Separarsi restando genitori: il ruolo della mediazione familiare
Una coppia può finire.
La genitorialità, quando ci sono dei figli, continua.
È una distinzione apparentemente semplice, ma nella realtà di una separazione può diventare estremamente difficile da mantenere.
Rabbia, delusione, paura, senso di ingiustizia e conflitti economici o organizzativi appartengono alla relazione tra gli adulti. Contemporaneamente, però, entrambi continuano a essere genitori dello stesso figlio.
È in questo passaggio che può diventare necessario imparare qualcosa di complesso: separare il conflitto con l'ex partner dalla relazione del figlio con l'altro genitore.
Quando il figlio entra nel conflitto
I bambini percepiscono molto più di quanto gli adulti talvolta immaginino.
Non occorre necessariamente litigare apertamente davanti a loro.
Possono cogliere silenzi, tensioni, giudizi, cambiamenti improvvisi e richieste implicite di alleanza.
Una delle situazioni più delicate si verifica quando il figlio sente, esplicitamente o implicitamente, di dover scegliere.
Amare un genitore può allora essere vissuto come un tradimento dell'altro.
Il bambino rischia così di trovarsi coinvolto in un conflitto che non gli appartiene.
La coppia finisce, la funzione genitoriale cambia
Dopo una separazione non è realistico immaginare che tutto possa continuare come prima.
Occorre costruire nuovi equilibri.
Tempi, abitazioni, comunicazioni, decisioni educative e organizzazione quotidiana devono essere ridefiniti.
Essere genitori separati non significa necessariamente avere la stessa opinione su tutto.
Significa riuscire, per quanto possibile, a mantenere una responsabilità genitoriale sufficientemente condivisa anche quando la relazione affettiva è terminata.
Che cosa può fare la mediazione familiare
La mediazione familiare può offrire, nelle situazioni appropriate, uno spazio nel quale affrontare concretamente alcuni aspetti della riorganizzazione familiare.
Il mediatore non stabilisce chi abbia ragione e chi abbia torto.
Non è un giudice.
E la mediazione non coincide con una psicoterapia di coppia finalizzata a ricostruire la relazione sentimentale.
Il suo obiettivo è differente: favorire una comunicazione sufficientemente funzionale e aiutare le parti a individuare accordi e modalità di relazione compatibili con la nuova situazione familiare, soprattutto quando sono coinvolti dei figli.
Dal partner al genitore
Uno dei passaggi psicologicamente più complessi consiste nel riuscire a vedere nell'ex partner anche il genitore del proprio figlio.
La persona dalla quale ci stiamo separando può averci profondamente deluso.
Ma il figlio possiede una relazione propria con quella persona.
Proteggere questa distinzione significa evitare, per quanto possibile, che il bambino debba portare il peso emotivo della separazione degli adulti.
Naturalmente esistono situazioni nelle quali sono presenti violenza, abuso, coercizione o altre condizioni che richiedono valutazioni e interventi specifici. La mediazione familiare non è appropriata indistintamente per ogni situazione.
Il figlio non deve diventare un messaggero
"Digli che domani passo alle cinque."
"Chiedi a tua madre se..."
"Spiega a tuo padre che..."
Quando la comunicazione tra adulti diventa difficile, può essere spontaneo utilizzare il figlio come tramite.
Ma in questo modo il bambino viene collocato proprio nel centro della relazione conflittuale.
La comunicazione relativa alle responsabilità genitoriali dovrebbe rimanere, per quanto possibile, una responsabilità degli adulti.
Non serve essere amici
Una buona relazione genitoriale dopo la separazione non richiede necessariamente che gli ex partner diventino amici.
Talvolta è già un risultato importante riuscire a costruire una comunicazione rispettosa, sufficientemente prevedibile e centrata sulle necessità dei figli.
La cooperazione non significa cancellare ciò che è accaduto nella coppia.
Significa riconoscere che esiste qualcosa che continua oltre la coppia: la responsabilità verso i figli.
Un nuovo equilibrio
Nel mio lavoro di mediatore familiare considero importante non idealizzare la separazione.
È spesso un processo doloroso e può richiedere tempo.
Ma la fine di una relazione non deve necessariamente coincidere con la distruzione della possibilità di essere genitori.
Quando le condizioni lo consentono, la mediazione può aiutare gli adulti a spostare progressivamente la domanda da:
"Chi ha vinto?"
a:
"Quale organizzazione può funzionare meglio, adesso, per la nostra famiglia e soprattutto per i nostri figli?"
Separarsi significa riconoscere che una storia di coppia è cambiata o si è conclusa.
Restare genitori significa accettare che un'altra storia continua.
E quella storia merita di essere protetta dal conflitto degli adulti.
Dott. Paolo Russo
Psicologo – Psicoterapeuta – Mediatore Familiare – Ipnoterapeuta
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