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Dott.ssa Paola Papini

Psicologa clinica e giuridica

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  • Roma (San Giovanni)
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Bambina 13 anni con problemi a scuola/casa e nausea continua

La sorella del mio ragazzo è troppo strana e non riusciamo a capire cos'ha. Non vuole mai andare a scuola, ha sempre la nausea seguita da ansia oppure paura di morire o soffocare mangiando, si sente ogni sera "un pelo in gola" e prima di dormire è quasi sempre una battaglia. Non vuole mai stare a casa da sola.

Ha un atteggiamento molto maleducato nei nostri confronti e spesso parla male dei familiari se non ottiene le cose che vuole. Risponde male e a volte ha delle "crisi" di pianto/isteriche. Penso sia molto stressata e sotto pressione, soprattutto perché si sente obbligata ad andare a scuola e a fare i compiti.

Ha avuto alcuni problemi con delle ragazze della sua stessa età a scuola, che l'hanno insultata ecc., ma si è "risolta" parlando tra genitori. Lei comunque il weekend sta abbastanza bene, a parte la nausea che ha praticamente sempre; però le amiche le vede e se deve andare, ad esempio, al centro commerciale ci va ecc. Però l'altra volta mi ha detto che non ricorda un giorno in cui lei è tranquilla.

A volte dice che sarebbe meglio morire piuttosto che vivere così, oppure che noi non capiamo cosa ha e nemmeno lei riesce a spiegarcelo e noi ci arrabbiamo. Sta andando da psichiatri, psicologi ecc., ma niente: le hanno solo dato il PDP per la scuola ma nient'altro. La neuropsichiatria non chiama e ogni giorno peggiora sempre di più.

Sono seriamente preoccupata che possa essere qualcosa di grave, anche perché i suoi occhi e il suo modo di parlare, il suo atteggiamento, cambiano proprio a volte e sta cosa fa paura, soprattutto perché, avendo un papà con doppia personalità, queste cose mi mettono a disagio. Solo che io non so più cosa fare per aiutarla. La famiglia vedo che è preoccupata, però aspettare ormai non è più un'opzione.

Grazie in anticipo

Salve,

l’adolescenza è una fase di vita complessa e delicata. In alcuni ragazzi questo passaggio può manifestarsi anche attraverso sintomi fisici, difficoltà scolastiche e scoppi emotivi che, visti dall’esterno, possono apparire “strani” o ingestibili.

Dal suo racconto emergono segnali che meritano attenzione: l’ansia costante, la paura di soffocare o morire, il rifiuto della scuola, il dire che “sarebbe meglio morire”, il non ricordare un giorno di vera tranquillità. Sono elementi che indicano una sofferenza, che va presa sul serio.

Mi colpisce anche il ruolo che lei sembra essersi assunta. In quale posizione si sente rispetto a questa ragazza? È la sorella del suo compagno: cosa la porta a sentirsi così responsabile nel doverla aiutare o “capire” cosa abbia? È importante chiarire questo aspetto, perché il rischio è di caricarsi di un compito che spetta prima di tutto ai genitori e alla rete dei servizi.

Quando parla del papà con “doppia personalità”, a cosa si riferisce esattamente? È presente una diagnosi clinica? Lo chiedo perché termini generici possono creare timori comprensibili ma anche confusione, e non è detto che ciò che osserva nella ragazza sia collegato a questo.

Scrive che è seguita da psichiatri e psicologi: è attualmente in carico a un servizio pubblico (neuropsichiatria infantile) oppure ci sono stati solo colloqui sporadici? Se non c’è una presa in carico strutturata e continuativa, è fondamentale che la famiglia la richieda formalmente e insista per averla. I genitori possono rivolgersi direttamente al servizio territoriale, al pediatra o al medico di base per sollecitare un intervento, o valutare un accesso urgente se necessario.

Non deve fare tutto lei. Serve una rete: famiglia, scuola e servizi. Ed è importante che questa rete si attivi concretamente, senza rimandare oltre.

Un caro saluto.

Dotto.ssa Paola Papini

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Psicologa clinica e giuridica - Rieti - Roma

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