Obesità

Lorena: Un caso di obesità?

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli contattami

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Lorena è una bellissima signora di 56 anni. Mi chiede appuntamento per un problema d’ansia che non accenna a diminuire nonostante assuma da tempo ormai dosi sempre maggiori di ansiolitici . Essa lamenta  inoltre un problema di peso, che  non esita a definire obesità, anche se onestamente vedo seduta  di fronte a me  una splendida figura di donna, connotata da grandi e profondi occhi   dolci , languidi e al contempo tristi e dalle forme morbide e abbondanti, che nulla paiono avere a che fare  con quelle di una “elefantessa”, come ella più volte si definisce nel corso del nostro primo incontro ( il suo aspetto, mi fa  al contrario pensare più a quello dell’antica e fiera figura mitologica di Era, che i romani conoscono come Giunone, sposa fedele di  Zeus  (Giove) , divinità suprema dell’Olimpo che regnava sui cieli e la terra , protettrice del matrimonio e delle donne sposate , che i poeti greci descrivevano come  dea “dall’occhio bovino”, per decantare i suoi occhi grandi e bellissimi ). Sì è vero, la taglia d’abito che indossa non è certo quella di una silfide, ma tutto sommato quei quindici chilogrammi in più che ha accumulato nell’arco di qualche anno e cioè da quando è entrata in menopausa, non le stanno affatto male e non esito a verbalizzarle il mio sincero pensiero. Lorena mi ringrazia, ma capisco che ha inteso le mie parole come pietosamente consolatorie, frutto di pura cortesia. Il fatto è che questa donna  non si accetta, non può più guardarsi allo specchio e ha perso la voglia di stare in mezzo agli altri per questo motivo, aggravato da quegli orribili attacchi d’ansia, che a volte la colgono quando meno se lo aspetta. Non si tratta certo di attacchi di panico, i sintomi infatti sono assai più lievi , ma quel leggero tremore alle mani che a tratti la coglie, quel senso di affanno e quel sentire il cuore batterle più forte, la gettano in uno stato di sconforto e la fanno sentire insicura e indifesa. Mi riferisce di risentire della umiliazione e del dolore di non sentirsi più desiderata dal marito, che le ha di recente fatto notare con poca delicatezza, anche se con ironia affettuosa, quanto sia divenuta “cicciona” e  troppo spesso per strada, sorprende il compagno nell’atto di “allungare” lo sguardo verso qualche giovane e snella ragazza, anche se, quando si erano sposati ormai molti anni prima, lei ricorda di essere stata ancora “più in carne” di ora , perché - per dirla tutta- Lorena col peso ha dovuto combattere da sempre. Due gravidanze subito dopo il matrimonio le regalano altri chili sull’addome e sui fianchi fino a farle decidere di iniziare una dieta ferrea, che produce presto risultati ben visibili. Per resistere alla tentazione del cibo, su consiglio di un’amica, inizia ad assumere grandi quantità di caffè nella giornata e a fumare, cosa che per quanto sgradita all’inizio, finisce per divenire una abitudine, fino a portarla a consumare un intero pacchetto di sigarette al giorno. Da qualche anno però i vecchi “trucchetti”, non funzionano più e riescono solo a regalarle notti sempre più insonni ed inquiete. Gli ansiolitici poi, assunti per contrastare l’insonnia e l’ansia, la fanno sentire spesso intontita e, il gravoso impegno che da qualche tempo si è accollata,  quello cioè di avere accolto l’anziana madre in casa, male si concilia con i suoi problemi , la sua irritabilità e la sua costante stanchezza. La nuova situazione  creatasi in famiglia, obbliga Lorena a prendere atto dei sentimenti verso la madre, che non sono mai stati idilliaci, ma che ora toccano punte di vera e propria insopportabilità. Da qui inizia il nostro lavoro. Dopo averla inviata dal medico e dallo specialista  endocrinologo, per comprendere attraverso svariati esami clinici, se non siano presenti cause organiche ed ormonali alla base del problema che lamenta e che più di ogni altro sembra affliggerla  e, dopo avere appurato che nulla di grave  pare avere inciso sull’aumento di peso, inizia il vero e proprio percorso psicoterapeutico, che Lorena decide di intraprendere  accettandone le regole, con grande determinazione e costanza. Emergono presto i nodi conflittuali che la legano ad una infanzia difficile, durante la quale la mia paziente, secondogenita di una famiglia “molto perbene”, pare essere stata accolta più con rassegnazione che con gioia. E’ una bambina paffuta, affettuosa ed estroversa che dopo una primissima infanzia, durante la quale ricorda vagamente di essere stata  gradita per le sue caratteristiche fisiche e temperamentali, viene in seguito spesso redarguita per l’esuberante appetito e per la vitalità che la madre connota come “eccessiva animosità”. Comincia perciò per la piccola già verso i quattro o cinque anni, una lunga storia di “ mortificazioni”. Ella sente che la madre , insegnante di lettere in un prestigioso istituto superiore, donna dalla fisicità e dal temperamento spigoloso e tendenzialmente freddo, non la gradisce e non l’accetta. La bambina è spesso rimproverata e messa a confronto con la sorella maggiore di due anni,  che corrisponde molto di più alle preferenze (proiezioni) materne.  