Conflitto minore con padre
Mia figlia di 17 anni non risponde alle richieste del padre, la quale viene invitata spesso a passare del tempo con noi ma fa fatica a partecipare, qualsiasi cosa le venga proposto; in questo caso mio marito, non intende più avere nessun tipo di colloquio con lei e ne risentiamo tutti...che fare? Grazie
Gentile mamma, la situazione da lei descritta riflette una profonda crisi della stabilità familiare e del modo in cui i membri del suo nucleo si sentono emotivamente situati l'uno rispetto all'altro. Sua figlia, a 17 anni, si trova in una fase cruciale dello sviluppo della propria identità narrativa. In questa fase, il bisogno di differenziarsi dai genitori per sentire se stessi è spesso predominante rispetto al bisogno di adesione. Il rifiuto sistematico di partecipare alle attività proposte può essere letto come una forma di un comportamento oppositivo volto a proteggere la propria autonomia e a evitare di sentirsi "invasa" dalle richieste o dalle aspettative dei genitori. La sua "fatica a partecipare" non è necessariamente mancanza di affetto, ma il modo in cui lei esperisce il proprio "poter-essere" in modo indipendente. La reazione di suo marito — il rifiuto di comunicare — rappresenta una frattura radicale della coordinazione consensuale che dovrebbe caratterizzare il rapporto caregiver-figlio. Smettendo di parlare, lui sottrae alla figlia lo "specchio" necessario per riconoscersi e distorce la comunicazione in un gioco di passività e inazione. Lui percepisce il rifiuto della figlia come una minaccia alla propria stabilità e risponde con un ritiro che, purtroppo, satura l'atmosfera familiare di tensione e "vuoto". La vostra famiglia appare attualmente immersa in una tonalità emotiva di risentimento e incomprensione. Questo "tessuto atmosferico" fa sì che ogni proposta di tempo insieme venga percepita dalla ragazza come una costrizione e dal padre come un rifiuto imminente. Quando la comunicazione si interrompe, il "mondo comune" della famiglia perde significatività e si trasforma in uno spazio di manovra rigido dove ognuno si sente "bloccato" nel proprio ruolo (la figlia nel rifiuto, il padre nel silenzio). Forse, per un periodo, la figlia ha bisogno di un orizzonte d'attesa meno saturo di richieste genitoriali per poter tornare a desiderare il tempo con voi in modo autentico e non come "obbligo". Sarebbe utile far capire a suo marito che la sua "chiusura" non è una soluzione neutrale, ma un atto che contribuisce alla frattura con la figlia, privandola di una figura fondamentale di confronto. In sintesi, la sfida è trasformare questa "storia incompiuta" in un nuovo intreccio narrativo dove il bisogno di autonomia della figlia non sia più vissuto dal padre come un attacco personale, ma come una tappa, seppur faticosa, del suo diventare adulta.
Dott.ssaMaria Rosaria Pascarelli
Psicologa - Sassari
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