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Dott.ssa Anna Lamo

Psicologa psicoterapeuta

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Come cambiare vita: superare la paura e uscire dal blocco emotivo

Ritrovare la propria forza interiore 

Ritrovare la forza interiore non significa fare tutto da soli, ma ricominciare a scegliere Avvertiamo il bisogno di cambiare, ma restiamo immobili. Rimandiamo, analizziamo ogni possibilità, immaginiamo le conseguenze e aspettiamo il momento giusto. In fondo speriamo che accada qualcosa capace di liberarci: una persona che prenda una decisione al posto nostro, una circostanza favorevole, un segnale inequivocabile.

Eppure, spesso, il cambiamento non arriva come un evento improvviso. Inizia quando torniamo a riconoscere che, anche in una situazione difficile, esiste ancora una parte della nostra vita sulla quale possiamo intervenire.

 Perché non riesco a cambiare vita?

Sentirsi bloccati non significa essere deboli o privi di volontà. Quando una persona vive a lungo in una condizione nella quale ogni tentativo sembra inutile, può iniziare a convincersi che nulla dipenda più da lei. La psicologia definisce questo stato “impotenza appresa”.

Dopo molte delusioni, sconfitte o esperienze dolorose, la mente cerca di proteggerci da un altro fallimento. Evitare di agire diventa un modo per non rischiare, non esporsi e non soffrire ancora. La prudenza, però, può trasformarsi lentamente in una gabbia. Ci si abitua a sopportare. Si riducono le aspettative. Si smette di immaginare un’alternativa e si finisce per considerare inevitabile una situazione che, almeno in parte, potrebbe essere modificata. In questi momenti la domanda non dovrebbe essere: “Perché sono così debole?”, ma piuttosto: “Che cosa mi ha portato a non credere più nelle mie possibilità?”.

 La paura di cambiare è naturale

Cambiare vita significa lasciare qualcosa di conosciuto, anche quando quel qualcosa ci fa soffrire. Il noto può sembrare più rassicurante dell’incertezza. Sappiamo come muoverci nella nostra prigione, mentre non conosciamo ancora ciò che troveremo fuori. Per questo si può avere paura di perdere una relazione, una sicurezza economica, un ruolo, l’approvazione degli altri o persino l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi. A volte temiamo di sbagliare. Altre volte ci spaventa la possibilità di riuscire davvero, perché ogni cambiamento porta con sé nuove responsabilità.

Avere paura non significa dover restare fermi. Significa che stiamo attraversando un confine importante.

Il coraggio non consiste nell’assenza di timore, ma nella possibilità di non lasciare che sia sempre la paura a scegliere per noi.

Come uscire da un blocco emotivo

Quando il cambiamento appare troppo grande, è facile sentirsi sopraffatti. Pensare “devo cambiare completamente la mia vita” può aumentare il senso di impotenza.

È più utile individuare un gesto concreto e sostenibile.

Il primo passo potrebbe essere parlare con una persona fidata, raccogliere informazioni, scrivere ciò che sentiamo, fissare un appuntamento o porre un piccolo limite in una relazione. Non deve essere un gesto spettacolare. Deve essere possibile.

Ogni azione compiuta rafforza il senso di autoefficacia, cioè la fiducia nella propria capacità di affrontare una situazione e produrre un cambiamento.

La sicurezza, infatti, non sempre arriva prima dell’azione. Molto spesso nasce mentre iniziamo a muoverci.

La forza interiore non coincide con il dover sopportare tutto senza chiedere aiuto. 

Essere forti può significare riconoscere la propria sofferenza, smettere di minimizzarla e concedersi il diritto di cercare sostegno. Può voler dire ammettere che una situazione è diventata troppo pesante o che da soli non si riesce più a vedere una via d’uscita.

Chiedere aiuto psicologico è già una forma di cambiamento, perché interrompe l’isolamento e permette di osservare la propria storia da una prospettiva diversa.

Un percorso di psicoterapia non decide al posto della persona. La aiuta a comprendere ciò che la trattiene, a riconoscere le proprie risorse e a recuperare una libertà di scelta che sembrava perduta.

 

Riprendere in mano la propria vita

 

Per iniziare, può essere utile chiedersi:

* Qual è la situazione che oggi mi fa sentire prigioniero?

* Che cosa temo possa accadere se provassi a cambiarla?

* Quale parte non dipende da me?

* Su quale piccolo aspetto posso invece agire?

* Chi potrebbe accompagnarmi senza sostituirsi a me?

 

Non sempre è possibile modificare immediatamente le condizioni esterne. Possiamo però iniziare a cambiare il modo in cui ci collochiamo al loro interno.

Possiamo smettere di giustificare continuamente chi ci ferisce, imparare a dire un primo “no”, cercare nuove informazioni, proteggerci oppure iniziare a immaginare una possibilità diversa. 

Anche una scelta apparentemente piccola può interrompere un lungo periodo di immobilità.

 

 Il cambiamento non è una linea retta

Decidere di cambiare non elimina dubbi, ripensamenti e momenti di fragilità.

Si può fare un passo avanti e poi avere paura. Si può tornare temporaneamente verso ciò che si conosce. Questo non significa che il percorso sia fallito.

Ogni trasformazione profonda richiede tempo. La persona deve costruire nuove sicurezze mentre lascia quelle vecchie, anche quando erano dolorose.

Trattarsi con durezza non accelera il processo. Al contrario, può rafforzare il senso di inadeguatezza. La determinazione ha bisogno di essere accompagnata dalla comprensione verso se stessi.

 

 Cambiare non significa affrontare tutto da soli

 Esistono situazioni nelle quali la prudenza è indispensabile. In presenza di violenza, minacce, dipendenza economica o controllo psicologico, un gesto impulsivo potrebbe aumentare il rischio.

In questi casi, spezzare le catene non significa affrontare direttamente chi esercita il controllo. Il primo passo può essere costruire una rete di protezione, rivolgersi a un professionista o contattare un servizio specializzato. 

Nessuno è responsabile della violenza che subisce.

 Recuperare il proprio potere significa riconoscere il diritto alla sicurezza, alla dignità e a una vita libera dalla paura.

 

Il primo passo deve essere possibile

Forse oggi non puoi cambiare tutto. Potresti non avere ancora la chiarezza, le energie o le condizioni necessarie.

Puoi però iniziare a non considerare la tua prigione come l’unico luogo possibile.

Osserva ciò che ti trattiene. Dai un nome alla paura. Cerca il punto nel quale puoi introdurre una scelta, anche minima.

La libertà raramente arriva tutta insieme. A volte comincia con una telefonata, una parola rimasta a lungo in silenzio, un confine o una richiesta di aiuto.

Non devi abbattere la porta in un solo giorno.

Devi soltanto smettere di credere che resterà chiusa per sempre. 

Il primo passo per cambiare vita non deve essere enorme. Deve nascere da te ed essere abbastanza concreto da poter essere compiuto.

 

Dott.ssa Anna Lamo – Psicologa e Psicoterapeuta

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Psicologa psicoterapeuta - Venezia - Padova

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