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Dott.ssa Grazia Melchiorre

Psicologa clinica

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Famiglia totalmente disfunzionale, madre narcisista e cattiva, una continua lotta oer ogni cosa, si può parlare senza orenda tutto sul personale e scatta anche fino alle mani e a offese brutte... Così da sempre, da quando sono bambina, Da idiota a cogliona, schiaffi forti, lividi e occhi neri. Possessiva e gelosa, pretende che le chieda il permesso per le uscite col mio ragazzo, pretende dì intromettersi in tutto, più le dico di stare nel suo confine, più si offende. Ho 23 anni. E se faccio una richiesta che non va bene inizia a torturarmi per giorni con provocazioni e discussioni, il tutto giustificato e accompagnato da mio padre, altra presenza estremamente sgradita e disfunzionale. Il mio ragazzo certe volte è stato costretto a fare avanti e indietro da casa sua alla mia per portarmi via da situazioni che degenerano. Ultimamente sono molto io il problema, perché non sto reggendo più tutto e scatto velocissimamente, continua a rinfacciarmi una relazione molto tossica sbagliata nel 2022, dove non ho parlato con lei, ma non capendo che non era personale... Non so come comportarmi, aiuto.

Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una situazione familiare molto conflittuale e soprattutto la presenza di comportamenti violenti e umilianti che non dovrebbero essere normalizzati: schiaffi, lividi, occhi neri, insulti e minacce rappresentano forme di violenza, indipendentemente dal rapporto familiare e dalle motivazioni con cui vengono giustificate.
Comprendo anche perché oggi possa sentirsi arrivata al limite e reagire con una rabbia molto intensa. Vivere per anni in un contesto caratterizzato da tensione, provocazioni, controllo e imprevedibilità può portare a sviluppare una condizione di costante allerta e a reagire più rapidamente quando si percepisce una nuova situazione di conflitto. Questo, tuttavia, non significa che lei sia “il problema” o che debba necessariamente accettare la situazione così com'è.
Non sarebbe possibile stabilire attraverso un racconto online se sua madre presenti effettivamente un disturbo narcisistico di personalità. Più che concentrarsi sull'etichetta diagnostica, ritengo però importante concentrarsi su ciò che concretamente accade nella relazione e sull'effetto che tutto questo sta avendo su di lei.
A 23 anni è comprensibile desiderare maggiore autonomia nelle proprie scelte, nelle relazioni e nella propria vita personale. Porre dei confini, tuttavia, può essere particolarmente difficile quando dall'altra parte questi vengono sistematicamente vissuti come un'offesa o provocano escalation del conflitto.
Le suggerirei innanzitutto di non affrontare da sola le situazioni nelle quali teme che il confronto possa degenerare nuovamente in violenza. La sicurezza viene prima della necessità di chiarire o risolvere il conflitto. Se dovesse trovarsi in una situazione di pericolo immediato, è importante allontanarsi e chiedere aiuto ai servizi di emergenza o alle persone di fiducia.
Parallelamente, credo potrebbe esserle molto utile intraprendere un percorso psicologico individuale. Non tanto per imparare semplicemente a “sopportare” sua madre, ma per lavorare sulla rabbia e sull'iperattivazione che descrive, comprendere i meccanismi relazionali nei quali si trova coinvolta, recuperare un senso di efficacia personale e soprattutto costruire progressivamente confini e strategie di autonomia compatibili con la sua situazione concreta.

Il fatto che il suo ragazzo sia intervenuto più volte per aiutarla a uscire da situazioni degenerative fa pensare che sia importante ampliare la rete di sostegno, evitando però che tutta la gestione della situazione ricada esclusivamente su di lui.
Soprattutto, vorrei sottolineare un punto: aver reagito male, essere esasperata o avere perso la pazienza non rende accettabili le violenze che ha subito. Allo stesso tempo, è importante lavorare affinché anche le sue reazioni non alimentino ulteriormente situazioni pericolose.
Se attualmente gli episodi di violenza fisica sono ancora presenti o teme che possano ripetersi, le consiglio di rivolgersi quanto prima a un professionista e a un servizio territoriale specializzato nella violenza e nel supporto alle vittime, così da poter costruire un piano di sicurezza e di autonomia adeguato alla sua situazione.

Non è necessario risolvere tutto in una volta. Il primo passo può essere semplicemente trovare uno spazio sicuro nel quale poter raccontare ciò che sta vivendo e iniziare a capire quali possibilità concrete ha per uscire progressivamente da questo circolo.

 

Un caro saluto,
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