Mamma in viaggio
Buonasera, sono mamma di un bimbo di 15 mesi. Ho prenotato un viaggio in Perù per il mese di novembre, della durata di 15 giorni. A quel punto mio figlio avrà 20 mesi e resterà a casa con suo padre, con cui ha un rapporto molto stretto e sereno. Da quando ho prenotato, però, provo molta ansia all’idea della separazione e forti sensi di colpa, al punto da faticare a dormire la notte. Mi chiedo se un distacco di due settimane a questa età possa causargli sofferenza significativa o avere conseguenze sul suo benessere emotivo. Potrebbe vivere questa esperienza come un trauma? Come posso distinguere le mie paure da ciò che è realmente importante per lui? Grazie
Gentile mamma, la sua richiesta tocca corde molto profonde e comuni all’esperienza della genitorialità. Tenga presente che sin dalla nascita, lo sviluppo del bambino avviene attraverso la relazione "corpo-a-corpo" con i caregivers. Sebbene la madre sia spesso la figura principale, il padre non è un semplice sostituto. Il bambino non vive nel vuoto durante la sua assenza, ma continua a incontrare l'altro in un "mondo comune". Il padre sarà in grado di modulare il senso di Sé del bambino attraverso la coerente regolarità delle interazioni quotidiane, che è l'elemento fondamentale per la stabilità emotiva del piccol. La ricerca dimostra che solo intorno ai 4 anni i bambini sviluppano un senso diacronico di Sé (un Sé esteso nel tempo). Non avendo ancora una "narrativa personale" strutturata (che si sviluppa dopo i 3-5 anni), il bambino non può "raccontarsi" la sua assenza come un abbandono storico. Il trauma è legato al modo in cui un evento viene configurato nel racconto di sè, poiché il bambino non ha ancora gli strumenti linguistici e narrativi per dare un significato complesso all'assenza, è improbabile che questa esperienza venga vissuta come un trauma, a patto che il padre mantenga la sintonia necessaria a farlo sentire protetto. L'ansia e i sensi di colpa che lei prova sono modi di sentirsi situata rispetto a un elemento futuro, il viaggio, che lei percepisce come minaccioso per il legame. Lei sta anticipando scenari negativi (il "viaggio mentale nel futuro") che caricano l'evento di un peso emotivo che appartiene alla sua storia, non necessariamente a quella di suo figlio. A volte ci si aggancia a ideali di "madre sempre presente" che diventano regole rigide. Queste "idee-limite" possono piegare il senso dell'esperienza verso l'inadeguatezza, facendole dimenticare che il suo benessere è fondamentale per essere una risorsa per suo figlio. Consigli pratici da psicologa: Chieda al padre di mantenere le routines abituali (pasti, ninna nanna, giochi). La capacità del bambino di sintonizzarsi secondo regolarità è ciò che gli dà sicurezza. Ricordi che lei è "sempre se stessa" anche al di fuori del ruolo materno. Il viaggio può essere un momento di riappropriazione di Sé che la farà tornare a casa più serena. La sua sofferenza è reale, ma non riflette necessariamente una sofferenza equivalente nel bambino. Il piccolo rimarrà in un "tessuto atmosferico" sicuro con il padre, e la sua mancanza non minerà la base della sua identità.
Dott.ssaMaria Rosaria Pascarelli
Psicologa - Sassari
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