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Dott. Riccardo Focaccia

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La figlia della mia compagna non mi accetta

Salve, sono Giuseppina e ho da circa tre anni una relazione con una compagna separata e con figli, uno di 19 anni e una di 17. La mia compagna ha lasciato l’ex marito e sta con me, che sono una donna. Soprattutto la figlia non riesce ad accettarmi e io non so più cosa fare. Cerco di accontentarla in tutti i modi, ma non so più cosa fare. Sto gettando la spugna. Il padre si è riaccompagnato e va tutto bene.

Cara Giuseppina, gestire le dinamiche di una famiglia allargata richiede sempre una grande quantità di energia e pazienza, ma quando si intrecciano fattori come l'adolescenza dei figli e la rivelazione di una relazione omosessuale dopo la separazione, il carico emotivo può diventare davvero gravoso, portando alla tentazione di "gettare la spugna". Dalle tue parole emerge un profondo senso di frustrazione: il tuo tentativo di "accontentarla in tutti i modi" non sta portando i frutti sperati. Proviamo ad analizzare la situazione da una prospettiva psicologica e sistemico-relazionale per capire cosa potrebbe nascondersi dietro questo blocco e come orientarti. Per i figli, la separazione dei genitori rappresenta la rottura del loro schema di riferimento primario. Anche se sono grandi (17 e 19 anni), il processo di elaborazione di questo cambiamento richiede tempo e modalità personali. Spesso, il nuovo partner del genitore che ha preso la decisione di interrompere il matrimonio (in questo caso la tua compagna) viene inconsciamente identificato come il "motivo" o il simbolo della fine della famiglia d'origine. Questo accade indipendentemente dal sesso del nuovo partner.  Dici che il padre si è riaccompagnato e con lui "va tutto bene". Questo paradosso è molto comune: a volte i figli accettano più facilmente il partner del genitore "lasciato" perché avvertono meno il senso di colpa o il conflitto di lealtà nei suoi confronti, mentre canalizzano la rabbia e la resistenza verso il genitore che ha interrotto il legame e verso chi gli sta accanto. La transizione della madre verso una relazione con una donna aggiunge un ulteriore livello di complessità, in particolare per la figlia di 17 anni. A questa età, i ragazzi sono nel pieno della costruzione della propria identità e del proprio posizionamento sociale rispetto al gruppo dei pari. Trovarsi a ridefinire l'immagine della propria madre all'interno di una coppia omosessuale può generare confusione o timore del giudizio esterno, portando a una chiusura difensiva.  Spesso il rifiuto non è rivolto a te come persona, ma a ciò che la tua presenza rappresenta in questo momento nella sua mappa mentale e affettiva. I ragazzi, anche quando sono ostili, hanno bisogno di percepire negli adulti di riferimento stabilità e solidità, non una costante ricerca di approvazione. Per provare a scardinare questa situazione senza esaurire le tue energie, potrebbe essere utile modificare l'approccio relazionale:

 Smetti di cercare la sua approvazione a tutti i costi. Riduci i tentativi di andarle incontro se questi vengono sistematicamente rifiutati. Questo non significa diventare ostile, ma assumere una posizione di gentile neutralità. Sii presente, educata e disponibile se richiesto, ma senza forzare alcuna intimità o complicità. La responsabilità principale della gestione del conflitto e della definizione dei confini spetta alla tua compagna. È lei che deve legittimare la tua presenza in casa e contemporaneamente accogliere i vissuti di sofferenza o rabbia della figlia, senza pretendere che vi amiate subito, ma esigendo il rispetto reciproco. La coppia genitoriale e la coppia affettiva devono muoversi in modo coordinato.  L'obiettivo realistico a breve termine non deve essere l'affetto o l'accettazione entusiastica, ma la convivenza civile. Condividere gli spazi nel rispetto dei ruoli è il terreno base su cui, col tempo e senza pressioni, potrà eventualmente nascere un rapporto più spontaneo. Non permettere che il rifiuto di una diciassettenne mini la tua autostima o la qualità della tua relazione di coppia. Ricorda che il tempo dei ragazzi non è il tempo degli adulti; a volte hanno solo bisogno di testare la tenuta del nuovo sistema prima di potervisi affidare. Se sentite che questa situazione sta logorando la vostra relazione di coppia, potrebbe essere di grande aiuto fare qualche colloquio con un professionista delle relazioni familiari o della mediazione familiare, anche solo per aiutare la tua compagna a trovare la giusta modalità comunicativa con i figli in questa delicata fase di transizione. Arrivare a pensare di gettare la spugna mostra quanto tu ci tenga e quanto tu sia stanca. Quale aspetto di questa situazione ti fa soffrire di più in questo momento: il senso di ingiustizia per non essere vista per la tua gentilezza o il timore che questa tensione possa col tempo rovinare il rapporto con la tua compagna?

Un cordiale saluto.

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