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Dott. Riccardo Focaccia

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Essere sempre nel torto e non ricevere mai supporto

Buongiorno, da anni convivo con una situazione in cui qualsiasi cosa io faccia mi vengono addossate colpe e fatto sentire in torto anche quando sono dalla parte della ragione. In ambito lavorativo subisco aggressività, brutte maniere, insulti e brutte parole, ma nonostante tutto questo appena rispondo un attimo vengo fatto passare per quello sbagliato. Nella vita quotidiana se reagisco a individui maleducati o aggressivi vengo comunque criticato e anche sta volta fatto passare per quello sbagliato. Io non so più come comportarmi perché se sono gentile e comprensivo le persone se ne approfittano mentre se tiro fuori il carattere e reagisco (ci tengo a precisare senza l’uso della violenza) vengo fatto passare per il cattivo. Queste situazioni mi stanno bloccando nelle interazioni e non ho più voglia di conoscere persone o di affrontare la società perché tanto “sbaglio sempre io”

Buongiorno, la sensazione di trovarsi in un vicolo cieco, dove l'unica scelta sembra essere tra il subire passivamente o il reagire venendo poi colpevolizzati, descrive una dinamica di profonda solitudine e logorio emotivo, capace di bloccare qualsiasi slancio verso gli altri. Quando si sperimenta questa costante inversione di ruoli, in cui la vittima di un'aggressività viene fatta passare per il "carnefice" non appena prova a difendersi, ci si trova immersi in un vero e proprio circuito di invalidazione emotiva e relazionale.

In ambito clinico e sistemico, questo fenomeno è purtroppo molto comune. Quando una persona tollera a lungo dinamiche disfunzionali (come l'aggressività sul lavoro o la maleducazione quotidiana) mostrando gentilezza e comprensione, l'ambiente circostante si "abitua" a quella passività.Nel  momento in cui lei decide di tirare fuori il carattere e reagire, rompe improvvisamente il copione a cui gli altri erano comodi. Questa reazione, anche se legittima e priva di violenza, viene percepita dal sistema come un'anomalia fastidiosa. Chi agisce con prepotenza spesso non è abituato a ricevere confini netti. Di conseguenza, pur di non ammettere il proprio errore, sposta il focus della discussione dal motivo per cui lei sta reagendo al modo in cui lo sta facendo, utilizzandolo come pretesto per farla passare dalla parte del torto. Il pensiero "sbaglio sempre io" è il segnale che questa dinamica è stata interiorizzata. Quando lo stress relazionale diventa cronico, il cervello mette in atto una strategia di protezione primaria: l'evitamento. La perdita di voglia di frequentare la società o di conoscere nuove persone nasce dal tentativo legittimo di proteggersi dall'ennesima ingiustizia e dal senso di impotenza che ne deriva.

Uscire da questo schema richiede un lavoro mirato sulla comunicazione dei propri confini e sulla gestione dell'impatto emotivo delle critiche altrui. Spesso, quando si passa dalla tolleranza alla reazione, il rischio è che la frustrazione accumulata emerga tutta insieme, rendendo il tono della voce o la postura involontariamente sfidanti, offrendo così il "fianco" alle critiche degli altri. L'assertività consiste nel difendere i propri diritti senza aggredire e senza giustificarsi eccessivamente. Dire semplicemente: "Non tollero questo tono di voce, ne riparliamo quando i toni saranno adeguati", e sottrarsi fisicamente alla conversazione, toglie all'altro la materia prima per colpevolizzarla. Se lei sa di aver agito nel giusto e senza violenza, il fatto che gli altri la critichino appartiene ai loro limiti e alla loro incapacità di accettare un "no", non alla correttezza della sua azione. Non si può controllare il giudizio altrui, ma si può controllare quanto peso dargli. Quando queste situazioni si ripetono identiche in contesti diversi (lavoro, vita privata), un percorso psicologico o psicoterapeutico può rivelarsi prezioso. Non perché lei sia "sbagliato", ma per esplorare insieme a un professionista quali dinamiche comunicative inconsapevoli possano alimentare questo circuito e, soprattutto, per ricostruire quell'autostima e quella sicurezza interna che questo costante senso di colpa ha inevitabilmente minato. Merita di frequentare contesti in cui la sua gentilezza sia valorizzata e il suo diritto di porre confini sia rispettato, senza dover pagare il prezzo dell'isolamento.

Un cordiale saluto.

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