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Dott.ssa Veronica Lokar

Psicologa clinica e psicoterapeuta psicoanalitica

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Psicologa clinica e psicoterapeuta psicoanalitica

  • Trieste

Non so come staccarmi emotivamente da mia sorella

Salve, sono una ragazza molto sensibile. Dopo ogni litigio chiedo sempre scusa e vorrei che anche mia sorella me lo chiedesse sempre per il semplice motivo che mi ha fatto male con le parole. Mia sorella è due anni più piccola di me, io le voglio bene chiaramente ed è per questo che dopo un litigio voglio subito riparare. Però lei non è sensibile affatto, non ha empatia come me e vede le cose in modo molto diverso da come le vedo io. Io non ho nessun problema ad accettare la persona che è perché ognuno di noi è diverso ma lei invece non riesce a fare lo stesso con me. Mi ha detto diverse volte durante le discussioni o litigi che io sono troppo sensibile e che non va bene, che non sopporta che devo sempre dire alla mamma quando litighiamo perché poi mia madre "le rompe le scatole con le solite prediche" (che fa per aiutarmi). Il problema è anche che io vorrei che mia madre non facesse sapere a mia sorella che le dico i miei problemi che ho con lei. (Spiego: dopo ogni litigio o discussione con mia sorella in cui io mi sento ferita, ho bisogno di raccontarlo alla mamma. Voglio che sappia le mie emozioni e che cosa mia sorella ha fatto/detto per ferirmi. Ho bisogno di confidarmi sempre con mia madre: anche nelle volte in cui faccio pace con mia sorella poi devo raccontare alla mamma di quel giorno quando abbiamo litigato e che mia sorella ha detto questo e quello.... Però non cerco assolutamente che mia madre faccia la ramanzina a mia sorella perché poi mia sorella oltre a soffrire inizia nuovamente a litigare con me e a dirmi che sono una debole che vuole sempre stare sotto la protezione di mamma e io sto male. Io vorrei soltanto che mia madre mi ascoltasse e mi rassicurasse e mi desse una sua opinione quando le racconto i fatti. Ho bisogno di essere solo ascoltata da lei e di sentire la sua opinione. Poiché per me mia madre è come un'amica.(Io amici non ne ho). Ho provato a chiedere a mia madre di non raccontarlo a mia sorella ma non funziona sempre, e anche quando funziona poi finisce che io confessi a mia sorella di aver raccontato tutto a mamma (perché mia sorella me lo chiede o perché io mi sento in colpa se non glielo dico). Mia sorella invece, ha detto più volte di essere egoista e che non cambierà mai per nessuno e che ha sempre ragione e che io, mamma e papà siamo sempre nel torto. Ho cercato tante volte di fare ragionare mia sorella, di avere un buon rapporto sempre ma alla fine i litigi sono ancora presenti ogni tanto e io non voglio. Per la maggior parte delle volte ridiamo e scherziamo insieme però siamo molto diverse e ciò accende i litigi. Mi sento in una gabbia delle mie emozioni e nel rapporto con mia sorella. Eppure avere questo senso di sentirsi in colpa se non dico la verità dovrebbe essere normale, no? Amare la propria sorella lo è anche no? anche se lei ha paura di affetto fisico.

Buongiorno a lei. In effetti l'impressione che trasmette è quella di un uccellino tenero e molto sensibile, che sbatte all'interno delle mura domestiche, dove mancano finestre che permettano di far entrare sufficiente aria fresca. 

Dice di avere un positivo rapporto con la mamma e questo è senz'altro una buona risorsa, ma non può essere l'unica. Mi sembra troppo concentrata sugli accadimenti familiari, sul suo rapporto con la sorella, che le crea questo malanimo, tante insicurezze e sensi di colpa. Non so quanti anni lei abbia, ma immagino frequenti un ambiente scolastico o universitario, dove avrebbe l'occasione di conoscere qualcuno o di fare qualche amicizia. Scrive invece che non ha amiche/ci e questo è un peccato, perchè porterebbe il suo pensiero fuori dalla famiglia, le darebbe l'opportunità di conoscere cose nuove che magari potrebbero suscitare la sua curiosità e il suo interesse. 

Sarebbe forse il momento di iniziare a parlare delle cose che la affliggono con una persona esterna e "neutrale", che non appartenga alla sua cerchia familiare, uno/a psicologo/a con cui potersi esprimere liberamente, senza sentirsi giudicata e senza paura di offendere qualcuno a cui si vuole bene. Insieme a questo/a professionista potrebbe iniziare ad osservare cosa succede anche fuori casa, a fare delle esperienze costruttive e tessere dei rapporti importanti. 

Buon lungo viaggio! 

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