Non riesco a controllare quella risata isterica

Sin da piccola manifesto un “disturbo“ se così si può definire : ogni volta che mi trovo di fronte a situazioni difficili da affrontare, anche tragiche come la morte di mio nonno o l'aver lasciato il mio ragazzo da poco più di una settimana, scoppio a ridere, non riesco a trattenermi pur volendo. Penso che sia una reazione allo stress emotivo, il problema è che mi accade principalmente di fronte alle persone, poi torno a casa e crollo a piangere nascosta dove nessuno può vedermi. Non piango mai ma quando mi succede interrompo le lacrime facendomi una risata e poi riprendo a piangere... non so proprio come affrontare la situazione perché vuoi o non vuoi anche a scuola succedono cose per cui dovrei rattristarmi ma non riesco a prendere seriamente alcuna questione. La gente pensa che non sia normale e lo credo anche io,purtroppo però non riesco a controllare quella risata isterica. Qualcuno saprebbe spiegarmi il perché e come fermarmi prima di sembrare una totale idiota?

Domanda posta da Franca (22 anni)

La mia risposta

Ciao Franca, 
immagino il tuo disagio rispetto a ciò che racconti. 

Nelle tue parole sembra essere contenuta la risposta alla tua domanda. Mi spiego. Tu dici di ridere nei momenti difficili (situazioni spiacevoli a scuola), oppure in quelle situazioni che ti vedono anche direttamente coinvolta affettivamente (come perdite di persone care, vedi nonno, oppure separazione/distacco da persone care, vedi ex ragazzo). Sembrerebbe esserci, da come scrivi, una tua difficoltà a "reggere pubblicamente" le emozioni del dispiacere o dolore. Il fatto che davanti agli altri ridi, mentre da sola ti lasci andare al pianto, mi fa supporre che sei una ragazza sensibile alla vergogna, come se temessi cioè di mostrare agli altri il lato di te più vulnerabile. 

Non conoscendoti, in questo contesto posso offrirti solo alcune domande come SPUNTI DI RIFLESSIONE per te:
- ti apri in genere agli altri, cioè condividi le tue emozioni, piacevoli e spiacevoli, con le persone care (genitori, fratelli, amici, compagni...)?
- quando vedi una persona dispiaciuta o addolorata cosa senti intimamente?  ti dispiace per l'altro oppure giudichi negativamente la sua reazione?
- che cosa immagini potrebbe accadere (dentro di te e fuori di te) se qualcuno a te familiare ti vedesse piangere? ti è mai successo? se si, cosa hai provato in quella circostanza?

Vedi Franca, alcune persone credono che manifestare le proprie emozioni di tristezza o di dispiacere sia sinonimo di "debolezza". In realtà però non è così. La vulnerabilità infatti non è debolezza, ma uno dei tanti aspetti della nostra umanità che ci consente di essere avvicinati dagli altri e, a nostra volta, di avvicinarci agli altri.

 SUGGERIMENTO:
Potrebbe esserti utile approfondire questo "disagio" con lo psicologo scolastico per esplorare il mondo delle tue emozioni e dei tuoi sentimenti e prendere consapevolezza della ricchezza del tuo mondo interno.

Ti faccio i migliori auguri 

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