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Dott.ssa Maria Laura Sanna

Psicologa

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  • Roma (Roma Nord)
  • consulenza online

Non so se chiamarla impotenza

Buonasera, sono sposata con mio marito da 18 anni, lui ha 49 anni io ne ho 45, i nostri rapporti sessuali sono sempre stati tra alti e bassi, regolari, ormai è da qualche mese che ho notato un calo della libido, non so come definirla, lui continua ad essere attratto da me e ad aver voglia di continuare ad avere rapporti sessuali, solo che ultimamente ho notato una sua difficoltà ad eccitarsi ed il pene flaccido. A volte riesce comunque ad avere l'erezione, il problema è che per me non è piacevole e non so come affrontare l'argomento. Tempo fa prima di avere la mia seconda gravidanza, per accertamenti richiesti dopo vari tentativi avuti senza successo, gli è stato diagnosticato un varicocele. Vorrei sapere se può dipendere da questo e soprattutto come affrontare l'argomento senza ferirlo, so che ci sono molti esperti che potrebbero aiutarlo, ma è difficile se la parte in causa fa finta di niente.

Cara Marta, capisco quanto sia difficile affrontare questa situazione proprio mentre lei sta per diventare madre una seconda volta.

Penso sarebbe saggio cercare di comprendere come mai lei ha accettato finora di vivere con un uomo che ha questo tipo di dipendenza e ha deciso di fare con lui due figli.

Immagino debbano esserci molte cose positive nel vostro rapporto, alle quali lei non vorrebbe rinunciare e non so, nel caso lei decidesse di mandare suo marito via di casa, se lei avrebbe supporto necessario per crescere i bambini e quanti e quali cose potrebbero mancarle. Sarebbe anche rinunciare all'idea di una famiglia unita, e non deve sarebbe facile.

Se lei decide di lasciare suo marito, perchè la ferisce e in un certo senso la tradisce in un momento di massima vulnerabilità per la donna, la gravidanza, è importante e auspicabile che la sua decisione non sia presa in modo impulsivo, con uno strappo, senza valutare tutte le possibili conseguenze, ma che si prenda un certo tempo per riflettere e sentire bene quello che lei prova e quello che lei desidera, per sè e per i suoi figli.

Ugualmente se decide di rimanere con suo marito, è necessario un cambiamento che vi permetta di recuperare la vostra complicità e l'esclusività di coppia.

Penso che questa decisione e i tempi della decisione spettino a lei.

Credo che un lavoro su se stessa sia prioritario e solo successivamente, se lei decide di restare in questa relazione e per ricostruirla, sarebbe auspicabile una terapia di coppia.

Capisco che non debba essere facile decidere di intraprendere un percorso psicologico proprio mentre sta per partorire, perciò anche riguardo a questo si prenda i suoi tempi.

Se vuole sono disponibile per uno o due incontri conoscitivi per valutare se e quando io e lei potremmo lavorare insieme per il suo benessere

Maria laura Sanna

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