Psicoterapia

Informazioni su psicoterapia

Antonio

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Ai gentili professionisti che leggeranno: Sono un ragazzo alla soglia dei 30 anni, con problemi della sfera ansiosa e relazionali.
Studente di lingue in triennale (seconda laurea) fuori sede in una città che medita di cambiare.
Ho intenzione di iniziare un percorso psicoterapeutico a lungo termine, che rispecchi le mie esigenze (possibile trasferimento, disturbi della sfera ansiosa e relazionali, necessità lavorative di contatto con la gente)

1. Come scegliere bene psicoterapeuta e orientamento psicoterapico? A quali fattori devo dare più importanza?

2. Cosa succede se si cambia terapeuta dopo qualche mese e cosa invece se si cambia dopo, ad esempio, due anni?

3. Cambiamenti realizzabili: quali sono i limiti della psicoterapia?
Da introverso e sociofobico si può diventare abbastanza a proprio agio per lavori che richiedono il parlare in pubblico?

4. Come avere cambiamenti stabili nel tempo? Ho fatto altre terapie e dopo averle lasciate ho avuto delle ricadute

5. Terapia online: consigliata?

6. E' sbagliato parlare con amici e parenti degli argomenti discussi in terapia?

Ringrazio coloro che risponderanno.

9 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Antonio, per rispondere alle sue domande sarebbe necessario conoscere la sua storia. Non ha senso, specie nel lavoro psicologico e psicoterapeutico, fare generalizzazioni. Tuttavia per provare a fornirle qualche indicazione sintetica su come muoversi direi che:


1.Per una psicoterapia a lungo termine che lavori sul profondo sceglierei un orientamento psicoanalitico-integrato.


2. Se si cambia terapeuta bisogna capire le ragioni per cui lo si fa. Il cambiamento è dovuto a trasferimento o a interruzione volontaria per altri motivi? Sarebbe meglio proseguire con la stessa persona, quindi le consiglio di iniziare una terapia una volta trasferitosi.


3. La psicoterapia non deve stravolgere la personalità. E' un aiuto ad accettasi, cambiare alcuni comportamenti, far cessare o diminuire significativamente i sintomi e vivere meglio la propria identità, aprendo nuove possibilità che prima sembravano inaccessibili al soggetto.


4. Probabilmente avrebbe dovuto continuare le terapie, ma se si trattava di terapie brevi, evidentemente non è quella l'indicazione più adatta per lei. Cerchi un professionista esperto di orientamento psicodinamico, come dicevamo sopra.


5. Terapia online possibile, ma io la utilizzo quasi solo con pazienti che ho già visto di persona. Nel suo caso mi sembra nettamente preferibile e importante la presenza.


6. Non è sbagliato di per sè parlare della propria esperienza terapeutica, ma essendo - se fatta correttamente- un lavoro molto intimo, andrebbe trattato come tutte le cose cui si dà questo valore.


Auguri per la sua ricerca!

Buonasera


Cercherò di risponderle per punti, così come ha chiesto lei in modo preciso e puntuale 


1. Se ha già intrapreso diverse terapie avrà avuto la sensazione che qualcuna "abbia funzionato meglio di altre" e quali benefici ne ha tratto. Si affidi a professionisti seri, empatici, che la facciano sentire a suo agio nel contesto terapeutico, che non diano "solo consigli" ma che l'aiutino ad elaborare i suoi vissuti e che la sintomatologia possa essere "compresa" e si attenui.


2. Cambiare terapeuta dopo poco tempo (se ci si accorge, forse entrambi, terapeuta e paziente che non si può lavorare, indicando un altro professionista maggiormente idoneo) può essere frustrante o deludente perché si interrompe,  comunque, una "relazione terapeutica appunto" sul nascere, senza aver dato la possibilità al paziente di instaurare una relazione di transfert più profonda. Nel caso si tratti di un lasso di tempo più lungo, così come in ogni relazione, la separazione può risultare più dolorosa (a meno che non avvenga in modo concordato, per esempio a conclusione di un percorso terapeutico mirato su alcuni "obiettivi"). 


