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Dott.ssa Simona Di Meglio

Psicologa e psicoterapeuta in formazione

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Come devo fare

Ho perso mia moglie 13 anni fa in sette giorni per una leucemia fulminante e ancora oggi non ne sono uscito e ci soffro, ho tentato di ricostruirmi una vita, attualmente ho una compagna che ha scoperto di avere un tumore al peritoneo e ora si trova in ospedale e sta male, io non ce la faccio più come unica soluzione vedo la mia morte

Mi colpisce molto quello che stai vivendo. Perdere tua moglie in sette giorni in modo così improvviso è un trauma enorme, non solo un lutto. Una leucemia fulminante lascia spesso una sensazione di shock, di impotenza, di qualcosa che non è mai stato davvero compreso o metabolizzato. Tredici anni non cancellano un dolore di quel tipo, soprattutto se è rimasto in parte bloccato dentro.

Adesso la vita ti sta riportando esattamente nello stesso territorio emotivo: un’altra persona amata in ospedale, un’altra malattia grave, di nuovo l’odore dell’ospedale, l’attesa, la paura. È come se il trauma di allora si fosse riacceso tutto insieme. Non stai soffrendo solo per la tua compagna, stai rivivendo anche la perdita di tua moglie. Questo può diventare schiacciante.

Quando scrivi che come unica soluzione vedi la tua morte, quello che leggo non è il desiderio di morire ma il bisogno che finisca questo dolore insopportabile. È molto diverso. Quando la sofferenza supera le risorse interiori, la mente cerca una via di fuga definitiva. Ma il fatto che tu stia scrivendo qui significa che una parte di te sta ancora cercando aiuto, non la fine.

In questo momento la cosa più importante non è risolvere il tuo passato né prevedere il futuro della tua compagna. È mettere in sicurezza te, ora. Se senti che potresti farti del male o che i pensieri stanno diventando concreti, ti chiedo di non restare solo. Contatta subito qualcuno. Puoi chiamare il 112 o il 118 in caso di emergenza, oppure il Telefono Amico allo 02 2327 2327 o al 199 284 284. Sono attivi per ascoltare, non per giudicare. Anche andare al pronto soccorso e dire semplicemente “ho paura di farmi del male” è una richiesta legittima.

Non affrontare questa notte o questi giorni da solo. Chi puoi chiamare adesso, anche solo per non restare nel silenzio? Un amico, un familiare, qualcuno che sappia almeno che stai male.

Quello che stai vivendo ha il peso di un trauma riattivato. In situazioni così un supporto psicologico o psichiatrico non è un lusso, è una protezione. Non significa essere deboli, significa riconoscere che stai reggendo troppo da troppo tempo.

Ti faccio una domanda molto concreta: in questo momento hai un piano per farti del male oppure sono pensieri che arrivano come ondate quando il dolore diventa troppo? Dimmi questo, così capiamo insieme quanto è urgente strutturare un aiuto immediato.

Se vuoi puoi contattarmi. Non devi attraversare questo momento da solo.

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Psicologa e psicoterapeuta in formazione - Napoli

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