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Perché il gioco rimanga solo un gioco

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Un settore, quello del gioco d'azzardo, che in Italia ha registrato in 7 anni un aumento del 450% del giro d'affari. Più di un milione di studenti ha giocato almeno una volta e nel 35% dei casi chi è affetto da ludopatia dichiara di consumare abitualmente stupefacenti (dati della Regione Lazio).

Il gioco d’azzardo patologico è una delle prime forme di “dipendenza senza droga” studiate che ha ben presto attratto l’interesse della psicologia e della psichiatria in relazione alle sue conseguenze piuttosto serie sulla salute ed in particolare sull’equilibrio mentale che questo tipo di problema è in grado di produrre. Secondo i dati del 2011, colpisce almeno 700mila italiani.

Ma è bene sottolineare che i giocatori d'azzardo e i giocatori patologici sono due categorie ben distinte. Infatti per molte persone, numerosi giochi d’azzardo come poker, slot-machine, videopoker, lotterie, Bingo rappresentano piacevoli passatempi, in taluni casi occasionali e in altri abituali. E' bene sottolineare che il giocatore compulsivo, si pone lungo un continuum che conta diverse tappe dai confini spesso sfumati che vanno dal gioco occasionale, passando attraverso il gioco abituale, arrivando al gioco a rischio fino al gioco compulsivo. Per questo motivo, il gioco d’azzardo patologico si configura come un problema caratterizzato da una graduale perdita della capacità di autolimitare il proprio comportamento di gioco, che finisce per assorbire, direttamente o indirettamente, sempre più tempo quotidiano, creando problemi secondari gravi che coinvolgono diverse aree della vita.

Il giocatore patologico, quindi, si caratterizza per un circolo vizioso che passa attraverso la fiducia irrazionale nella possibilità di vincere guidati dalla “fortuna” ed arriva alla fiducia irrazionale nella possibilità di rifarsi, guidati dall'idea che la sorte debba cominciare a girare diversamente.

In generale, secondo i criteri classificatori tradizionali della psichiatria, possiamo sintetizzare che siamo in presenza di “Gioco d’Azzardo Patologico” quando esiste un “comportamento persistente, ricorrente e disadattivo di gioco d’azzardo”, intendendo in quest’ultimo caso che il gioco è in grado di avere delle pesanti ricadute negative sulla vita personale, sociale e lavorativa del giocatore (AA.VV., 1994).

Si può parlare di “dipendenza dal gioco d’azzardo” quando da passatempo diventa dipendenza. Questo accade se sono presenti sintomi di tolleranza, come il bisogno di aumentare la quantità di gioco, sintomi di astinenza, come malessere legato ad ansietà e irritabilità associati a problemi vegetativi o a comportamenti criminali impulsivi e sintomi di perdita di controllo manifestati attraverso incapacità di smettere di giocare. Sfortunatamente spesso il giocatore non ha la consapevolezza di avere un problema, ma il problema c'è e può essere curato.

I giochi che sembrano predisporre maggiormente al rischio sono quelli che offrono maggiore vicinanza spazio-temporale tra scommessa e premio, quali le slot-machines e i giochi da casinò, ma anche i videopoker e il Bingo.

Fortunatamente l'attenzione che viene oggi posta su questo argomento ha permesso attraverso il decreto Balduzzi (articolo 5 del decreto legge 158 del 13 settembre 2012) di inserire la ludopatia tra i LEA (i Livelli Essenziali di Assistenza, cioè i servizi garantiti dalla sanità pubblica).

Ma prima di affrontare una terapia, è fondamentale conoscere le caratteristiche individuali del problema. Poiché nessuno nasce patologico, è bene conoscere i rischi per limitare la possibilità di incorrerci. Per questo motivo una continua analisi del proprio metodo di gioco, permette di conoscere a che livello ci potremmo trovare sul continuum gioco-patologia e oltretutto, questa analisi consente anche di entrare in contatto con le risorse che ognuno di noi ha e che troppo spesso sono bloccate da ansie, pensieri distorti o irrazionali.

Anche i giocatori professionisti possono incorrere in questo rischio, specialmente quando non formati con tecniche specifiche di gestione dell'ansia causata dal gioco (sia le ansie anticipatorie, che quelle durante il gioco, che quelle successive).

Oggi la psicologia può essere un alleato insostituibile per definire le migliori strategie.

 

bibliografia

  • AA.VV., 1994, DSM-IV, Masson

  • Croce M., Zerbetto R., 2001, Il gioco e l’azzardo. Il fenomeno, la clinica, le possibilità d’intervento, Franco Angeli, Milano.

  • Lavanco G., Varveri L., 2006, Le nuove forme dell’azzardo. In Psicologia Contemporanea, 194, 58-64.

  • Mazzocchi S., 2005, Mi gioco la vita. Mal d’azzardo: storie vere di giocatori estremi, Baldini Castaldi Dalai Editore.

  • Williams A., 2000, Gioco d’azzardo. Un affare di famiglia, Editori Riuniti, Roma.

 

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