I miei genitori sono il problema o sono io?
Mia madre, da quando sono piccola, mi picchia: non da lasciare lividi o uscire sangue, ma lo fa. Mio padre di meno. Ora ho 18 anni e non capisco se è normale o no che i miei genitori mi picchino, ma non per cose serie tipo fumare, bere, gravidanze o crimini e cose illegali, ma per lo studio, per mancanza di rispetto (non gravi, tipo parolacce o bestemmie). Loro dicono il “tono”.
Il motivo più vecchio che io ricordi era quando mia madre tornò dall’incontro scuola-famiglia e mi picchiò perché non facevo i compiti. Quarta elementare. Ha sempre avuto atteggiamenti aggressivi con me e le mie tre sorelle, esagerati a parer mio. Aveva uno sguardo da pazza o, certe volte, se si metteva a fare i compiti con me e sbagliavo le cose, mi picchiava, gridava e una volta mi ruppe la copertina del libro di geostoria.
E questo succede ogni volta che sbaglio qualche piccola cosa, tipo il check-in dell’aereo che doveva prendere non era andato a buon fine e io non l’avevo visto: si è incazzata e mi ha picchiato, ma alla fine l’aereo l’ha preso. Avevo 14 anni.
Ne ho parlato con lei delle cose successe alle elementari e lei mi ha giustificato le violenze come un suo, diciamo, sfogo, perché lei subito dopo il lavoro si metteva vicino a me ad aiutarmi. Probabilmente ho qualche trauma ora o ho l’ADHD, ripensandoci.
All’età di 18 anni, la mia età ora, mi ha detto: “Se non passi il test a numero chiuso dell’università tu te ne torni a casa, decido io per te l’università, nessun piano B”, e mi ha picchiato recentemente perché non volevo ascoltare i suoi consigli su come prepararsi al test.
Ogni volta mi rinfaccia le cose che lei HA PAGATO per me. Solo pagato. Lei non è anaffettiva, ma pretende troppo da me e io devo essere sempre perfetta. Ho pensato più volte di suicidarmi pensando che con me i suoi problemi si sarebbero alleviati. Forse sono io il problema. Io so di sbagliare a volte, ma non mi sembra di meritare ciò che lei mi fa.
Mi sa che ho bisogno di aiuto. Volevo andarmene di casa, ma poi finirei sotto ai ponti e quindi sono rinchiusa qui. Mio padre certe volte mi difende, ma altre volte mi fracassa come lei. Forse i miei genitori non dovevano avere figli.
Poi si lamentano che loro lavorano e lei stira, lava, cucina. Io la aiuto, ma non sembra abbastanza. Ma io devo pur studiare, perché poi rimane delusa dai miei voti e tempo fa lei mi picchiava anche per questo. Io non ce la faccio più, ma perché ha deciso di avere figli se poi ci deve trattare in questo modo.
Cara Francesca
le domande che si sta facendo sono legittime, Quando si cresce in un contesto in cui si ricevono comportamenti aggressivi da parte dei genitori è normale provare emozioni contrastanti: da un lato il senso di colpa e il dubbio di essere “il problema”, dall’altro rabbia e dolore per ciò che si subisce. Tenere insieme questi vissuti è faticoso, ma chiedersi cosa sta succedendo e cercare di capirlo è già un primo passo importante. Davanti a esperienze così dure, dentro di noi può attivarsi una spinta verso l’autodistruzione — come mostrano i pensieri di farsi del male che racconta — oppure la possibilità, altrettanto reale, di trasformare questa sofferenza in qualcosa di creativo e vitale, che la aiuti a costruire un modo diverso di stare al mondo. Come dice una canzone, “dal letame nascono i fiori”: anche da situazioni brutte e dolorose può nascere qualcosa di buono.
Se sente di aver bisogno di aiuto, sono disponibile a prenderla in carico con un prezzo simbolico, per offrirle un luogo protetto in cui parlare liberamente e capire passo dopo passo cosa le sta succedendo e quali risorse creative può attivare.
Con affetto
Dott Anna Lamo
Dott.ssaAnna Lamo
Psicologa psicoterapeuta - Venezia - Padova
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