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Dott.ssa Anna Lamo

Psicologa psicoterapeuta

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Figlio/a adolescente: cosa posso fare? Crisi adolescenziale

Mamme di adolescenti: lavorare sulle proprie paure è un atto d’amore

Una lettera alle madri che temono di perdere il rapporto con i propri figli

 

Cara mamma,

forse tuo figlio si chiude più spesso nella sua stanza, risponde con poche parole, cerca maggiormente gli amici e sembra non desiderare più la tua vicinanza come un tempo.

 

Forse ti domandi dove sia finito quel bambino che ti raccontava tutto.

 

Potresti avere paura che si allontani, che faccia scelte sbagliate, che incontri persone capaci di ferirlo o che attraversi difficoltà di cui non vuole parlarti.

 

Potresti chiederti se hai sbagliato qualcosa.

 

Sono paure comprensibili. Nascono dal legame, dalla responsabilità e dal desiderio di proteggere una persona che ami profondamente.

 

Ma, qualche volta, l’amore si intreccia con l’ansia.

 

La paura di perdere tuo figlio può spingerti a cercarlo continuamente, a fargli molte domande, a controllare, a interpretare ogni silenzio come il segnale di un problema.

 

Potresti accorgerti di reagire con rabbia proprio nei momenti in cui ti senti più spaventata, esclusa o impotente.

 

Non significa che sei una madre sbagliata.

 

Significa che anche tu, mentre tuo figlio attraversa l’adolescenza, stai vivendo un importante cambiamento.

 

L’adolescenza dei figli può risvegliare paure profonde: il timore di non essere più necessarie, di perdere il proprio posto, di non riuscire a proteggerli, di non essere state madri abbastanza brave.

 

Può riportare alla luce anche la ragazza che sei stata: quella che forse non si è sentita ascoltata, protetta, riconosciuta o libera di essere se stessa.

 

Prendersi cura di queste emozioni non significa occuparsi meno dei propri figli.

 

Significa amarli senza chiedere loro, inconsapevolmente, di tranquillizzarci, di raccontarci tutto o di restare piccoli affinché noi possiamo sentirci ancora indispensabili.

 

Un figlio adolescente non ha bisogno di una madre perfetta.

 

Ha bisogno di una madre autentica, capace di esserci senza invadere, di porre dei limiti senza trasformarli in controllo e di tollerare che una parte della sua vita non le appartenga più.

 

Lavorare sulle proprie paure significa offrire ai figli uno spazio più libero nel quale crescere.

 

Ed è anche un gesto di gentilezza verso se stesse.

 

Perché ogni madre merita un luogo in cui poter deporre, almeno per un momento, il peso di dover sapere sempre cosa fare.

 

Con affetto

 

 

 Perché l’adolescenza dei figli mette in crisi anche le madri

 

Quando un figlio entra nell’adolescenza, non cambia solamente il suo corpo, il suo comportamento o il suo modo di pensare.

 

Cambia anche la relazione con la madre.

 

Durante l’infanzia, la madre rappresenta spesso il principale punto di riferimento. Il bambino la cerca, le racconta ciò che gli accade, accetta più facilmente la sua presenza e dipende concretamente dalle sue cure.

 

Con l’adolescenza, il figlio comincia invece a costruire uno spazio personale.

 

Può desiderare maggiore privacy, passare più tempo con gli amici, contestare le regole, difendere opinioni differenti e non raccontare più ogni dettaglio della propria vita.

 

Questo passaggio è necessario per la crescita, ma può essere emotivamente difficile per una madre.

 

Non si tratta soltanto di concedere un’uscita in più o di modificare alcune regole familiari. Si tratta di accettare che il proprio ruolo stia cambiando.

 

La madre non smette di essere importante, ma deve imparare a esserlo in un modo nuovo.

 

 “Mio figlio si allontana”: cosa sente una madre

 

Quando un figlio adolescente prende le distanze, una madre può vivere il suo bisogno di autonomia come un rifiuto personale.

 

Una porta chiusa può diventare:

 

“Non vuole più stare con me.”

 

Una risposta brusca può essere interpretata come:

 

“Non mi rispetta più.”

 

Un segreto non condiviso può alimentare il pensiero:

 

“Non si fida di me.”

 

Il desiderio di trascorrere più tempo fuori casa può trasformarsi nella paura:

 

“Lo sto perdendo.”

 

Dietro queste interpretazioni possono esserci tristezza, rabbia, senso di esclusione e insicurezza.

