Come affrontare la richiesta del figlio
Buonasera, sono separata da 4 anni e ho un figlio di 10 anni che vive con me e il mio nuovo compagno. Vedo, ultimamente, che parla poco con me e richiede tanto la presenza di amici. Il padre, dopo la separazione, è stato poco presente fisicamente per via del lavoro, solo continue telefonate e messaggi. Non abbiamo un buon rapporto per via che non si è mai preoccupato di adempiere ai suoi doveri (presenza, scuola, mantenimento, spese), ma solo di pensare a regali e divertimento. Oggi il bambino chiede di passare più tempo con il padre e non mi sono opposta, anche se non potete immaginare il dolore nell’ascoltare le sue richieste. Lo so che a 10 anni forse non è in grado di decidere, ma ha fatto una richiesta molto chiara e non credo sia giusto dirgli di no. Ma non so proprio come reagire a questa richiesta e non riesco neanche a valutare se sia per interesse di divertimento o gioco o davvero se è interessato a stare più con il padre, anche perché lavorando lo lascerebbe da amici. Quindi non avrebbe comunque tempo di occuparsene. Consigli? Grazie mille.
Cara Francesca,
c’è una sfumatura nel suo racconto che mi colpisce profondamente: il contrasto doloroso tra la pesantezza della realtà che lei ha sorretto da sola per anni (i doveri, le regole, la scuola) e la leggerezza dell'illusione che il padre ha potuto permettersi (i regali, il divertimento, i messaggi). Sentire suo figlio chiedere più spazio proprio per quell'illusione può essere percepita come un'ingiustizia. È un dolore legittimo che merita tutto il rispetto.
Vorrei però invitarla a guardare questo passaggio attraverso una lente diversa, per provare a togliere un po' di peso.
A 10 anni si compie un primo giro di boa evolutivo. Suo figlio non sta scegliendo il padre al posto di lei, e non sta cercando l'uomo reale con le sue mancanze storiche. Sta rispondendo a un richiamo interiore: ha bisogno di esplorare l'altra metà della sua mappa d'origine. Finora la figura paterna è stata un'ombra distante, bidimensionale; ora il bambino ha la necessità psicologica di dare concretezza a quell'ombra, di capire di che materia è fatta.
Lei ha fatto una cosa straordinaria e difficilissima, non si è opposta. E questo suo gesto, apparentemente passivo, ha in realtà una potenza terapeutica immensa per suo figlio:
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Sfatare il mito: Se lei avesse detto di no, il padre sarebbe rimasto un "idolo perfetto" e irraggiungibile. Lei sarebbe diventata il "nemico" che ne impediva l'incontro, alimentando un'idealizzazione pericolosa.
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L'incontro con la realtà: Lei teme che il padre lo lasci da amici per via del lavoro? È un rischio reale. Ma, paradossalmente, è proprio di questo che suo figlio ha bisogno. Ha bisogno di sperimentare il padre vero, con i suoi limiti, i suoi vuoti, i suoi pomeriggi imperfetti. Solo così potrà smettere di considerarlo un parco giochi e iniziare a vederlo per l'uomo che è. I bambini hanno una bussola interna formidabile: registrano i regali, ma registrano anche la delega e l'assenza.
Francesca, lei non è in competizione con i doni o con il tempo dello svago. Lei è la terra ferma su cui suo figlio ha poggiato i piedi per dieci anni. Questa struttura non svanisce perché il bambino fa un'incursione nel mondo del padre.
Questo momento chiede però un passaggio anche a lei: accettare di non poter proteggere suo figlio dalla possibile delusione del legame paterno. Il suo ruolo ora si trasforma, non più solo la mamma che ripara ogni danno, ma la guida che resta ferma mentre il figlio impara a guardare la realtà del mondo.
Se in questo viaggio dovesse sentire il bisogno di uno spazio protetto in cui depositare la rabbia, la stanchezza o la paura di questo cambiamento, sappia che la mia porta è aperta.
Un caro saluto.
Dott.ssaDalila De Crescenzo
Psicologa clinica - Forlì-Cesena
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