Ansia nei bambini
Salve, ho una bambina di 7 anni. Dopo aver visto il nonno andare in ospedale per un probabile tumore allo stomaco e dopo aver sentito che cos’è un arresto cardiaco, da 4 giorni la sera piange, lamentando dolore alla pancia e al petto, dovuto all’ansia che il cuore possa fermarsi. È stata effettuata anche una visita pediatrica, durante la quale le è stato detto che va tutto bene, ma da due giorni al mattino piange anche per entrare a scuola. Mi sapete dire se il motivo può essere lo stato d’animo legato alla situazione del nonno?
Cara Maurizia, buonasera.
La risposta alla sua domanda è un "sì". C’è un legame profondo e diretto tra ciò che sta accadendo al nonno e i sintomi della sua bambina. Vorrei però aiutarla a guardare cosa sta succedendo nella mente di sua figlia da una prospettiva un po' più profonda, che spiega anche perché la rassicurazione del pediatra – per quanto fondamentale – non sia bastata a calmarla.
I bambini di 7 anni hanno una sensibilità straordinaria e una psiche ancora molto "porosa". Quando sua figlia ha sentito parlare di "tumore allo stomaco" e di "arresto cardiaco", queste parole non sono state solo informazioni, ma veri e propri shock emotivi che hanno bucato la sua bolla di sicurezza infantile.
Se ci fa caso, il corpo di sua figlia sta facendo una specie di "mimesi del dolore":
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Il nonno ha un problema allo stomaco --> la bimba accusa mal di pancia.
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Sua figlia sente parlare di arresto cardiaco --> sente dolore al petto e teme che il cuore si fermi.
Non si tratta di capricci e nemmeno di semplice ansia astratta. Sua figlia sta letteralmente indossando la malattia del nonno nel tentativo inconscio di comprenderla, di controllarla o di condividerne il peso. Poiché non ha ancora le parole per elaborare il mistero della malattia, è il suo corpo a "parlare" per lei, mettendo in scena la paura più grande: quella che la vita possa interrompersi all'improvviso.
Anche il pianto prima di entrare a scuola si inserisce in questo quadro. Se il mondo imprevisto (la malattia, l'ospedale) ha minacciato la stabilità della famiglia, separarsi dalla mamma e dal papà per andare a scuola diventa terrorizzante. La bambina sente il bisogno di presidiare il suo "nucleo sicuro" per paura che, allontanandosi, possa accadere qualcosa di irreparabile.
Cosa fare in concreto in questi giorni?
Più che cercare di convincerla razionalmente che sta bene (cosa che la mente della bimba ora non può recepire), provi a rimandarle questo specchio con grande dolcezza: “Sai, quando abbiamo tanta paura per qualcuno che sta male, a volte il nostro corpo fa finta di avere lo stesso dolore per aiutarci a capire cosa succede. Ma il tuo cuoricino è forte e sano, sta solo ospitando la paura per il nonno”. Date un nome alla paura, legittimatela: è la paura che le cose cambino, che le persone che amiamo possano soffrire.
Se vede che questo "ascolto del corpo" non basta a sciogliere il nodo e il rifiuto della scuola persiste, potrebbe essere prezioso regalarle anche solo pochi incontri con un professionista. Non perché la bimba abbia qualcosa che non va, ma per aiutarla a restituire al nonno la sua malattia, permettendo al suo piccolo corpo di tornare a essere leggero e spensierato.
Se lo desidera, io sono qui per aiutarvi a fare questo passaggio.
Un caloroso pensiero a tutta la vostra famiglia.
Dott.ssaDalila De Crescenzo
Psicologa clinica - Forlì-Cesena
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