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Dott.ssa Virginia Sassi

Specializzanda in psicoterapia sistemico-relazionale

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Mi faccio ricoverare?

Salve scrivo qui per avere un parere, un consiglio. Vado già da una psichiatra, mi aiuta, in parte ma non credo di star migliorando. Sicuramente sto riconoscendo i pattern psicologici autodistruttivi in cui entro ma nonostante sia consapevole di quello che mi succede non riesco a stare bene. Ho quasi 28 anni, uomo, bianco, eterosessuale. Vivo con i miei, non ho un lavoro e faccio studi artistici, dopo aver conseguito una laurea triennale che nemmeno volevo finire. Ho vissuto la mia vita in funzione degli altri, cercando di aiutare/ soddisfare chi mi stava vicino ma finendo sempre per fare un danno a me stesso. Da quello che so già a 3 anni ero triste. In prima media ho conosciuto la depressione, al punto che vomitavo ogni mattina prima di andare a scuola. Ho sviluppato problemi sociali grazie a dinamiche interne alla mia famiglia e nonostante abbia cercato di essere la persona più giusta con gli altri ho solo mangiato tanta merda. Per pagarmi le dipendenze, le uscite, vado al mercato compro e rivendo vestiti usati, mi fa sentire un randagio, un disperato. Faccio arte e mi piace pure se non fosse per il fatto che mentre i miei compagni stanno raccogliendo i frutti della loro semina, io non vedo uno spiraglio di speranza e in tutto ciò hanno 5-8 anni meno di me. Ho provato a cercare lavoro ma non trovavo nulla che mi piacesse o che fosse dignitoso per gli studi fatti. Solo lavori che troverebbe anche un diplomato, con rapporto lavoro-retribuzione oscena e dove l’umanità viene a mancare. Sono quello che ascolta sempre chi sta male e cerca di dargli parole di forza, ma quelle poche volte che cerco io del supporto vengo sminuito e silenziato, l unica persona che mi ascolta e che prova ad aiutarmi la devo pagare. Sono abbastanza sicuro di aver avuto diverse psicosi nella mia vita. Sono stanco di sperare che la gente mi capisca e riesca a trattarmi come ho bisogno ma sembra che nessuno mi veda veramente. Spengo quello che provo con sostanze, perché non riesco a sopportare il peso della mia esistenza. Qualche anno fa scrissi su un diario che se non mi fossi realizzato entro i 35 mi sarei ammazzato. Ad oggi non credo di riuscire ad aspettare così tanto. Non penso di voler superare i 30 anni. Non festeggio mai, compleanni o qualsiasi cosa, non ne trovo il motivo però sono abbastanza sicuro che il giorno che faccio gli anni massimo entro il 30esimo anni mi faccio un regalo e mi impicco dove nessuno mi può trovare, dopo magari un paio di mesi di vacanza in giro per il mondo con quei due spicci che ho messo da parte in questa vita.

Caro Simone, il suo messaggio è carico di tutte le emozioni che ha vissuto, e di tutto il dolore che ha e sta vivendo. Senz'altro è un bene che lei si faccia seguire da una psichiatra, ma sono d'accordo con lei che potrebbe non bastare. Non perchè lei debba necessariamente spendere risorse per la sua salute, ma perchè la sua situazione è ampia, e complessa. Le faccio allora delle domande per cercare di capire meglio.

La prima, è se la psichiatra che la segue le ha prescritto una terapia farmacologica, e se, oltre ad essa, svolgiate incontri di psicoterapia. Questo perchè, per quanto il farmaco sia molto utile, ha bisogno di una "spinta" in più per agire meglio. La psicoterapia è senz'altro un valido aiuto.

La seconda, di quale tipo di ricovero accenna nel titolo? Non avendolo più menzionato, mi chiedevo quale fosse. Per lei, per cosa sarebbe utile un ricovero? Senz'altro le comunità (mi vengono in mente sia psichiatriche, sia di recupero per le dipendenze) possono essere molto utili per fare uno stop e ricentrare la propria vita. Ne parli anche con la sua psichiatra, potreste confrontarvi in merito e ragionare insieme sul percorso più giusto per lei. 

La terza, che tipo di lavoro sta svolgendo per le dipendenze? Può essere utile un percorso non solo individuale in merito, ma anche familiare. Lei stesso è riuscito a individuare come ci siano state questioni familiari e esperienze dolorose. La sua famiglia può essere un'altra, utile, risorsa.

Da queste righe noto che ha tante risorse. Pensare di farsi ricoverare è un gesto di grande coraggio. 

E per citare Dostoevskij, "la bellezza salverà il mondo". L'arte è un'enorme risorsa per lei, se lo ricordi.

Resto a disposizione,

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