Disturbi della personalità

Penso di essere bipolare

Sonia Insalaco

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Son sempre stata un po' lunatica ma pensavo fosse semplicemente il mio carattere. Ho avuto una relazione di due anni ed é finita da dieci mesi, e da quando é finita, in particolar modo nell'ultimo periodo continuo ad essere depressa, ma alterno fasi di felicità e euforia assurda, in qualsiasi momento della giornata che a volte durano giorni, anche quattro cinque giorni, e poi mi sento depressa. Capita anche che mi sveglio e piango, molto spesso, e poi son tutta la giornata esageratamente felice quando sono in mezzo alle persone. Son sempre stata così ma da un po' di tempo le fasi depressive Stan diventando esagerate, e anche quelle euforiche son più attive del solito. Mi son documentata e ho praticamente tutti i sintomi del bipolarismo (di tipo due, se non sbaglio). Non dormo quasi mai, mangio pochissimo ma non ho fame e il mio é un continuo essere felicissima ed essere depressa, cosa che sta disturbando anche il mio studio. Sono iscritta all'università, passo giorni a non far nulla quando dovrei studiare. Sto cercando di avere una seduta con lo psicologo dell'università ma aspetto che mi contattino. Ripeto, son sempre stata così, ma mai così esageratamente. Penso che la rottura con il mio ragazzo, che continua comunque ad essere nella mia vita e ad essere mio amico, abbia aggravato la situazione. Passo giorni a piangere e a piangere, soprattutto quando son sola, e non ho voglia di fare nulla, non vorrei neanche studiare. E poi son la persona più felice del mondo anche senza motivo. Cerco di fare mille cose e tenermi sempre impegnata perché ho il terrore che se non avessi nulla da fare starei tutto il tempo a deprimermi. Cosa dovrei fare? Prenotare semplicemente una seduta con uno psicologo e parlare di tutto ciò o c'è qualche test specifico per diagnosticare il possibile disturbo?

11 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Sonia,


le rispondo un po' in ritardo ma ci tenevo a scriverle due righe. La sua mail mi ha colpito.


Ci serve davvero avere una diagnosi? A volte si, ci fa stare più comodi, ci fa sentire meno persi. Però come hanno detto già alcuni colleghi, forse può essere importante che questa venga appurata da un professionista. Mi sembra dalle sue parole che ci sia una grande tendenza a stare in movimento: quando tutto si muove si sente felice, forse perchè il movimento non la fa stare in contatto con quello che sente profondamente; quando si ferma invece sopraggiunge la tristezza. Questo credo sia un importante segnale. Può fermarsi, anche se fa paura. Vogliamo sempre sfuggire dal dolore, ma questo esiste e affrontarlo, immergercisi, ce lo fa conoscere, accettare e poi spesso superare. Ha senso per lei?


Se sente che la storia col suo compagno abbia un collegamento con quello che prova in quest'ultimo periodo, sicuramente avrà un significato importante.


Bene che abbia contattato un terapeuta, spero che nel frattempo sia riuscita a iniziare a fare qualche incontro. La psicoterapia è un percorso lungo, non si risolve di solito tutto con uno o due colloqui, anche qui c'è bisogno di tempo, ascolto e piccoli passi! Un grande in bocca al lupo, Gilda Schiavoni

Gentile Sonia,


molto raramente le autodiagnosi sono di aiuto, talvolta confondono le idee e funzionano come difesa dall'affrontare le radici profonde del disturbo. Penso, ma non ho elementi di riscontro, che l'intensificarsi delle variazioni di umore possa essere collegato alla fine (ma è davvero finita?) della sua relazione sentimentale. Ma questa fine ha solo reso più evidente qualcosa che esisteva già. Ottima l'idea di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che l'aiuterà ad individuare le cause remote del disagio, e, dopo un congruo periodo di tempo, le consentirà di realizzare una vita sana e soddisfacente.


Augurandole ogni bene, la saluto.


Susanna Bertini

Buongiorno Sonia,


il mio consiglio è quello di non affidarsi a definizioni così generiche definendosi “bipolare”, ma sicuramente le direi di rivolgersi ad uno psicologo per poterne parlare e andare a fondo della questione. È importante che lei ritrovi il suo benessere ed equilibrio. La rottura con il suo fidanzato potrebbe da un lato averla destabilizzata, ma non si può ridurre a questo il problema. È necessario lavorare sul proprio vissuto e rielaborarlo con un professionista per poterne capire di più e stare meglio. Rimango a disposizione.


Un cordiale saluto.


Dott. G. Gramaglia 

Gentile ragazza


se hai la possibilità di fare delle sedute con uno psicoterapeuta è senz'altro una buona cosa più che sottoporti a dei test diagnostici.


