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Dott.ssa Giosiana Della Rocca

Psicologa

Dott.ssa Giosiana Della Rocca

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  • Sesto Fiorentino

Ipocondria. Come riuscire a non impazzire?

Buongiorno, vorrei chiedere un consiglio perché da molto tempo vivo con una forte paura delle malattie e questa situazione sta diventando davvero difficile da gestire. Ho una costante preoccupazione di poter avere qualche malattia grave. Ogni sintomo fisico, anche comune, mi mette in allarme e mi porta subito a pensare al peggio. In questo periodo, ad esempio, soffro spesso di mal di testa e, anche se so che potrebbero dipendere da cause banali come stress o tensione, non riesco a smettere di temere che ci sia qualcosa di serio. La mia ansia non si limita ai sintomi che provo personalmente: faccio fatica anche a sentire parlare di malattie. Mi crea disagio ascoltare racconti di persone malate, guardare programmi televisivi o ascoltare trasmissioni radio che trattano argomenti medici, e perfino parlare di salute con altre persone può generarmi molta ansia. Questa situazione influisce notevolmente sul mio benessere e sulla qualità della mia vita, perché mi sento spesso in uno stato di allerta e preoccupazione costante. Vorrei capire: * come si può interrompere questo circolo di pensieri e paure; * se questo tipo di comportamento è compatibile con l’ansia da malattia (ipocondria); * quali strategie psicologiche possono aiutare concretamente a gestire questa paura; * se un percorso psicoterapeutico può essere utile e quale approccio è generalmente più indicato. Ringrazio molto chi vorrà dedicarmi un po’ di tempo e condividere un parere o un consiglio.

Buongiorno,  
da quello che descrive emerge una sofferenza molto intensa, che spesso accompagna le persone che vivono una forte ansia legata alla salute. Quando si entra in questo tipo di meccanismo, il corpo viene continuamente “monitorato”, ogni sensazione fisica viene interpretata come un possibile segnale di pericolo e la mente tende automaticamente a immaginare gli scenari peggiori. Questo porta a uno stato di allerta costante che, nel tempo, può diventare davvero molto faticoso e limitante.

Sì, ciò che racconta può essere compatibile con un quadro di ansia da malattia, ma naturalmente una valutazione accurata può essere fatta solo all’interno di uno spazio clinico dedicato, dove comprendere meglio non solo i sintomi, ma anche il modo in cui l’ansia si è sviluppata e mantiene nel tempo.

La cosa importante è sapere che questo circolo può essere interrotto. Spesso, però, non basta “rassicurarsi” o cercare di controllare i pensieri: più si cerca di combattere la paura, più questa tende ad aumentare. In psicoterapia si lavora proprio sui meccanismi che alimentano l’ansia, aiutando la persona a ridurre lo stato di ipervigilanza, a cambiare il rapporto con i pensieri catastrofici e a recuperare una sensazione di sicurezza interna più stabile.

Gli approcci che generalmente risultano più efficaci sono quelli cognitivo-comportamentali e quelli che integrano il lavoro emotivo e corporeo sull’ansia, sempre adattati alla storia e alla sensibilità della persona. Molte persone arrivano in terapia convinte di avere “un problema irrisolvibile”, ma scoprono gradualmente che dietro questa paura ci sono dinamiche profonde che possono essere comprese e trasformate.

Il fatto che lei abbia scritto questo messaggio è già un primo passo importante: significa che una parte di lei desidera uscire da questo stato di allarme continuo e tornare a vivere con maggiore serenità. Credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla concretamente, non solo a gestire i sintomi, ma soprattutto a capire cosa c’è dietro questa paura e perché la sua mente sente il bisogno di restare costantemente in controllo.

Le auguro davvero di non affrontare tutto questo da solo/a.

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