Lorena si sente presto molto sola ed arrabbiata. Il padre, in genere, più tollerante ed affettuoso con lei, è purtroppo frequentemente lontano per motivi di lavoro e quando torna a casa, non desidera essere disturbato. Il clima, in quei momenti, diventava ancora più pesante, impedendo la comunicazione tra padre e figlia, nonostante la volontà della ragazza. A 12 anni Lorena viene mandata da un dietologo per il suo evidente eccesso di peso. L’imposizione di quella dieta, peraltro non particolarmente drastica, le fa scatenare  una rabbia terribile verso la madre e pur mantenendo  una facciata acquiescente e passiva, mangiando durante i pasti ciò che le era stato prescritto, di fatto, appena era possibile, buttava in cibo spazzatura le paghette settimanali, all’andata o al ritorno da scuola, vanificando grandemente gli effetti della volontà famigliare. Patatine, caramelle, gelati diventarono gli strumenti con i quali la ragazza si opponeva a quella che definisce senza mezzi termini ,“crudeltà” materna. Apprende troppo presto, verso i 14 anni, ad utilizzare purghe per eliminare le tracce dei suoi eccessi e per conformarsi al modello di ragazza che la madre , le amiche di scuola e l’ambiente sociale che frequenta, approvavano,  iniziando a procurarsi il vomito ogni qualvolta perdeva il controllo su ciò che ingurgitava. Sono  questi, gli episodi che il più delle volte avvengono in prossimità di eventi importanti (prove scolastiche o incontri sociali). E’ soltanto il provvidenziale spavento che prova nel vedere tracce di sangue  durante uno di questi momenti di espulsione del cibo, che la frena dal ripetere quel rito. Quando poi incontra verso i 19 anni quello che diverrà il marito, si innamora ricambiata e si sente per la prima volta totalmente accettata e felice. Può finalmente esprimere la sua esuberanza affettiva sperimentando la gioia di percepirsi profondamente accolta , ricambiata e… bellissima.  Il compagno per molti anni funge da “riparatore” di quell’antica ferita narcisistica e lenisce grandemente le sofferenze passate di Lorena, la quale, sperimentandosi nell’amore ricambiato, riesce ad abbandonare diete ed artifizi per un buon tratto di vita, durante il quale le pare di perdere peso naturalmente e con facilità. Ciò fino alle gravidanze a cui seguirà la sopraccitata dieta ferrea ed il consumo eccessivo di caffeina e  sigarette. Oggi, le sembra di essere riprecipitata nell’inferno di quando era piccola. La terapia che le propongo contempla due modalità : la prima si configura come vera e propria psicoterapia psicoanalitica Junghiana, che permetterà nel tempo di sondare, evidenziare, comprendere, elaborare e, sperabilmente superare, i vissuti affettivi ed emotivi vicini e lontani che hanno prodotto la sofferenza attuale di Lorena; la seconda, ha lo scopo  di calmare, in tempi più brevi, il suo stato d’animo così alterato e inquieto, offrendole la possibilità di accedere ad un metodo, che senza effetti collaterali dannosi , le  possa consentire di attenersi  con facilità ad una dieta appropriata. Alla terapia verbale , all’analisi dei sogni, delle fantasie e dei sentimenti legati ai vissuti pregressi e recenti, fanno seguito quindi, sedute di rilassamento, inizialmente orientate a calmare mente e corpo ed in seguito, attraverso induzioni specifiche ( si tratta di frasi mirate, suggerite nelle fasi più profonde del rilassamento), volte a diminuire, il desiderio eccessivo di cibo. Gli effetti positivi di questa duplice azione terapeutica, non si fanno attendere e, alle sempre maggiori prese di coscienza di Lorena,  si abbinano un sonno migliore, una riduzione drastica del consumo degli ansiolitici ed un appetito che diviene in tempi piuttosto rapidi , meno vorace e compensatorio  e che, attraverso l’ausilio di una dietista di mia fiducia che le prescrive una dieta appropriata, la portano ad una diminuzione ponderale più che importante, tanto che in pochi mesi dall’inizio del percorso terapeutico, ella  può finalmente guardarsi di nuovo allo specchio con un rinnovato orgoglio e con una nuova nascente consapevolezza e stima di sé. E’ ormai estate e sono passati circa tre mesi dal nostro primo incontro. Lorena è pronta per affrontare le vacanze. Decidiamo di rivederci al suo ritorno e così accade. Dopo circa due anni dall’inizio della terapia, Lorena ha risolto molti problemi legati al dolore antico derivante dall’essersi sentita rifiutata e ai sentimenti aggressivi  che di conseguenza aveva sviluppato verso la famiglia d’origine e verso se stessa, nonché, quelli derivanti dai sensi di colpa e inadeguatezza che le avevano avvelenato l’infanzia e l’adolescenza ed ha gradualmente, iniziato ad accettare ed amare le sue naturali rotondità -ormai tenute sotto il saldo controllo di una nuova maturità- considerandole ora affettuosamente, come uno degli aspetti che simboleggiano l’evidenza esteriore di quella morbidezza e capacità di accoglienza che contraddistinguono più in profondità la sua personalità e femminilità.

N.B. : L’articolo è stato scritto nel rispetto del segreto professionale. Il nome “Lorena” è di fantasia e alcuni altri dati, seppure aderenti in larga parte alla realtà, hanno subito  lievi modifiche, al fine di tutelare massimamente la privacy e l’anonimato della paziente. 

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