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Dott. Riccardo Focaccia

Psicologo

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Chi ha torto, chi ha ragione?

Buon pomeriggio, sono sposato da quasi 21 anni. Ho sempre amato mia moglie e, quando ero fuori città per lavoro, anche per mesi, non vedevo l'ora di tornare e riabbracciarla.
Per i primi 7 anni di matrimonio abbiamo viaggiato tanto e costruito un rapporto solido. Poi è arrivato il primo bimbo e, dopo 23 mesi, il secondo. Da quel momento lei è cambiata. La nostra intimità è crollata, svanita. Lei mi scansava ed evitava e quelle pochissime volte che lo facevamo era svogliata e frettolosa.
Non è mai stata una grande amante, non mi ha mai trasmesso quella passione infuocata che, sinceramente, con altre ho avuto, ma l'amavo e stavo bene e sorvolavo su alcune cose. Ma col tempo tutto questo si è affievolito.
Premetto che, con il lavoro che facevo prima di cambiare il mio status, avevo mille occasione per tradire e mai l'ho fatto, fino a quando, dopo l'ultimo trasferimento in Sardegna, è crollato il nostro rapporto di coppia. Mancavo 2-3 mesi a volte e stavo a casa 10 giorni; in quei 10 giorni lei non mi calcolava più di tanto, per lei era più importante "pulire casa" che fare sesso con me.
È vero che 2 figli ti cambiano la vita, ma si arriva anche a mettere in discussione il rapporto di coppia. Dopo più di un anno di sesso svogliato e col contagocce, ho avuto l'occasione e l'ho presa al balzo. Ho trovato una persona che mi dava passione, mi faceva sentire amato e desiderato, come da anni non mi sentivo più.
Per vari motivi, alla fine la cosa si è scoperta perché la tipa ha avuto modo di rintracciare mia moglie su FB e spifferarle tutto, in quanto, nonostante avesse famiglia, pretendeva da me qualcosa in più ed io le dissi no.
Potete immaginare: i mesi successivi sono stati un disastro, fatti di litigi accesi, urla, odio e quant'altro. Sono arrivato al punto di andare via, ma poi, coi figli piccoli di mezzo, abbiamo raggiunto una tregua.
Col tempo mi ha perdonato e ci siamo riappacificati e, sinceramente, il sesso andava pure alla grande. Poi, a 8 anni di distanza, a dicembre 2024, per un futile litigio è emerso tutto l'odio nei miei confronti, rivangando ogni cosa. La nostra intimità è crollata di nuovo e sempre in modo irreversibile.
Ogni mia azione è oggetto di discussione, ogni cosa che faccio o non faccio per lei è colpa mia, mi vorrebbe fuori di casa ma, se me ne vado, so che non le converrebbe, visto che in casa io pulisco, cucino, lavo, ecc. ecc. Le mancherebbe il "servo" che finora le ha fatto comodo.
Mi ha detto che sono un uomo di merda, riferendosi a 8 anni fa, che ho sempre ignorato le sue esigenze e che per me non ha più attrazione e devo scontare i miei peccati.
Da dicembre ad oggi, 31 maggio, non vuole il contatto; se l'abbraccio non ricambia, di baciarla nemmeno per sogno. Però da me vuole una mano in casa, anzi, esige sempre la pulizia di casa in mezzo.
Spesso le ripetevo di godersi la vita, perché la casa sta lì ma la vita passa avanti. Quante volte eravamo soli, i bimbi dai nonni, ed io volevo fare l'amore con lei, ma nulla! Doveva pulire. Oppure diceva che io pensavo sempre a quello.
Se capitava di averlo fatto e la sera successiva volevo rifarlo, diceva che era troppo.
A questo punto posso pensare a me stesso? Lei ha dei problemi che non riesce a risolvere, nonostante vada da una psicologa (dopo la morte della madre), e perché devo patirne io?
Sono arrivato a 50 anni e mi ritrovo bloccato da questa situazione. Ogni giorno penso di andarmene di casa. Farò il genitore, ma non più il marito.
Grazie per l'attenzione, cordiali saluti.

Buon pomeriggio Angelo.

