Perché che chiedo sempre scusa? Perché faccio fatica a dire “no”?
Perché che chiedo sempre scusa?
Perché faccio fatica a dire “no”?
E perché molte persone arrivano a dire “per me è uguale” anche quando dentro sentono il contrario?
Negli ultimi anni, soprattutto sui social, sono aumentate enormemente le ricerche legate a frasi come “chiedo scusa troppo spesso”, “non riesco a dire no”, “mi sento in colpa quando penso a me” e “metto sempre gli altri al primo posto”
Dietro questi comportamenti, che dall’esterno possono sembrare semplice gentilezza o disponibilità, spesso si nasconde qualcosa di molto più profondo: il bisogno di non deludere, di non creare conflitti, di sentirsi accolti nelle relazioni.
Molte persone crescono imparando che essere “bravi”, accomodanti, disponibili e silenziosi porta più approvazione, meno tensioni e maggiore sicurezza affettiva. Così, senza accorgersene, iniziano a sviluppare un modo di stare nel mondo basato sull’adattamento continuo agli altri.
È qui che nascono frasi come:
“Per me va bene tutto.”
“Scusa se disturbo.”
“Scusa per tutto.”
“Non preoccuparti, faccio io.”
Espressioni che vengono ripetute così tante volte da diventare automatiche.
In terapia capita spesso di incontrare persone che chiedono scusa anche quando non hanno fatto nulla di sbagliato. Si scusano per aver bisogno di qualcosa, per avere un’opinione diversa, per occupare spazio, persino per provare emozioni considerate “scomode”. ([Psicologo Roma Eur Manuel Marco Mancini][2])
Molti raccontano di sentirsi in colpa semplicemente nel dire:
“Oggi non riesco.”
“Questa cosa non mi va.”
“Ho bisogno di tempo.”
“Vorrei qualcosa di diverso.”
Eppure il problema non è la gentilezza.
La gentilezza autentica nasce dalla libertà.
Quella che invece nasce dalla paura di deludere spesso porta lentamente a perdere il contatto con i propri bisogni.
Quando una persona si abitua a mettere continuamente gli altri al primo posto, può iniziare a vivere relazioni molto sbilanciate. Da una parte c’è chi dà continuamente attenzione, disponibilità e comprensione; dall’altra, spesso, qualcuno che si abitua a riceverle come se fossero dovute
Il paradosso è che questi comportamenti nascono spesso dal desiderio di mantenere vicine le persone, ma nel tempo possono creare stanchezza emotiva, risentimento e senso di invisibilità.
Chi si abitua a non dire mai ciò che sente finisce infatti per sentirsi visto solo nella propria funzione: quello che aiuta, che comprende, che non crea problemi.
Ma una relazione sana non si costruisce sulla continua rinuncia a sé stessi.
Dire:
“Questa cosa mi ferisce.”
“Oggi ho bisogno di riposare.”
“Non sono d’accordo.”
oppure semplicemente:
“Questo è ciò che desidero”
non rende egoisti.
Rende presenti.
Molte persone hanno imparato ad essere accettate attraverso l’adattamento. Ma crescere emotivamente significa anche imparare che si può essere amati senza dover sempre compiacere, senza dover sempre chiedere scusa e senza dover diventare piccoli per far stare comodi gli altri.
Forse la vera svolta arriva proprio quando una persona smette di chiedersi:
“Come faccio a non deludere nessuno?”
e inizia lentamente a domandarsi:
“Cosa sento davvero io?”
Dott.ssaAnna Lamo
Psicologa psicoterapeuta - Venezia - Padova
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