3. I cambiamenti possono avvenire solo attraverso l'elaborazione, quindi attraverso un lavoro a due: terapeuta e paziente. I "limiti" iniziali potrebbero essere le difese messe in atto dal paziente, ma che via via si procede nella psicoterapia, possono essere "sciolte" ed elaborate.


4. L'elaborazione richiede impegno e forse un lavoro costante e continuo su di sè, anche a termine di un percorso terapeutico. Presupponiamo che il percorso da lei svolto sia stato realmente interiorizzato, e alcune sintomatologie rientrate, i risultati dovrebbero risultare stabili, nonostante naturali momenti regressivi e di apparente peggioramento. 


5. Un tempo avrei detto che sarebbe stata meglio la terapia in studio. Ad oggi devo ricredermi e consiglierei, in casi specifici la terapia online, comunque efficace. Ovvio si predilige quella in un setting terapeutico più adeguato.


6. È sbagliato se amici o parenti facessero terapia. Parlare con persone fidate di ciò che svolge in seduta non è vietato, è a sua libera discrezione, tenendo presente che ognuno deve svolgere il proprio ruolo specifico


Cordiali saluti

Buongiorno, innanzitutto un percorso psicoterapeutico che è a lungo termine è un po' sospettoso perché si può celare una dipendenza psicologica. A parte che bisogna intendersi sul "lungo termine ".


La scelta dello psicoterapeuta è soggettiva, l'importante è che ci sia una sintonia, se sente delle "stonature", al di là della bravura e della preparazione professionale, che non sono messe in discussione, meglio lasciare. Anche subito senza aspettare due anni. (e qua torniamo alla dipendenza). 
Il fatto di parlare con amici o/e parenti di ciò che discute in terapia non è vietato, ma sarebbe meglio non farlo, non perché sia un segreto (per lei, per lo psicoterapeuta altro che segreto!), ma perché le sedute sono dei momenti privati che lei dedica a sé stesso che è bene preservare dai commenti di chi la ascolta per quanto vicino affettivamente. 
Comunque, se crede, può contattarmi anche online. I miei riferimenti li trova su questo sito.


In attesa, le porgo cordiali cordiali saluti. 

Gentile signore,


nell'universo della psicoterapia trova di tutto, professionisti che lavorano facendo capo ad approcci profondamente diversi, quindi non c'è ne è uno migliore dell'altro in senso assoluto. Lei deve cercare quello che fa per se e offre già una prima indicazione: "ho intenzione di intraprendere un percorso a lungo termine": bene mi sembra evidente che è consapevole della profondità radicata dei suoi problemi se pensa che ci vorrà parecchio tempo per risolverli. Vengo agli altri quesiti in ordine sparso: cominciamo con questo "cosa succede se si cambia terapeuta dopo poco o dopo tanto": all'apparenza nulla, in realtà come si può determinare anzitempo quello che accadrà al termine di una relazione, in generale, e nello specifico psicoterapeutica? dipende da come si è vissuta quella relazione. Ma penso che lei si stia chiedendo se la fine di una relazione può essere così distruttiva da gettare ombre anche su quanto di buono c'è stato in essa. E ciò può accadere in qualsiasi relazione, quella psicoterapeutica non fa eccezione. Altro quesito: quali sono i limiti della psicoterapia: Jung diceva che "nessuno può portare l'altro dove non è ancora mai stato", ciò a significare che il limite non deve necessariamente essere inteso nella sua accezione paranoica e depressiva come ciò che mi limita, ma anche come ciò da cui mi affaccio per capire chi sono e chi non sono e tale limite è quello creato dalla coppia paziente e terapeuta. Altro quesito: come avere cambiamenti stabili? Forse sarà meglio ridefinire la natura di questa domanda ed esprimerla così: "Vorrei tanto sentirmi comunque solido, stabile e sicuro, anche se attorno a me il mondo è in tempesta"...per questo occorre pazienza e lavoro faticoso. Terapia on-line: assolutamente sconsigliata (ma necessaria visto il particolare periodo che viviamo), perché taglia via il corpo che è uno dei mezzi con cui esprimiamo cose altrimenti indicibili, e poi c'è il problema privacy. Non rispondo agli altri quesiti, ma leggendo le sue domande mi viene in mente quando al mare, dopo tanti ripensamenti, ci avviciniamo finalmente all'acqua, cominciamo a tastarla con il piede, ci sembra accettabile, poi però cerchiamo di capire se l'acqua è abbastanza limpida e pulita, apprezziamo se il calore del sole è sufficiente a riscaldarci quando saremo usciti e così via, fin quando stanchi, desistiamo e ce ne torniamo a sedere...non vorrei essere stato troppo provocatorio ne banalizzare il suo problema:in quanto professionista so perfettamente quali angosce temiamo di provare quando ci rivolgiamo al mondo interiore. In bocca al lupo

