Questi episodi di abbuffata avvengono in solitudine, quanto più segretamente possibile e a qualunque ora del giorno, anche se sono più frequenti dopo la scuola o il lavoro, di sera o di notte. Generalmente hanno una durata inferiore alle due ore. La frequenza con cui si verificano varia molto, ma la metà dei pazienti presenta almeno un episodio al giorno. Gli alimenti preferibilmente consumati durante questi episodi comprendono cibi ipercalorici, incompatibili con la dieta che il paziente vorrebbe seguire, come gelati o torte, alimenti che necessitano di poca preparazione e, in alcuni casi, alimenti abituali, in quantità esagerate; l’apporto calorico medio va dalle 3500 alle 5000 calorie.

Sebbene le abbuffate possano essere programmate in anticipo, quando avvengono hanno comunque un carattere improvviso e i pazienti sembrano esserne consapevoli solo in parte, tanto che riferiscono di mangiare per lo più senza gusto e senza raggiungere un senso di sazietà, ma solo di malessere addominale. Infatti, durante l’abbuffata, alcuni, soprattutto nelle fasi iniziali del disturbo, sperimentano una sensazione di estraneamento, come se fossero posseduti da un’altra personalità o qualcosa di bestiale avesse preso il sopravvento; altri, invece, vivono l’abbuffata come una sorta di esperienza di derealizzazione (ossia di senso di distacco dalla realtà). Nelle fasi successive del disturbo, alla sensazione di perdita di controllo si sostituisce l’incapacità di resistere all’impulso della crisi o di interromperla una volta iniziata. La perdita di controllo associata all’abbuffata, però, non è assoluta poichè, sebbene il paziente possa continuare l’abbuffata anche se il telefono squilla, può invece interromperla bruscamente, se qualcuno entra nella stanza.

Chi soffre di BN descrive una forte tensione che aumenta prima dell’abbuffata; questa tensione può essere determinata o dalla sensazione di fame, a seguito di una restrizione dietetica, o dal desiderio di mangiare un alimento proibito, o da condizioni di stress o, molto spesso, da stati emotivi negativi come ansia, tristezza, rabbia, disappunto, noia e solitudine e da sentimenti di insoddisfazione relativi al peso, alla forma del corpo o al cibo. Durante l’abbuffata vi può essere una transitoria riduzione della tensione, che si esprime con un senso di rilassamento ed un abbassamento dell’ansia; ma, al termine della crisi bulimica, le pazienti si sentono gonfie e a disagio e provano sentimenti di vergogna, colpa, angoscia, depressione e disprezzo verso se stesse, in quanto, nonostante le intenzioni, non sono riuscite a mantenere il controllo. Alla fine sono i comportamenti compensatori (es. vomito e uso di lassativi) i soli che riescono, e non sempre, ad attenuare una simile tempesta emotiva, ma la calma a cui conducono è momentanea, in quanto lascia presto il posto al senso di disagio, con cui la bulimica convive, ed il ciclo si ripete. Oltre alle condotte compensatorie, ad interrompere le abbuffate possono intervenire anche cause esterne, quali l’interruzione da parte dei familiari o l’impellente bisogno di dormire, dal quale le pazienti si svegliano rafforzate.

Il pensiero delle abbuffate non solo condiziona l’intero programma della giornata, ma, nei casi più estremi, può interferire pesantemente nelle attività quotidiane del paziente, sia dal punto di vista del rendimento scolastico e/o lavorativo, sia da quello delle relazioni interpersonali. Infatti, questi pazienti, a volte, rinunciano a partecipare a pranzi o party con gli amici, pur di non andare incontro a possibili tentazioni, che in quelle situazioni non riuscirebbero a controllare. Inoltre, i forti sensi di colpa che seguono l’abbuffata possono determinare l’insorgenza di atti autolesionistici (come, per esempio, mordersi, tagliarsi, bruciarsi e picchiarsi) e, raramente, persino tentativi di suicidio.

Nella maggior parte dei casi, le abbuffate in cui incorrono i pazienti con BN sembrano essere la diretta conseguenza di una dieta dimagrante, che, all’inizio viene messa in atto solo per contrastare un modesto sovrappeso, ma generalmente in seguito diviene sempre più restrittiva fino a condurre ad un regime di semidigiuno. Infatti questi pazienti, in seguito alla loro tendenza a voler essere perfetti, finiscono per imporsi delle regole sempre più rigide ed assolute riguardo quando e cosa mangiare, ma soprattutto la quantità di cibo da assumere. Ma la restrizione alimentare condotta in questa maniera ferrea ed ossessiva porta, prima o poi, inevitabilmente, questi pazienti a concedersi una piccola trasgressione, che secondo una modalità di pensiero “tutto o nulla”, viene interpretata da queste pazienti come un fallimento inevitabile e come una perdita di controllo assoluta e definitiva, portandoli ad abbuffarsi.

E’ come se il paziente, una volta compromesso l’equilibrio di un adeguato rapporto con il cibo, non riuscisse più a recuperare una posizione intermedia rispetto ai due estremi tutto/nulla. Lo schema alimentare di queste pazienti, perciò, diviene ben presto una continua peregrinazione tra l’eccesso ed il difetto, in cui l’unica possibilità di mantenere l’equilibrio tra i due estremi è quella di bilanciare l’eccesso attraverso la messa in atto di adeguate condotte eliminatorie.

La dieta ferrea ed i comportamenti di compenso si possono comprendere, però, solo alla luce di un altro aspetto, che rappresenta la psicopatologia specifica della BN. In tutti i pazienti con BN, infatti, è presente una caratteristica forma di eccessive preoccupazioni per il peso e le forme corporee, l’essenza delle quali consiste nella tendenza a giudicare il proprio valore in gran parte o, addirittura, esclusivamente in rapporto al peso e alle forme corporee. A queste preoccupazioni, poi, si accompagna spesso un atteggiamento di grande insoddisfazione per il peso e le forme del proprio corpo. L’unico comportamento non strettamente legato all’estrema importanza data all’immagine corporea per la valutazione di sé è l’abbuffata che, come è stato detto, sembra essere piuttosto la diretta conseguenza della dieta ferrea ed ossessiva.

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