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Dott.ssa Emanuela Bazzana

Psicologo, Psicoterapeuta

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Dott.ssa Emanuela Bazzana

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Asocialità

Sono un 50enne single ormai da diversi anni, dopo una convivenza di 8 anni (tra i 29 e 37 anni) e due relazioni concluse (senza convivenza) di cui l'ultima a 43 anni. Nel corso degli anni mi sono visto sempre più ritirare a vita privata: vacanze da solo, vita casalinga con il mio cane, hobby molto individuali. Da pochi mesi ho anche cambiato casa andando a vivere in montagna, desiderio che da sempre coltivavo. Lavoro anche spesso da casa, passando così frequenti giornate solitarie. Mi considero una persona felice. Non sarebbe però corretto dire che la cosa non mi dia alcun fastidio, ma quando ci penso mi trovo sempre a considerare che ogni situazione comporta anche dei sacrifici e preferisco certamente patire momenti di solitudine che il contrario, doverne bramare pochi momenti come quando sono stato sposato. Inevitabilmente le occasioni di incontrare persone nuove diminuiscono, e anche questo sebbene a volte io lo senta come un limite, nel complesso non lo sento come un peso. Tuttavia con gli anni crescono le persone che mi dicono, più o meno scherzosamente, che la mia vita da "eremita" non sia sana e alla lunga presenterà il conto in termini di sofferenza. Di mio mi rispondo che nella mia quotidianità io sto bene, non mi annoio sebbene certamente possa apparire routinaria, sono felice, ho interessi il tempo e le energie per assecondarli. Tuttavia il dubbio che possano avere ragione le persone che mi criticano anche affettuosamente mi resta. Credo concorra anche la visione socialmente predominante che associa l'idea della solitudine alla tristezza. E mi porta a chiedermi dove stia il corretto limite. Mi chiedo se dovrei "impormi" (come mi è capitato di fare in passato) momenti di socialità, i più disparati riprendere a ballare, frequentare un corso...

Gentile Nicola, sicuramente la vita in natura non esclude relazioni sociali nella misura in cui si riesce a trovare un buon compromesso. Ritengo però che il commento che segnala arrivarle da amici e conoscenti, non rispecchi altro che un suo dubbio, come se si chiedesse se la serenità che afferma di provare non sia altro che il sollievo provato per essersi sottratto da una situazione relazionale faticosa. Ritengo che sia opportuno approfondire il significato che ha avuto per lei questa scelta di vita, buona in sè ma, forse, frutto di un disagio vissuto a livello relazionale. 

I legami possono arricchirci e possono privarci, di certo gli esseri umani sono tali in quanto in relazione.

Sono disponibile se crede. Buona vita

Emanuela Bazzana

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