 

La madre può sapere razionalmente che il figlio sta crescendo e, nello stesso tempo, sentirsi emotivamente abbandonata.

 

È importante riconoscere questa doppia esperienza.

 

Il bisogno di autonomia del figlio non cancella necessariamente il legame. Tuttavia, può riattivare nella madre antiche paure di perdita, solitudine o rifiuto.

 

 Quando la paura si trasforma in controllo

 

L’ansia ha spesso bisogno di certezze.

 

Per questo una madre preoccupata può sentire la necessità di sapere dove si trova il figlio, con chi è, cosa sta facendo, perché non risponde e cosa pensa.

 

Le domande aumentano:

 

“Dove vai?”

 

“Chi ci sarà?”

 

“Quando torni?”

 

“Perché non hai risposto?”

 

“Che cosa mi stai nascondendo?”

 

Controllare può dare un sollievo momentaneo, perché crea l’impressione di poter prevenire ogni rischio.

 

Ma quando il controllo nasce soprattutto dal bisogno della madre di calmare la propria paura, può diventare difficile distinguere la protezione dall’invasione.

 

Il figlio può reagire chiudendosi ulteriormente, evitando di raccontare, mentendo o opponendosi.

 

Si forma così un circolo doloroso:

 

più la madre teme di perdere il figlio, più cerca di avvicinarsi attraverso il controllo;

 

più il figlio si sente controllato, più difende i propri spazi;

 

più prende le distanze, più la paura della madre aumenta.

 

Lavorare sull’ansia materna può aiutare a interrompere questo meccanismo.

 

## Le paure per i figli possono appartenere anche alla nostra storia

 

L’adolescenza di un figlio può riaprire la storia adolescenziale della madre.

 

Una donna che da ragazza si è sentita trascurata potrebbe diventare particolarmente vigile, temendo di non accorgersi in tempo delle difficoltà del figlio.

 

Una madre cresciuta in una famiglia molto rigida potrebbe avere difficoltà a tollerare la libertà del figlio oppure, al contrario, potrebbe rinunciare a porre dei limiti per non assomigliare ai propri genitori.

 

Chi ha vissuto abbandoni, tradimenti o situazioni pericolose può percepire il mondo esterno come più minaccioso.

 

Chi non si è sentita ascoltata potrebbe soffrire intensamente quando il figlio non le racconta ciò che vive.

 

In questi casi, le emozioni del presente si mescolano con quelle del passato.

 

La domanda non è soltanto:

 

“Che cosa sta succedendo a mio figlio?”

 

Può diventare anche:

 

“Che cosa sta risvegliando dentro di me la crescita di mio figlio?”

 

## La paura di non essere una madre abbastanza brava

 

Molte madri convivono con un senso di inadeguatezza che raramente esprimono apertamente.

 

Ogni difficoltà del figlio può essere vissuta come la prova di un fallimento personale.

 

Un brutto voto, una bugia, una crisi di rabbia, una relazione sentimentale complicata o un momento di chiusura possono generare pensieri come:

 

“È colpa mia.”

 

“Dove ho sbagliato?”

 

“Avrei dovuto accorgermene prima.”

 

“Una madre migliore saprebbe cosa fare.”

 

Questo senso di colpa può rendere più difficile mantenere una posizione equilibrata.

 

Alcune madri diventano eccessivamente permissive perché hanno paura di perdere l’affetto del figlio.

 

Altre diventano molto rigide, nel tentativo di correggere velocemente ciò che percepiscono come un proprio errore.

 

Altre ancora alternano concessioni e divieti, protezione e rabbia, vicinanza e chiusura.

 

Ma una madre non deve essere infallibile per rappresentare un riferimento sicuro.

 

Può sbagliare, riconoscerlo, riparare e imparare un modo differente di stare nella relazione.

 

## Quando il figlio cresce, la madre può sentirsi meno necessaria

 

L’autonomia dei figli può aprire anche un senso di vuoto.

 

Una donna che per molti anni ha investito gran parte delle proprie energie nella maternità può domandarsi quale sia ora il suo posto.

 

Il figlio ha meno bisogno di essere accompagnato, accudito e guidato nelle attività quotidiane.

 

La madre può sentirsi meno importante, meno utile o meno centrale.

 

A volte, dietro il desiderio di essere coinvolta in ogni scelta del figlio, può esserci anche la difficoltà ad accettare questa trasformazione.

