logo
Dott. Riccardo Focaccia

Psicologo

Dott. Riccardo Focaccia

leggi (6)

Dott. Riccardo Focaccia

Psicologo

  • Ravenna
  • consulenza online

Paura della scuola

Buonasera, sono una mamma di un bimbo di 4 anni che frequenta quest’anno il secondo anno di scuola dell’infanzia.
Il primo anno, in una scuola privata, è stato un pianto continuo sia prima che durante la permanenza in classe: chiedeva sempre di me o del papà. Parlando con le maestre, ci dicevano che era del tutto normale, non essendo andato al nido ed essendo il suo primo anno, e che durante la giornata aveva appunto dei momenti di pianto ma che poi in classe era tranquillo.
Quest’anno abbiamo cambiato scuola: una scuola statale, molto più grande e, di conseguenza, un contesto diverso, dal mio punto di vista. Anche qui, però, la storia è la stessa.
Ora, da qualche mese, oltre ai pianti, sembra quasi terrorizzato. Mi spiego meglio: è un pensiero continuo dalla mattina (“Mamma, oggi c’è scuola?”) e ovviamente scoppia subito a piangere. Il pomeriggio ci chiede spesso se il giorno dopo ci sarà scuola e così anche la sera. Si sta svegliando prestissimo al mattino e, con ansia, questa è la prima domanda che fa.
Ovviamente abbiamo cercato di parlarci molto e finalmente ci ha detto che c’era un bambino che lo picchiava. Dopo aver capito che poteva effettivamente essere vero, ho pensato di parlare con le maestre spiegando loro la situazione. Mi hanno risposto che non avevano notato questa cosa, che probabilmente era successo un episodio che lui ricordava, ma che in classe non c’era questa situazione. Mi hanno anche detto che avrebbero trovato delle strategie utili affinché mio figlio e quel bambino, sotto la loro osservazione, potessero interagire insieme o in gruppo, proprio per avvicinarli e smontare il “mostro” che mio figlio probabilmente aveva immaginato.
Nonostante questo, però, la situazione continua. L’ultima cosa che mi ha detto è che una delle sue maestre lo sgrida forte perché lui piange, e me lo ripete di continuo. La mattina mi chiede quale maestra ci sarà e poi scoppia a piangere.
Mi ha anche chiesto: “Mamma, mi cambi scuola?”
Premesso tutto ciò, non so cosa devo fare. Non capisco quale sia realmente il disagio: il bambino, la maestra oppure entrambe le cose. Non so più cosa pensare.

Cara mamma, ti ringrazio di cuore per esserti aperta con questa sincerità. Ascoltare la sofferenza del proprio bambino e sentirsi impotenti di fronte al suo malessere è un'esperienza emotivamente molto pesante, e capisco perfettamente il tuo senso di smarrimento e la tua preoccupazione.

Da un punto di vista umanista e olistico, il sintomo non è qualcosa da "eliminare", ma un linguaggio del corpo e delle emozioni attraverso cui il bambino sta esprimendo un disagio profondo. A quattro anni, i bambini non hanno ancora gli strumenti cognitivi per elaborare e raccontare razionalmente ciò che provano, ma il loro corpo e il loro comportamento (il pianto, i risvegli all'alba, l'ansia anticipatoria) parlano per loro.

Passare da una scuola privata a una scuola statale, più grande e con molti più stimoli, può aver amplificato il senso di sopraffazione. I bambini con un temperamento più sensibile hanno bisogno di spazi contenuti e rassicuranti per sentirsi sicuri.

Spesso, per un bambino di quattro anni, un singolo episodio spiacevole (essere picchiato o spinto) può ingigantirsi nella mente fino a diventare una presenza minacciosa costante. Anche se le maestre non riscontrano una conflittualità continua, per tuo figlio quel bambino rappresenta comunque una fonte di pericolo.

Ti auguro di trovare presto la strada per riportare serenità nel cammino del tuo bambino. Resto a tua completa disposizione se vorrai approfondire come impostare il dialogo con le insegnanti o con tuo figlio.

Un caro saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Quando un bambino chiede esplicitamente di cambiare scuola (dicendo "Mamma, mi cambi scuola?"), sta esprimendo un bisogno disperato di protezione. Se la situazione di ansia e malessere dovesse persistere senza miglioramenti, prendere in considerazione un cambio di ambiente o un ritorno a un contesto più piccolo e intimo potrebbe essere un atto di grande ascolto e cura. che la maestra lo sgridi perché piange crea un cortocircuito emotivo. Il bambino ha bisogno di essere accolto e rassicurato nella sua fragilità; se percepisce il rimprovero, il pianto diventa fonte di ulteriore ansia e senso di colpa, aumentando il rifiuto della scuola.

In situazioni come questa, è fondamentale porsi come alleati del proprio bambino, facendo sentire la propria presenza e protezione

Evita di sminuire la sua paura o di dirgli che "a scuola va tutto bene". Accogli il suo pianto dicendogli: "Capisco che tu abbia paura e che non voglia andare. Io sono qui con te, ti proteggo io". Questo riduce il senso di solitudine

Torna a parlare con le insegnanti, ma con un approccio collaborativo ma fermo. Puoi esprimere il bisogno di tuo figlio di sentirsi protetto: "Visto che mi dice che ha paura di essere sgridato quando piange, come possiamo fare per aiutarlo a sentirsi accolto emotivamente?".

Potrebbe essere molto utile un breve percorso di sostegno psicologico infantile (o di consulenza genitoriale) per supportare il bimbo a elaborare queste paure e aiutare voi genitori a gestire il distacco in modo sereno.

domande e risposte articoli pubblicati

Dott.Riccardo Focaccia

Psicologo - Ravenna

  • IFS - Internal Family System
  • Arteterapia
  • Costellazioni sistemiche e familiari
  • Valutazione e consulenza psicodiagnostica
  • Life Coaching
  • Psicologia del lavoro e delle organizzazioni
  • Terapia focalizzata sulla compassione
  • Terapia a Seduta Singola (TSS)
  • Terapia familiare
  • Mindfulness
  • Ansia
  • Stress e Insonnia
  • Problemi di coppia
  • Problemi relazionali
  • Stress da lavoro correlato
CONTATTAMI
prenota appuntamento