La domanda con cui apre il suo sfogo – “Chi ha torto, chi ha ragione?” – è il classico vicolo cieco in cui si infilano le coppie quando un legame si trasforma in un tribunale. In una crisi matrimoniale che si trascina da vent'anni, la logica del giudice che stabilisce un colpevole non serve a guarire, ma solo a continuare la guerra. Se guardiamo la vostra storia con lucidità clinica ed empatia, non troviamo un "torto" o una "ragione" assoluti, ma due persone profondamente ferite che hanno risposto alla sofferenza con strategie di difesa opposte, finendo per distruggersi a vicenda.

Lei descrive sua moglie come una persona che, specialmente dopo la nascita dei due figli e la morte della madre, ha sviluppato un'ossessione per la pulizia, l'ordine e il dovere, a discapito del piacere e dell'intimità. Per molte persone che soffrono di ansia latente o che faticano a gestire l'imprevedibilità della vita (e la crescita di due figli con un marito spesso fuori città per mesi lo è), l'ordine della casa diventa l'unico perimetro di controllo totale. Se la casa è pulita, la mente si sente temporaneamente al sicuro. L'atto sessuale richiede l'esatto contrario del controllo: richiede abbandono, vulnerabilità, sintonizzazione emotiva e il coraggio di "lasciarsi andare". Per sua moglie, l'insistenza verso l'intimità veniva percepita come un'ulteriore richiesta, un dovere a cui adempiere che le procurava disagio, anziché un momento di scarico. Da qui la sua risposta difensiva: "Pensi sempre a quello".

Dal suo punto di vista, lei ha vissuto anni di profonda solitudine affettiva e sessuale. Tornare a casa dopo mesi di lavoro e trovare una barriera invalicabile fatta di stracci e scadenze domestiche è un'esperienza profondamente rifiutante. Lei si è sentito invisibile, non desiderato come uomo, ma solo utilizzato come ingranaggio della routine familiare. Il tradimento di 8 anni fa è stato la conseguenza di questa saturazione: la ricerca disperata di qualcuno che le restituisse la sensazione di esistere, di essere desiderato e di provare passione. Il vero problema attuale nasce qui. Otto anni fa sua moglie ha accettato una "tregua" per il bene dei figli, ma il tradimento non è mai stato realmente elaborato. È stato semplicemente sepolto sotto il tappeto del dovere quotidiano. Il miglioramento del sesso in quel periodo non era necessariamente una riappacificazione profonda, ma spesso è quello che in terapia chiamiamo isteria da attaccamento o competizi derio. Ma a dicembre 2024, un futile litigio ha fatto crollare questa diga fragile. Il fatto che lei le rinfacci il tradimento dopo 8 anni, definendolo "un uomo di merda" e pretendendo che lei "sconti i suoi peccati", dimostra che il perdono non è mai avvenuto. Sua moglie ha accumulato un profondo risentimento, e oggi sta usando il passato come un'arma di punizione e di ricatto morale. La dinamica si è invertita: lei oggi si sente ridotto a un "servo" che deve pulire e cucinare per espiare una colpa infinita.

Sua moglie ha torto nel momento in cui trasforma il matrimonio in una prigione punitiva, pretendendo un servitore in casa ma rifiutando ogni forma di affetto, contatto e rispetto verbale. Non si può usare un errore di 8 anni fa come una cambiale in bianco per umiliare il partner a vita.Lei ha torto se pensa che il tradimento sia stata solo una "risposta" ai problemi di lei. Il tradimento ha ferito a morte la fiducia. Inoltre, rinfacciarle oggi che "ha dei problemi che non risolve dalla psicologa" è un modo per deresponsabilizzarsi dal dolore che quel trauma ha lasciato in lei. La verità è che entrambi avete ragione nel vostro dolore, ma avete totalmente torto nel modo in cui lo gestite.

Arrivato a 50 anni, lei si trova in una fase della vita in cui il bilancio esistenziale si fa pressante. Il tempo passa e la tolleranza verso una vita senza affetto si azzera. Pensare a se stessi a 50 anni, dopo aver investito oltre due decenni in una storia e aver cercato di ripararla, non è un atto di egoismo: è un atto di sopravvivenza emotiva. Non può costringere sua moglie a desiderarla o a perdonarla, ma può decidere di non abitare più in un luogo dove viene considerato un "uomo di merda" utile solo a pulire la casa.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

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