Da quanto dici nella tua esposizione sembra che la tua situazione di fasi alterne tra depressione ed euforia sia aumentata dopo l'esperienza conclusasi con il tuo ragazzo. Forse in te c'è un bisogno abbastanza impellente di ricerca di amore e di compagnia che non deve essere sottovalutato. Per capire bene cosa nasconde questo bisogno potresti chiederti a quali esigenze più profonde risponde questa mancanza  di un ragazzo, di un'intesa e di intimità. Potresti individuare l'obiettivo per il tuo futuro. Prova a vivere giorno per giorno sia quando sei euforica sia quando sei depressa chiedendoti cosa voglio e posso fare ora. E' un modo per riempire il tuo tempo che dici senti il bisogno di programmare ma anche un ridare a te stessa la consapevolezza e la capacità di far dipendere da te il tuo benessere. Ciao

Buongiorno Sonia,


l'eventuale diagnosi può essere fatta con la valutazione clinica ed eventualmente l'uso di test specifici. Le consiglio di contattare uno psicologo per una valutazione psicodiagnostica. A mio avviso potrebbe trattarsi di un comportamento di tipo reattivo alla separazione, ma non mi azzarderei a tirare conclusioni senza un'accurata anamnesi. Lo psicologo dell'Università potrebbe indirizzarla verso il percorso più appropriato per lei.

Salve,


certamente la situazione da lei descritta è da attenzionare. Questi continui sbalzi di umore hanno necessità di essere clinicamente definiti e trattati nel modalità giusta. Lo psicologo che la seguirà effettuerà l'indagine psicodiagnostica attraverso l'utlizzo di test specifici e una volta centrato il problema dovrà decidere se intraprendere o meno un percorso psicoterapico individuale. Sicuramente un lavoro mirato su stessa le darà la possibilità di focalizzare problematiche celate e le permetterà di prendersi un tempo per ricercare il suo benessere psico-fisico.

Buongiorno Sonia,


Ho letto con attenzione la sua richiesta e credo che consultare un professionista possa essere utile nel suo caso non soltanto per valutare se la diagnosi che si è formulata e' corretta ma primariamente per accogliere la sua storia ed aiutarla a gestire l'altalena emotiva che descrive e di cui pare in balia in questa fase della sua vita.


Un caro saluto,


Veronica Plano

A parte le etichette e le diagnosi, ti aiuterebbe una cura farmacologica per trovare più stabilità nell'umore e poterti dedicare efficacemente ad un percorso psicoterapeutico. Non ti scoraggiare e rivolgiti ad uno psichiatra farmacologo e contemporaneamente scegli, leggendo recensioni e curriculum, una/o psicoterapeuta che ti ispiri fiducia. Nel giro un mese o due (o anche prima) starai decisamente meglio.

Buongiorno Sonia,


Il mio consiglio è quello di parlare come si sente con uno psicologo, evitando autodiagnosi attraverso la ricerca di sintomi simili su internet che non dà risposte, ma spesso alimenta ansie. Una valutazione psicodiagnostica Va fatta dopo un'attenta anamnesi ed è un momento importante che si inserisce nella relazione terapeutica. L'interruzione della relazione è un episodio che "rompe" gli equilibri interni e può essere elaborato con l'aiuto di uno specialista. 


Resto comunque a disposizione per chiarimenti.


Cordiali saluti 

Buongiorno Sonia!


Ha fatto bene a cercare l' aiuto di uno psicologo: a prescindere dalla diagnosi, la sua situazione porta con sé sofferenza e disagio e merita di essere affrontata e risolta. Se si affida ad un professionista, questo sarà in grado di fare l'eventuale diagnosi e capire quale percorso le può servire per stare meglio. Se all'università i tempi sono lunghi, può provare anche con i servizi di psicologia e i DSM del territorio. 


Cari saluti


Dott.ssa Emanuela Berta

Buongiorno, Sonia, credo che dovrebbe parlarne con uno psicologo per inquadrare il suo disturbo evitando le diagnosi "fai da te" che non portano a nulla di concreto. La diagnosi psicodiagnostica è un processo delicato che scaturisce da un assessment accurato e osservato da un professionista esperto, si avvale di colloqui clinici, osservazione diretta e anche test specifici la cui interpretazione va condotta in maniera attenta. Tutto ciò per aiutare davvero la persona a stare meglio.


Inoltre, da ciò che scrive,sembra che la fine della relazione abbia scatenato il comportamento che ritiene anomalo, ma prima di questo dispiacere lei tutto sommato non aveva comportamenti importanti di oscillazione umorale spiccati. La fine di un amore è una perdita a tutti gli effetti e come tale va elaborata, ognuno lo fa a modo suo. Sicuramente farsi supportare da uno psicologo mi sembra la soluzione migliore. Resto a disposizione. Un caro saluto.

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