Gentile Antonio,


scegliere uno psicoterapeuta soprattutto quando non si hanno riferimenti è sempre un atto di fiducia, perchè quel che può garantire il buon esito di una psicoterapia, in maniera trasversale a tutti gli approcci, è la relazione che si instaura e come vengono gestite anche le inevitabili rotture e frustrazioni che la relazione col terapeuta può implicare. Per questo il cambiamento di un terapeuta può essere utile se non si instaura questo clima di fiducia o ci si sente bloccati nel percorso dopo aver condiviso il problema con il terapeuta stesso e aver analizzato insieme le cause dello stallo. Cambiare terapeuta invece non è utile se l'interruzione della terapia costituisce una fuga da una situazione scomoda o disagevole, perchè la terapia aiuta proprio ad affrontare e attraversare le emozioni negative col sostegno e la vicinanza emotiva di un'altra persona.


I diversi approcci possono cambiare il focus su cui si pone l'attenzione, ad esempio nell'ambito cognitivista, quello che attuo personalmente, l'attenzione è posta maggiormente sulle difficoltà attuali e sulle relazioni che condizionano inevitabilmente la nostra affettività. I cambiamenti di una psicoterapia si misurano proprio in relazione a come cambia il sentimento di sè e di conseguenza il modo di stare in relazione agli altri; ad esempio una persona ansiosa, introversa, bloccata dalla vergogna può iniziare a percepirsi come una persona che può darsi la possibilità di esprimersi, magari non necessariamente diventando super espansiva, ma avendo la possibilità di fare delle scelte senza limitarsi per via dell'ansia e del suo senso di improponibilità.


Rispetto al tipo di psicoterapia io tendo a privilegiare sempre quella dal vivo ma se si dispone di un ambiente tranquillo e una buona motivazione anche la terapia online può essere di grande efficacia.


infine, alcuni aspetti della terapia possono certamente essere condivisi con amici e parenti nella misura in cui si ha voglia di rendere partecipi gli altri di quel che si sta vivendo, meno utile può essere strumentalizzare quel che "dice lo psicoterapeuta" per ottenere cambiamenti negli altri, perchè il lavoro psicoterapico è sempre su di sè.


Spero di essere stata utile


Un caro saluto

Caro Antonio,


alle sue domande mi viene da rispondere così


1) l'orientamento è importante, ma non così tanto: nel valutare un psicoterapeuta, occorre trovarsi a proprio agio con lui, se un terapeuta è un bravo clinico lo è aldilà della suo orientamento. Alcune problematiche hanno delle indicazioni: per chi soffre di tossicodipendenza o di anoressia, la psicoterapia familiare, che prevede incontri con la famiglia è utile. Per elaborare un trauma il metodo EMDR è efficace ecc.


2) La differenza tra cambiare dopo qualche mese o qualche anno è poca nella misura in cui se la terapia funziona, si instaura in poco tempo il transfert, ossia una forte fiducia verso il proprio terapeuta. Questo ci porta alla domanda 5, se pensa di doversi trasferire dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di utilizzare la psicoterapia online, per mantenere lo stesso terapeuta. Diversi pazienti, anche dopo avere terminato un percorso ed essersi trasferiti, mi hanno ricontatto per affrontare nuove problematiche, in modalità online.


