Perché mi accade questa situazione che comunque sia io ci sto molto bene!

Dominique

Gentili Esperti, mi chiedo, dal' profondo del mio cuore e dell' anima, necessitando di risposte: Cosa scatta nella mente, nella psiche, all' interno del proprio profondo personale, quando un uomo, cosiddetto biologico, inizia, cosi un po' alla volta, un po' scoprendosi, un po' giocando per curiosità, ma scoprendo che questo nuovo mondo, non solo le piace, ma lo sente suo ossia ne trae benessere psicofisico nonché mentale, Trucco, vestiario ed vissuto profondamente al femminile! Succede a me da molti anni ormai! come va inquadrata questa situazione? Non voglio piu la mia precedente condizione personale che cerco di abbandonare, ma bensì cerco di capire se potrò riconoscermi in questa nuova mia personalità! CHE RIPETO MI FA SENTIRE ESSERE MOLTO VIVO ED LIBERO NONCHE' STARE MOLTO BENE PSICOLOGICAMENTE! E una fase della mia vita? E una Condizione permanente? E uno disturbo psichiatrico? Grazie dunque a chi vorrà rispondermi!

3 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno potrebbe  essere un problema di narcisismo benigno, la cosa se non la fa soffrire non è un problema però sarebbe saggio se andasse a parlarne con qualche professionista. Ho sentito altre situazioni come la sua e ogni caso è diverso , la differenza è sempre tra se si soffre e si riduce la socialità o se si riesce a vivere come tutti. Non è un disturbo psichiatrico.

dottoressa A. Bertoldi 

La ringrazio per la profondità e la sincerità con cui ha condiviso la sua esperienza. Le domande che pone sono importanti e legittime.

Tengo innanzitutto a sottolinearle che nella psicologia e nella psichiatria moderne, il semplice desiderio di esprimersi nel genere femminile o di riconoscersi in una dimensione diversa da quella assegnata alla nascita non è considerato una patologia.

Quello che lei descrive “mi fa sentire molto vivo e libero” è un elemento molto importante da cui partire, infatti spesso, quando un’esperienza produce benessere autentico, senso di coerenza interiore e di libertà, non si tratta di una semplice “fase”, ma di qualcosa che tocca in profondità l’identità personale e che spesso porta ad un vero e proprio cambiamento, soprattutto nel modo di percepire alcune cose.

Alcune persone vivono queste esperienze come una fase esplorativa, per altre rappresentano una scoperta stabile e duratura della propria identità.

Le lascio alcune domande aperte che potrebbero aiutarla nella riflessione:

  • Quando si esprime al femminile, cosa cambia dentro di lei a livello emotivo e corporeo?

  • Se immagina il suo futuro, in quale forma di espressione o identità si sente più autentico?

  • La sua sofferenza nasce dal sentirsi “diverso” o dal non poter vivere pienamente questa parte di sé?

  • Cosa significherebbe, concretamente, “riconoscersi” in questa nuova personalità?

Un saluto

Dott.ssa Elisa Galante 

Dott.ssa Elisa Galante

Dott.ssa Elisa Galante

Trento

La Dott.ssa Elisa Galante offre supporto psicologico anche online

Gentile, da ciò che descrive non emerge qualcosa che “scatta” improvvisamente come un meccanismo patologico. Piuttosto sembra un processo graduale di riconoscimento. A volte si inizia per curiosità, per gioco, quasi in modo leggero. Poi, nel tempo, ci si accorge che non è solo un gioco: è una parte di sé che trova finalmente spazio.
Lei parla di benessere psicofisico, di sentirsi vivo, libero, mentalmente più centrato. Questo è un elemento molto importante. In ambito clinico non consideriamo automaticamente come disturbo qualcosa che genera integrazione, vitalità e senso di autenticità. La sofferenza clinicamente significativa è un’altra cosa: è frammentazione, angoscia persistente, perdita di funzionamento. Qui, invece, lei descrive una condizione che le fa stare meglio.
La questione dell’identità di genere e dell’espressione di sé è complessa e personale. Non esiste un unico modo “corretto” di sentirsi o di definirsi. Alcune persone scoprono nel tempo che il genere assegnato alla nascita non corrisponde pienamente al proprio vissuto interno; altre esplorano aspetti dell’espressione di genere senza necessariamente ridefinire la propria identità in modo definitivo. Non è possibile inquadrarla dall’esterno con un’etichetta rapida.
Lei chiede: è una fase o una condizione permanente?
La verità è che non si può stabilire a priori. L’identità non si decide con un atto di volontà né si certifica con un esame. Si chiarisce vivendo, ascoltandosi, osservando nel tempo cosa rimane stabile e cosa evolve. Forzarsi a dare una risposta definitiva subito può aumentare l’ansia invece di ridurla.
Un punto delicato nel suo messaggio è quando dice di non volere più la sua precedente condizione personale. Qui vale la pena fermarsi. È importante comprendere se il desiderio di cambiamento nasce dall’avvicinarsi a qualcosa che sente autentico o dall’allontanarsi da una parte di sé vissuta come imposta, soffocante o dolorosa. Sono movimenti interiori diversi.
Non è un disturbo il fatto di sentirsi bene nell’esprimersi al femminile. Diventa un problema solo se genera conflitto insostenibile, isolamento, sofferenza intensa o comportamenti autolesivi. Dal suo racconto emerge soprattutto una ricerca di coerenza con ciò che la fa sentire vivo.
Forse la domanda centrale non è “come va inquadrata?”, ma “chi sono quando mi sento davvero me stesso?”.
In quella dimensione femminile che descrive, cosa cambia profondamente? È solo l’estetica o cambia il modo in cui si percepisce, si relaziona, sente il proprio corpo e il proprio posto nel mondo?
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non a etichettarsi, ma a fare ordine, a distinguere tra identità, espressione, paure sociali e aspettative interiorizzate. Non per dirle chi è, ma per accompagnarla mentre lo comprende con maggiore serenità.
Il fatto che lei stia ponendo queste domande indica riflessività e consapevolezza, non patologia. Si conceda il tempo di ascoltarsi senza giudizio e senza fretta di definirsi. A volte la chiarezza non arriva con una risposta secca, ma con una progressiva sensazione di coerenza interiore.

Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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