 

Non è egoismo riconoscerlo.

 

È una parte delicata del passaggio dalla maternità del bambino alla maternità dell’adolescente.

 

Il figlio non ha bisogno che la madre scompaia. Ha bisogno che la sua presenza cambi forma.

 

## Proteggere un figlio o proteggerlo dalle proprie paure?

 

Proteggere un adolescente non significa eliminare ogni rischio, sofferenza o errore.

 

Un figlio potrà vivere una delusione, sentirsi escluso, sbagliare una scelta, innamorarsi della persona sbagliata o fallire in qualcosa a cui teneva.

 

Per una madre può essere doloroso assistere alla sua sofferenza senza poterla evitare.

 

Ma crescere significa anche imparare ad affrontare frustrazioni, conseguenze e difficoltà.

 

Proteggere può significare esserci, osservare, ascoltare, porre limiti adeguati e intervenire quando esiste un pericolo reale.

 

Non significa necessariamente anticipare ogni bisogno, risolvere ogni problema o sostituirsi continuamente al figlio.

 

Una domanda importante potrebbe essere:

 

“Sto intervenendo perché mio figlio è realmente in pericolo o perché io non riesco a tollerare la paura che qualcosa possa accadergli?”

 

Paura reale e paura anticipatoria

 

Non tutte le preoccupazioni materne sono eccessive.

 

Esistono situazioni in cui è necessario prestare attenzione e intervenire: cambiamenti improvvisi, isolamento marcato, comportamenti autolesivi, abuso di sostanze, violenza, disturbi alimentari o altre condizioni di rischio.

 

Ma accanto ai pericoli concreti esiste anche la paura anticipatoria.

 

La paura anticipatoria porta la mente a immaginare continuamente scenari negativi.

 

Un ritardo può diventare il presagio di un incidente.

 

Una risposta mancata può essere interpretata come un segnale di pericolo.

 

Un cambiamento di umore può far pensare immediatamente a qualcosa di grave.

 

In queste situazioni, la madre non reagisce soltanto a ciò che sta accadendo, ma anche a tutto ciò che teme possa accadere.

 

Imparare a distinguere i fatti dalle previsioni della paura permette di osservare la situazione con maggiore lucidità.

 

## Come non trasmettere la propria ansia ai figli

 

I figli non percepiscono soltanto ciò che diciamo. Percepiscono anche il modo in cui lo diciamo, il tono della voce, la tensione del corpo e la paura nascosta dietro una domanda.

 

Una madre può dire:

 

“Mi fido di te”

 

ma comunicare con il proprio comportamento:

 

“Temo che tu non sia capace di proteggerti.”

 

Può dire:

 

“Puoi raccontarmi tutto”

 

ma reagire con agitazione, giudizio o rimprovero quando il figlio prova davvero a raccontarsi.

 

Per non trasmettere automaticamente la propria ansia, è importante imparare prima di tutto a riconoscerla.

 

Significa notare ciò che accade nel corpo, osservare i pensieri catastrofici e concedersi un tempo prima di reagire.

 

Non si tratta di diventare madri sempre tranquille.

 

Si tratta di evitare che la paura decida ogni comportamento al proprio posto.

 

Lavorare su di sé non significa essere una madre sbagliata

 

Una madre può pensare:

 

“Perché dovrei essere io a fare un percorso se il problema è il comportamento di mio figlio?”

 

Ma iniziare un lavoro su di sé non significa assumersi tutta la colpa della situazione.

 

Significa occuparsi della parte sulla quale si ha realmente la possibilità di intervenire: le proprie emozioni, le proprie reazioni e il proprio modo di stare nella relazione.

 

Non possiamo controllare completamente ciò che un figlio pensa, sente o sceglie.

 

Possiamo però comprendere meglio ciò che accade dentro di noi quando si allontana, quando non risponde, quando ci contraddice o quando sceglie qualcosa di diverso da ciò che avevamo immaginato.

 

Anche un solo cambiamento nella relazione può modificarne l’intero equilibrio.

 

Quando una madre reagisce in modo diverso, anche il figlio può trovare uno spazio differente nel quale rispondere.

 

## Recuperare uno spazio personale

 

Durante la crescita dei figli, può essere importante che la madre torni a rivolgere lo sguardo anche verso di sé.

 

Non soltanto verso i propri doveri, ma verso ciò che desidera, ciò che le manca e ciò che le appartiene come donna.