3) E difficile dire sin da ora, fin dove potrà arrivare attraverso la psicoterapia. Potrebbe anche prendere in considerazione una psicoterapia di gruppo, dove sperimentare lo stare in gruppo e sentirsi accolto.


4) Parla delle ricadute, ma parla anche di terapie interrotte e non terminate. E' importante valutare insieme al suo terapeuta l'obiettivo che si pone e monitorare regolarmente l'andamento del percorso. Se non è sodisfatto, non esiti a parlarne, perché è utilissimo potere lavorare su quello che non funziona e aggiustare il tiro.


6) Non è di per se sbagliato condividere quanto detto in terapia, ma è importante interiorizzarlo, farlo proprio, per poi condividerlo sentendolo come un pensiero che ci appartiene.


Un saluto

Buonasera Antonio,


quante domande!


Vedo che hai tanta carne sul fuoco su cui lavorare. Sicuramente sei uno che si prefissa degli obiettivi.



  1. Alla tua prima domanda ti rispondo dicendo che non c'è un criterio o dei criteri, sono sicuramente scelte personali. A volte uno sceglie per posizione geografica, per sentito dire, per conoscenza con alcune persone comuni, per invio del medico etc. Alcuni preferiscono le donne altri gli uomini. Chiediti cosa è importante per te. Per quel che riguarda l'orientamento è la stessa cosa, ognuno preferisce un tipo di orientamento.

  2. E' nel diritto di tutti cambiare terapeuta. Ti rispondo come mi ha spiegato una mia paziente (era la sua 10° terapeuta). "Con ognuno ho fatto un percorso diverso e sono grata a tutti". La signora aveva così reso i suoi percorsi tutti importanti.

  3.  I limiti stanno nelle persone e nelle risorse che mettono in campo. Per la tua seconda domanda mi viene da dire sì, certamente, con un po' di training. 

  4. Visto che hai fatto delle terapie e non sei neofita, ti consiglio di cominciare e non mollare, questo darà tanta stabilità.

  5. Sì. Di questi tempi è importante.

  6. Sbagliato non è. Lo fai per farti dare un altro consiglio? Oppure perché ti è utile?


Spero che la tua decisione sul prossimo terapeuta sia quello che vai cercando.


Un caro saluto.

Buongiorno, ho avuto modo di leggere la breve descrizione della sua situazione ed i suoi dubbi.


Se si parla di problemi di natura ansiosa bisogna capire a quale livello siamo arrivati.


Nel caso estremo troviamo gli attacchi di panico, cioè tachicardia a riposo, senso di oppressione generalizzata che può dare anche la sensazione di soffocamento e difficoltà nel respirare, frequenti emicranie e disturbi del sonno (addormentamento e sonno interrotto).


In questi casi le consiglio di contattarmi perchè io possa passarle il metodo che ho in uso e che richiede un numero limitato di incontri (online tramite Skype) affinchè lei possa apprendere le tecniche ed utilizzarle con costanza ed in piena autonomia.


In genere la tendenza delle strutture ansiose è quella di "intossicarsi" di pensieri ed in particolare di pensieri sul futuro, andando ad annullare quasi completamente il presente (cioè ciò che vede e sente intorno a lei in questo momento) e proprio da qui che prende origine il problema.


E' una condizione molto diffusa che da' la sensazione di avere mente e corpo come due entità separate ed è proprio a questo livello vanno ad agire le tecniche che le passerei, al fine di ritrovare l'armonia, la leggerezza, il piacere ed il gusto nell'esistenza che in genere nelle strutture ansiose risultano pressoché nulli.


Se interessato può fissare un appuntamento online scrivendo all'indirizzo info@igorguidotti.it


Un saluto

Buongiorno, domande interessanti alle quali sarebbe utile rispondere a voce...  mi contatti, la informo che il primo colloquio è gratuito proprio per chiarire dubbi e concordare insieme il tipo di percorso più adatto. Sarò felice di riceverla e darle tutte le informazioni e i chiarimenti di cui ha bisogno e ascolterò con attenzione le sue questioni. 


A presto

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