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Dott. Riccardo Focaccia

Psicologo

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Rapporto di coppia distrutto

Buongiorno, Sono una ragazza di 24 anni e sto con il mio fidanzato di 32 da un anno e mezzo. Sono veramente disperata perché non riesco più a interpretare questa relazione e onestamente ho un dubbio se continuare oppure no. Il mio fidanzato è un uomo molto sensibile e fragile e, prima di fidanzarsi con me, non ha mai avuto rapporti con le donne perché era bloccato da ansia da prestazione, insicurezza e bassa autostima. Per lo meno queste sono le cause che mostra. È da un anno che la nostra attività sessuale va avanti e ha grosse difficoltà e problemi. Lui, all’inizio, non mi aveva detto che era stato vergine e bloccato da ansia da prestazione per cui continuavo a stargli vicino e a sostenerlo. Poi mi ha raccontato la verità e la mia insoddisfazione è cresciuta sempre di più. Credo che mi ami davvero, che stia facendo il possibile per migliorare per me, per sentirsi all’altezza dell’intimità, ma spesso non lo vedo spontaneo e questo mi dispiace e mi delude. Capisco che ha bisogno di tempo, ma ormai è davvero tanto tempo che la nostra sessualità non va più bene. Soffre di nuovo e spesso di disfunzione erettile. Siccome non è più l’inizio in cui pensavo che sarebbe cambiato, non ho più la stessa attitudine a motivarlo. Sono profondamente delusa e stanca. Vorrei che fosse fluido, che dopo tanto tempo riuscisse un minimo a prendere le redini della sua sessualità in mano e invece niente. Spesso mi accusa di essere troppo esigente o di “voler fare solo quello” e che lui ama farlo con amore, non aggressivo e che se non mi sta bene mi dice “cerca un altro uomo” facendo menzione che ha una vita difficile e che, attualmente, il sesso è la cosa a cui meno pensa. Anche io ho una situazione particolarmente difficile e non riesco a capirlo. È da diversi mesi che mi sta assalendo più del solito il dubbio che possa essere omosessuale latente o per lo meno bisessuale con curiosità più per il maschile che il femminile. Solo con mie sollecitazioni ha iniziato a dare importanza alla vagina. Prima in intimità la reputava “un buco da riempire. Poi però mi dico: “se fosse gay non amerebbe guardare pornografia tra donne o avere una passione forte per i seni”. Un’amica mi ha consigliato di non escludere un’omosessualità non riconosciuta o repressa. Sono andata in ansia perché lui dice che non si sente etichettato dalle mie parole quando lo giudicavo in questo modo oppure quando gli faccio notare il mio disagio quando mi accorgo che ha più attenzioni maschili che femminili. Ho paura che nemmeno lui si voglia riconoscere così, nonostante dica che ama le donne e ne sia attratto da sempre. Ho la fobia che possa usarmi come scudo per nascondersi dal disagio di scoprirsi diverso da quello che lui o il suo ambiente siano abituati. Su Internet molti articoli sovrappongono i sintomi della più comune e semplice ansia da prestazione a quelli di un’omosessualità latente. Sono più confusa di prima. Lui non sembra essere toccato quando indirettamente lo sprono a essere se stesso. Dice che lui sa che “non è così” quindi su questo è tranquillo. Non so più cosa pensare. Cosa dovrei fare? Che devo pensare?

Buongiorno Mercedes.

Gestire una relazione in cui l'intimità è diventata un terreno di scontro, di silenzi e di dubbi così radicali è un carico emotivo immenso per una ragazza di 24 anni. È del tutto comprensibile che tu ti senta disperata e stanca di fare da "motivatrice" in una situazione che sembra non sbloccarsi mai. Dal punto di vista psicologico e relazionale, la tua situazione si snoda su due livelli distinti: le dinamiche reali della disfunzione sessuale e il cortocircuito del dubbio sull'orientamento che sta assorbendo tutte le tue energie. Proviamo a fare chiarezza con calma. Il tuo fidanzato ha alle spalle una storia di forti blocchi, bassa autostima e una verginità vissuta fino ai 30 anni. Questo background ci dice che il suo rapporto con la sessualità è da sempre mediato dalla paura del fallimento e dal giudizio.Quando un uomo soffre di disfunzione erettile cronica legata all'ansia, si innesca un circolo problematico, il sesso smette di essere un piacere e diventa un esame di maturità. Se l'esame fallisce, subentra la vergogna. Le frasi come "cerca un altro uomo" o il rifugiarsi nel fatto che "ha una vita difficile" sono tipici meccanismi di difesa (vittimismo e spinta all'abbandono preventivo) per non guardare in faccia il proprio senso di impotenza. La sua apparente mancanza di spontaneità deriva proprio da questo: non è libero di sentire, è troppo impegnato a monitorare la propria erezione per capire se "funziona" o meno. La tua amica e le tue ricerche su internet ti hanno portata a ipotizzare un'omosessualità repressa, e questo ha generato in te una vera e propria fobia. Ma la domanda più importante che devi farti da un punto di vista psicologico non è se lui sia gay o meno. La vera domanda è: perché questo dubbio ha preso così tanto spazio nella tua testa? Spesso, quando ci troviamo in una relazione insoddisfacente ma amiamo l'altra persona, la nostra mente cerca una "causa esterna assoluta" (come l'omosessualità latente) per darsi una spiegazione logica al fallimento.  Un'ansia da prestazione che dura da un anno e mezzo, associata a disfunzione erettile e blocchi trentennali, non si risolve da soli in casa. Se lui vuole davvero salvare questa relazione, deve prendersi la responsabilità della propria sessualità. Proponigli di consultare un andrologo (per escludere cause fisiche) e, soprattutto, un sessuologo clinico o un terapeuta. Se di fronte alla proposta di farsi aiutare da un professionista lui rifiuta, si barrica dietro alle scuse della "vita difficile" o continua ad accusarti di essere troppo esigente, allora avrai la tua risposta. Un uomo può avere tutte le fragilità del mondo, ma se non fa nulla per affrontarle concretamente, sta chiedendo a te di sacrificare la tua giovinezza e il tuo benessere per proteggere le sue paure. E questo, purtroppo, non è un compromesso accettabile.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

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