 

Coltivare interessi, amicizie, progetti e spazi personali non significa abbandonare i figli.

 

Può invece alleggerire il rapporto dal bisogno che siano loro a riempire ogni vuoto emotivo.

 

Un figlio può sentirsi più libero di crescere quando percepisce che la madre possiede una vita interiore, relazionale e progettuale che non dipende interamente da lui.

 

## La gentilezza verso se stesse

 

Molte madri sono estremamente severe con se stesse.

 

Si rimproverano per le parole dette male, per la pazienza persa, per non essersi accorte prima di qualcosa o per non sapere sempre quale sia la decisione giusta.

 

Essere gentili con se stesse non significa giustificare ogni reazione.

 

Significa riuscire a guardare anche i propri errori senza trasformarli in una condanna.

 

Una madre può domandarsi:

 

“Che cosa mi ha fatto reagire in questo modo?”

 

“Quale paura si è attivata?”

 

“Che cosa posso fare diversamente la prossima volta?”

 

La gentilezza crea uno spazio in cui diventa possibile cambiare.

 

La colpa, invece, spesso immobilizza.

 

## Come può aiutare un percorso psicoterapeutico rivolto alla madre

 

Un percorso psicoterapeutico può offrire alla madre uno spazio personale, separato dalle esigenze familiari, in cui poter parlare liberamente delle proprie paure senza sentirsi giudicata.

 

Il lavoro non è finalizzato a trasformare il figlio o a convincerlo a iniziare una terapia.

 

Il centro del percorso è la madre: la sua storia, le sue emozioni, le sue reazioni e il significato che attribuisce alla crescita e alla distanza del figlio.

 

Attraverso il dialogo e le tecniche esperienziali è possibile riconoscere le situazioni che attivano maggiormente l’ansia, distinguere il presente dalle esperienze del passato e sviluppare modalità relazionali più libere e consapevoli.

 

Lo psicodramma può aiutare a dare voce alle diverse parti interiori della madre: quella che vuole proteggere, quella che ha paura, quella che si sente rifiutata e quella che vorrebbe imparare a fidarsi.

 

L’EMDR può essere utile quando le reazioni presenti sono collegate a esperienze dolorose o traumatiche ancora emotivamente intense.

 

La mindfulness può sostenere la consapevolezza delle emozioni e aiutare a creare uno spazio tra ciò che si prova e il modo in cui si reagisce.

 

L’ipnosi può favorire il contatto con le risorse interiori, la regolazione emotiva e il senso di sicurezza.

 

Ogni percorso viene costruito considerando la storia, la sensibilità e i bisogni specifici della donna.

 

## Non aspettare di diventare una madre senza paura

 

L’obiettivo non è eliminare ogni preoccupazione.

 

Una madre continuerà ad avere paura, perché amare significa anche sapere che non possiamo proteggere completamente chi amiamo.

 

Il lavoro consiste nel non lasciare che la paura occupi tutto lo spazio della relazione.

 

Significa imparare a non chiedere continuamente al figlio di rassicurarci.

 

Significa accettare che possa essere diverso da ciò che avevamo immaginato.

 

Significa lasciarlo crescere senza interpretare ogni sua distanza come una perdita d’amore.

 

Prendersi cura delle proprie paure è un atto d’amore verso i figli, perché li libera dal compito di portarle al nostro posto.

 

Ed è un gesto di gentilezza verso se stesse, perché una madre non deve affrontare da sola tutto ciò che la crescita di un figlio può risvegliare.

 

## Un percorso per le madri di figli adolescenti

 

Nel mio studio di psicoterapia a Noale accompagno le madri che vivono con ansia, paura, senso di colpa o insicurezza la crescita dei propri figli adolescenti.

 

Il percorso è rivolto alla donna e al suo vissuto.

 

Non è necessario che il figlio partecipi agli incontri o desideri iniziare una psicoterapia.

 

A volte il primo cambiamento può nascere proprio dalla madre: dal modo in cui comprende le proprie paure, interpreta la distanza del figlio e sceglie di rispondere alle difficoltà della relazione.

 

**Dott.ssa Anna Lamo**

Psicologa e psicoterapeuta

Psicodramma, EMDR, ipnosi, mindfulness e tecniche psicocorporee

Riceve a Noale

#Mamme di #adolescenti: come gestire ansia e paura per i #figli

#psicologonoale

 

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Dott.ssaAnna Lamo

Psicologa psicoterapeuta - Venezia - Padova

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