Sono depressa o sto solo cercando di dare un nome al mio dolore?
Ciao a tutti. Sono una ragazza di 19 anni, studio all'università, ho una vita normalissima e tranquilla, ma sento ogni giorno della mia vita una profondissima tristezza che mi immobilizza. È da tantissimi anni che mi sento così, sempre triste, non sono mai riuscita a crearmi un gruppo di amici, non mi sono mai appassionata davvero a qualcosa; da quando è iniziata l'università la situazione è peggiorata. Andando ad abitare in un'altra città e da sola, ho spinto via la manciata di amici che avevo, tra cui la mia migliore amica, ho iniziato a fare ogni giorno uso di "droghe" leggere, e ho iniziato a chiudermi in casa a letto senza uscire per giorni e senza sentire nessuno. Piango più volte al giorno, a volte senza neanche un motivo, e ho ricominciato a praticare autolesionismo dopo anni, non riesco a studiare né a frequentare le lezioni, ho dato un solo esame e ho ottenuto un voto mediocre (ma non mi aspettavo di più). Ho sempre saputo che ci fosse qualcosa che non andasse in me, ma non so come definirla: non so se sono depressa perché non so se questa tristezza infinita che provo sia considerabile depressione. Certe mattine mi sveglio e penso che vorrei migliorare, studiare, andare a lezione; vorrei delle amiche e sistemare i rapporti con i miei genitori, la cosa che vorrei di più è non essere sola, ma ricado sempre nelle mie brutte abitudini. A gennaio ho provato a suicidarmi ma mi sono fermata un attimo prima, quell'attimo che la mia coscienza sa che avrebbe potuto fare la differenza... ma in questo periodo il pensiero di morire è tornato più forte che mai, ogni giorno mi ritrovo a pensare a come, dove e quando farlo, ma alla fine non ho il coraggio di fare nulla. È da qualche mese che penso di iniziare un percorso psicologico correlato però ad un altro mio problema che mi preoccupa più di ciò che ho descritto (dal 2018 circa soffro di ""allucinazioni"" visive e uditive ogni giorno, ad ogni ora del giorno, vedo cose e soprattutto persone molto nitide) ma ho terribilmente paura di parlare con un esperto. Ho seriamente bisogno di qualcuno che mi dica cosa fare, e oggi ho trovato questo sito; spero che qualcuno che ne sa più di me possa consigliarmi e soprattutto, secondo voi è possibile trovare una figura che mi aiuti in tutto quello che ho descritto? Grazie di aver letto tutto. Ciao :)
Cara Sonia,
ti ringrazio sinceramente per aver condiviso questo tuo stato d'animo con così tanta sincerità e coraggio. A diciannove anni, trovarsi a fare i conti con un dolore o una tristezza profonda, specialmente quando sembra non esserci un motivo "esterno" evidente, può essere disorientante e farti sentire in colpa o inadeguata.
Prima di tutto, vorrei che sapessi che il tuo dolore è reale e merita ascolto, indipendentemente dall'etichetta che gli diamo. Nel mio approccio, non considero la tristezza o il blocco come un "difetto" da riparare o un problema puramente chimico, ma come un messaggio profondo che la tua anima e la tua psiche ti stanno inviando.
Spesso, i grandi cambiamenti della vita – come il passaggio all'università e l'ingresso nell'età adulta – portano con sé una crisi evolutiva. Non si tratta solo di "essere depressi" in senso clinico, ma può trattarsi di quello che in psicologia transpersonale chiamiamo un momento di transizione o di crisi spirituale ed esistenziale.
Vorrei che sapessi che non c'è nulla di sbagliato in te. La tristezza, l'isolamento e i comportamenti che hai descritto (come l'autolesionismo o l'uso di sostanze) non sono difetti o colpe, ma il modo in cui la tua psiche sta cercando di gestire un dolore molto antico e profondo.
Quando ti senti paralizzata o ricadi nelle vecchie abitudini, è come se una parte di te stesse cercando di proteggersi. Il desiderio di studiare, di avere amicizie e di riavvicinarti ai tuoi genitori è la prova che la tua "luce" e la tua voglia di vivere sono ancora lì, intatte, anche se in questo momento sono coperte dalla sofferenza.
Hai menzionato pensieri di morte e momenti in cui hai pensato di farla finita. Questi pensieri sono un segnale di sofferenza acuta e vanno presi molto sul serio. La priorità assoluta è la tua sicurezza e il tuo benessere immediato.
Per quanto riguarda le percezioni visive e uditive che sperimenti dal 2018, è del tutto normale avere paura di parlarne, ma ti assicuro che non devi affrontarlo da sola. A volte, la mente attraversa periodi di grande stress o cambiamenti neuro-biologici che richiedono il supporto di professionisti specializzati (psichiatri o psicoterapeuti clinici).
Nel mio approccio olistico, credo nell'integrazione. Non c'è una separazione netta tra mente, corpo e spirito, ma per poter fare un lavoro di crescita personale e transpersonale, abbiamo bisogno di un terreno stabile.
Per questo motivo, il percorso ideale si articola in due fasi:
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Supporto clinico e medico (Il primo passo): È fondamentale rivolgersi a un medico di base o a un centro di salute mentale (come il CPS o un consultorio giovani) per elaborare ciò che stai vivendo. Avere delle allucinazioni e pensieri suicidi richiede una valutazione clinica e, se necessario, il supporto di uno psichiatra e di uno psicoterapeuta specializzato. Questo non significa "etichettarti", ma darti gli strumenti fisici ed emotivi per stare meglio.
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Il percorso di Coaching Olistico e Psicologia Transpersonale: Una volta trovata la stabilità e la sicurezza, potremo lavorare insieme per dare un senso a questo dolore, riallacciare il contatto con il tuo corpo, superare il blocco universitario e lavorare sul tuo proposito di vita.
Ti mando un caloroso abbraccio di luce e sostegno.
Dott. Riccardo Focaccia.
Dott.Riccardo Focaccia
Psicologo - Ravenna
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