Il mio approccio

La psicoterapia sistemico-relazionale della famiglia prese origine come approccio originale ed innovativo negli anni ’50. Lo sviluppo del movimento di terapia familiare ha un’origine separata tra gli studiosi della east-coast e quelli della costa pacifica. I primi, di formazione analitica, modificarono una parte dei loro assunti, i secondi, partiti da ricerche scientifiche facevano riferimento ad un modello cibernetico.In Italia la psicologia relazionale apparve verso la fine degli anni 60, quando Mara Selvini Palazzoli aprì il suo centro milanese.  Assieme a Pietro Boscolo, Gianfranco Cecchin e Giuliana Prata, venne ripresa l’idea batesoniana che la mente, o le menti, di un sistema si coordinano attorno a catene di significati che, connessi tra loro, diventano struttura portante del sistema mentale stesso. Ecco che il costruire “mappe”, descrizioni, ipotesi intese come preposizioni che collegano tra loro altre preposizioni descrittive, viene ad essere considerata l’attività fondamentale di un terapeuta.

Il modello consenziente” di Corrado Bogliolo, rappresenta il cardine della formazione a cui mi ispiro, dove il terapeuta abbandona ogni tensione direttiva (tipica della prima relazionale) e si accosta alla concezione costruttivista.
E’ infatti chiamato a costruire, o meglio a co-costruire, con la famiglia una storia, da intendere come un cammino verso una mutata visione della realtà. In sostanza una ricerca, insieme, di significati diversi degli eventi, dei comportamenti, delle relazioni. Ci si attende un processo trasformativo dove il terapeuta, anche se mantiene la sua posizione responsabile del percorso psicoterapeutico, non può prescindere da un lavoro su se stesso, sulle proprie emozioni, e sulle connessioni con la propria famiglia attuale e quella di origine. In definitiva, attraverso una congiunzione profonda col sistema, il terapeuta avvia un viaggio con la famiglia verso il cambiamento e la trasformazione.