Il mio approccio

Il mio approccio è Psicoanalitico relazionale, ciò significa che la relazione che si cocostruisce e definisce nel corso della terapia è il mio strumento di lavoro.

In questo senso non verranno introdotti dispositivi terzi, nè si tenterà di negare la soggettività del terapeuta che anzi diventa variabile in campo tanto quella del paziente. Questo non significa che il processo terapeutico si costituirà a partire da basi incerte od aleatorie, al contrario, la grande forza di questo approccio sta nel tenere in considerazione che la terapia è in primo luogo l'incontro di due esseri umani con le loro irripetibili peculiarità. 

Partire da questi presupposti è importante perchè permette di comprendere come il terapeuta per lavorare davvero con e nella relazione debba entrare in modo rispettoso ed empatico nel mondo dell'altro. Come potrebbe avvenire questo se non si tenesse in considerazione che anche il terapeuta esiste con le sue emozioni, sentimenti e storia di vita?

Chi si rivolge a me viene accolto per come è. Hai bisogno di parlere? di stare in silenzio? di piangere o ridere? va bene. Tutto ciò che l'individuo porta nella stanza d'analisi è importante perchè indicatore del suo personale modo di funzionare e di porsi nel mondo. Ed è questo l'obiettivo della terapia...capire come si è fatti e dare un significato alla propria esistenza. Non si vuole correggere il comportamento o indurre a provare emozioni diverse, non è questo il punto. Ciò a cui si mira è capire e comprendere cosa sta succedendo in questo particolare momento di vita e più in generale, perchè proprio a te e perchè proprio così e non in un altro modo. 

Per esempio, nel caso di un adolescente, comportamenti in qualche modo ritenuti "devianti", nella maggior parte dei casi non sono fini a se stessi, ma stanno ad indicare altro, una necessità, una difficoltà o una crisi in atto che talvolta nè il ragazzo, nè coloro che abitano il suo contesto di vita riescono a mettere a fuoco. Un ragazzo che va male a scuola perchè non studia, non riesce a coltivare delle buone relazioni sociali ecc ecc potrebbe venire etichettato come "pigro", quando invece a ben guardare, un quadro del genere potrebbe condurre a una difficoltà profonda a mettersi in gioco nel mondo (spesso questo si correla anche a un certo grado di sofferenza che spesso non si riesce a cogliere).

Il mio lavoro quindi è volto in primo luogo a comprendere davvero chi si ha davanti. E' un processo che richiede a seconda dei casi un tempo variabile. In un secondo momento l'obiettivo sarà quello di costruire con esso un significato rispetto ciò che sta succedendo. Questo spesso permette di esperire un certo grado di potere sulla propria vita (a volte questo passaggio viene vissuto come una vera e propria rivelazione; "posso davvero fare qualcosa per me stesso, posso avere un'incidenza su ciò che mi capita e sul mondo, non sono solo uno spettatore passivo della vita").